venerdì 24 dicembre 2021

BUONE FESTE

Confesso che la mia intenzione era di pubblicare sul blog anche durante le feste, ma è stato un anno intenso, soprattutto nei suoi ultimi mesi, e ho bisogno di staccare un po' la spina. Il riposo a cui mi dedicherò non sarà semplice pigrizia, mi dedicherò all'otium così com'era inteso dagli antichi Romani: leggerò e mediterò così da accrescere il mio spirito e le mie conoscenze. Ho intenzione di tornare dopo il 7 gennaio fresco come una rosa e con tante idee.

Ne approfitto per fare un piccolo bilancio del 2021. Al netto dei problemi creati dalla pandemia, per me è stato un anno assolutamente positivo sotto tutti i punti di vista. Ho dovuto combattere tanto, per questo l'ho definito un anno intenso, ma alla fine ho raggiunto obiettivi importanti e dato una svolta forse decisiva alla mia vita.
La lotta dura quando è vincente lascia tanto entusiasmo oltre alla stanchezza, quindi ho tanti progetti per il 2022, soprattutto inerenti il mio percorso artistico.

Vi lascio ricordandovi che in questo blog trovate tutto ciò che serve per capire se i miei romanzi possono piacervi, e quindi se acquistarli, e per leggere le poesie che ho pubblicato fino ad ora.

Vi auguro buone feste, che siate religiosi o meno, e un anno nuovo carico di felicità e buone letture.
Siate indipendenti e assetati di conoscenza.

Francesco Abate

giovedì 16 dicembre 2021

PUBBLICATA LA POESIA "SI MUORE ANCHE A NATALE"

 

Sono felice di annunciarvi che il sito Spillwords.com ha pubblicato la mia ultima poesia, Si Muore Anche a Natale.

Ammetto che il titolo suoni un po' guastafeste, visto che le feste sono un po' il placebo con cui ci illudiamo di scacciare i dolori che ci tormentano, ma la realtà è che questi periodi gioiosi finiscono e puntualmente il carico di affanni torna a caderci sulla schiena; non dimentichiamo poi che tanti in questi giorni non solo non riescono a scacciare i dolori, ma addirittura li vedono accresciuti dall'atmosfera gaia che li circonda.
I canti dei giorni di festa possono illuderci, ma la verità è che si muore anche a Natale.

Spero che la poesia vi piaccia. Come sempre aspetto i vostri commenti. Vi ricordo inoltre che nella pagina Le mie poesie trovate i link a tutte le poesie che ho pubblicato finora.

Buona lettura.

Francesco Abate

lunedì 6 dicembre 2021

FRANKENSTEIN DI MARY SHELLEY

 

Frankenstein, ovvero il moderno Prometeo è un romanzo pubblicato dalla scrittrice inglese Mary Shelley nel 1818. L'opera nacque inizialmente come racconto breve, poi su incoraggiamento di Percy Shelley, marito di Mary, fu trasformata in un romanzo.
Curiosa è la genesi del romanzo. I coniugi Shelley stavano trascorrendo l'estate del 1816 a Ginevra, in una casa vicina a quella del celebre lord Byron. Quell'estate fu particolarmente piovosa e Byron propose di passare il tempo scrivendo una storia dell'orrore ciascuno da leggere poi a tutti. Per gioco, giusto per passare il tempo, Mary Shelley creò un'opera destinata all'immortalità.

L'opera inizia con le lettere di Robert Walton, un esploratore in spedizione al polo nord per una ricerca scientifica, alla sorella Margareth; in queste racconta del suo viaggio e delle difficoltà che incontra. Un giorno Walton trova sui ghiacci un uomo in fin di vita e lo porta a bordo della propria nave. Il nuovo passeggero è il dottor Frankenstein che, riprese le forze, racconta la sua storia. La vicenda narrata dal dottore è così sconvolgente da spingere Walton a raccontarla per esteso alla sorella nelle sue lettere.
Il dottor Frankenstein racconta come lui fosse riuscito a creare un essere vivente, a donargli il soffio della vita; dopo averlo creato era però fuggito via, tanto l'essere era mostruoso. La fuga però non salva il dottore da un atroce destino, infatti il mostro, scacciato dalla gente e isolato da tutti a causa del suo aspetto, decide di seguire il proprio creatore e vendicarsi uccidendo le persone che ama. In un incontro faccia a faccia, il mostro chiede al dottor Frankenstein di creargli una compagna, così che possa essere felice e smettere di perseguitarlo, ma questi prima accetta e poi ci ripensa, troppo ripugnato dall'idea di liberare nel mondo un altro essere così abominevole e pericoloso. Vista non accontentata la sua richiesta, il mostro decide di vendicarsi nel più atroce dei modi.

I personaggi più importanti del romanzo sono Robert Walton, il dottor Frankenstein e il mostro da lui creato.
Walton è un esploratore tanto attaccato alla conoscenza da mettere in gioco la propria vita in una pericolosa spedizione al polo nord. 
Il dottor Frankenstein è come Walton uno scienziato, solo che arriva a spingersi oltre e prova a creare un essere umano, a donare la vita. Egli varca quindi un confine etico e da semplice scienziato diventa creatore, ergendosi allo stesso livello di un dio, ma riesce soltanto a dare la vita a un mucchio di pezzi umani raccolti al cimitero, creando un mostro. Rifiuta subito il frutto della sua audacia perversa, ma questi lo perseguita e gli fa pagare un prezzo molto caro: il dottore vede morire in modo orribile le persone che più ama. Consapevole di non potere in nessun modo né liberarsi del suo errore né lenire il dolore per le perdite subite, consacra la parte restante della propria vita alla vendetta, quindi si pone l'obiettivo di eliminare per sempre ciò che ha creato.
Il mostro è di certo il personaggio più importante del romanzo. La sua storia la conosciamo da lui stesso, che la racconta al proprio creatore. Nonostante commetta atroci delitti, non è in origine un'anima malvagia. Impara i valori sani dell'umanità e si mostra caritatevole quando, nascosto in un casolare, osserva una famiglia di esuli francesi. Pur essendo di animo buono, il suo aspetto atroce gli rende impossibile qualsiasi contatto umano, infatti non appena si manifesta viene scacciato a bastonate dalla gente. La solitudine e l'emarginazione lo portano a serbare rancore nei confronti del suo creatore, che gli ha dato quell'aspetto mostruoso e l'ha abbandonato a sé stesso. Decide perciò di perseguitarlo, ma anche in questo caso non è un'azione malvagia fine a sé stessa: il suo scopo è ricattarlo per avere da lui una compagna, una persona da amare che non lo scacci per via del suo aspetto. Quando il dottore non esegue il compito, non esita a vendicarsi uccidendogli la moglie. Nonostante l'odio per l'uomo che l'ha destinato a tanta sofferenza, alla fine lo ritroviamo a piangere sul suo corpo senza vita e a mostrarsi pentito del male fatto.

Frankenstein, sebbene sia stato scritto inizialmente al solo scopo di spaventare, è un romanzo molto ricco di contenuti.
Prima di tutto la lettura impone un'attenta riflessione su quelli che sono i limiti da imporre eventualmente alla scienza. Nella stesura del romanzo Mary Shelley fu ispirata dagli esperimenti del dott. Erasmus Darwin (nonno del più celebre Charles) e dalle ricerche sul galvanismo, la scienza quindi si stava ponendo il problema del se e del come fosse possibile dare la vita a un organismo. Nella sua opera la scrittrice ipotizza la riuscita di una tale impresa, scrive quindi di un uomo che dona la vita a un altro essere, e ne immagina le conseguenze. Il suo romanzo è un monito: la scienza spingendosi troppo oltre può produrre abomini. Lo scienziato cieco e ambizioso immaginato dall'autrice vuole creare un essere vivente superiore all'uomo, finisce invece per mettere sulla Terra un essere bruciato dentro dal dolore che diventa portatore di morte.
Oltre alle riflessioni sulla scienza e i suoi limiti, il romanzo fa riflettere anche sui pregiudizi e sulle radici del male. Il mostro è come un bambino, impara osservando ciò che ha intorno, così guardando di nascosto una famiglia amorevole si riempie di buoni sentimenti. Diventato una creatura buona, si scontra però col pregiudizio, infatti a causa del suo terribile aspetto viene respinto in malo modo da chiunque. A questo punto il suo animo si deteriora, conosce la rabbia e il desiderio di vendetta, arriva a sporcarsi le mani di sangue nonostante soffra per questo. La lettura di quest'opera ci ricorda che il male non è figlio di una predestinazione, spesso le azioni malvage nascono da torti subiti o da una condizione di emarginazione. Mary Shelley inoltre ci dice una cosa che forse oggi sappiamo meglio di allora: l'immagine esteriore pesa molto più dell'anima nei giudizi.
Importante è anche l'ambientazione che viene data al romanzo. La natura descritta è maestosa, spaventosa, qualcosa di gigantesco e in grado di schiacciare l'uomo in qualsiasi momento. Questa scelta rende l'opera un perfetto esempio di romanzo gotico.

Frankenstein è una piacevole lettura che regala anche importanti spunti di riflessione. Si tratta di un romanzo che si legge facilmente, che riesce a mantenere sempre vivo l'interesse del lettore e a immergerlo in un mondo cupo fatto di paura e sensi di colpa. 
Oltre a essere un capolavoro della letteratura dell'orrore, il libro ha anche il pregio di presentare un cattivo con cui si entra in empatia; non c'è una vera entità malvagia, ma solo un povero emarginato che viene imbestialito da una società crudele e superficiale. La creatura del dottor Frankenstein è il mostro della letteratura classica più vicino ai canoni del cattivo moderno, per questo la sua storia non smette di affascinarci.
Impressionante è anche la visione della natura che troviamo in queste pagine: non la madre benevola e dispensatrice di meraviglie, ma una gigantessa potente e capace di annientarci come tante piccole formiche. Le lunghe descrizioni dei paesaggi di montagna in cui si muove il dottor Frankenstein servono a ricordarci quanto siamo piccoli. Oggi più che mai dovremmo ricordare questa lezione, così forse capiremmo davvero l'impatto che i cambiamenti climatici avranno sulle nostre vite.
Credo sia importante leggere questo romanzo perché ci permette di capire che anche una storia dell'orrore, magari pensata puramente per gioco, può avere il suo valore e fuggire dalle paludi della banalità. Forse gli scrittori e gli sceneggiatori di prodotti horror attuali dovrebbero leggere Mary Shelley con più attenzione.

Francesco Abate

venerdì 26 novembre 2021

LIBERTA' DI YASSIN AL-HAJ SALEH

 

Libertà: casa, prigione, esilio, il mondo è un saggio dell'autore siriano Yassin al-Haj Saleh, pubblicato per la prima volta nel 2016 sulla rivista siriana online "al-Jumhuriyya" e portato in Italia nel 2021 dalla casa editrice Terra Somnia Editore con la traduzione di Monica Ruocco.
L'autore di questo saggio, definito "la coscienza della Siria", ha patito in prima persona le pene del carcere e dell'esilio. Fu arrestato nel 1980, a soli 19 anni, insieme ad altri sostenitori dell'ala democratica del Partito comunista, perché in opposizione al regime che opprimeva la Siria. Rilasciato sedici anni dopo, all'inizio della rivoluzione siriana, nel 2011, è fuggito dal proprio paese e da allora può scrivere liberamente.

Il saggio è una profonda riflessione su temi che stanno molto a cuore all'autore, e su cui ha potuto riflettere tanto nei lunghi anni di prigionia prima e di esilio poi.
La libertà di cui parla non è semplicemente fare quello che si vuole, ma è movimento, è la possibilità di spostarsi, o anche di evolversi e cambiare sé stessi. Si è davvero liberi quando si può andare in qualsiasi luogo si voglia, ma è condizione necessaria per esserlo che si possa poi tornare a casa a proprio piacimento, perché la ricerca di un luogo nuovo non esclude automaticamente il bisogno di tornare in uno familiare. La libertà non è però soltanto potersi muovere nello spazio, ma anche poter viaggiare dentro sé stessi; l'uomo libero può sviluppare la propria coscienza e cambiarla, può abbandonare la propria cultura e abbracciare nuovi principi, può cambiare fede e tutto il resto. La libertà intesa dall'autore è possibilità di mutarsi, di evolversi, di trasformarsi in qualcosa di diverso da ciò che si è in origine.
Se la libertà è movimento, facilmente possiamo intuire che tutto ciò che viene imposto come immobile è una limitazione alla stessa. I regimi che impongono le tradizioni religiose attentano alla libertà, così come quelli che combattono per la strenua difesa della propria cultura. In un mondo libero la cultura è in continua trasformazione, così come la fede, perché la libertà genera scambi di idee che portano inevitabilmente alla contaminazione. Il mondo che tanti promuovono, quello degli Stati chiusi in sé stessi, barricati come gelosi custodi delle proprie tradizioni e delle proprie credenze, è in assoluta contrapposizione alla libertà.

Libertà: casa, prigione, esilio, il mondo è stata una piacevole scoperta. Non conoscevo l'autore e non avevo mai letto niente di lui, ma in questo saggio ha il merito di esprimere in poche parole e con straordinaria semplicità concetti profondi e molto delicati che sono alla base delle nostre esistenze.
Le idee di Yassin al-Haj Saleh sono il miglior antidoto alla tendenza sempre più marcata tra la gente a stagnare nei propri preconcetti, a combattere ogni mutamento e a difendere strenuamente uno status quo che dà sicurezza ed è visto erroneamente come una casa.
Oggi facciamo un gran parlare di libertà, ma superficialmente intendiamo la semplice possibilità di fare o dire quel che ci pare. La voce di un uomo che ne è stato privato per anni ci urla che è qualcosa di diverso, più profondo: è la possibilità di modellare la nostra essenza. 
Capire bene questo concetto può servire anche a liberarci da un pericoloso equivoco che stiamo vivendo in questi anni: essere liberi non significa rifiutare qualsiasi regola sgradita in nome del nostro sentire, la libertà di affrancarsi dalle regole è infatti la possibilità di liberarsi dalle consuetudini culturali, di vivere in modo diverso, ma non implica in alcun modo il diritto a fregarsene del prossimo e causare una strage in nome di qualche superstizione o di notizie false.
Consiglio a tutti di leggere questo saggio e riprendere a meditare seriamente su una parola, libertà, di cui ormai abusiamo.

Francesco Abate


martedì 16 novembre 2021

GIUDA DI AMOS OZ

 

Giuda è un romanzo dello scrittore israeliano Amos Oz pubblicato nel 2014.

Il romanzo racconta la storia del giovane studente universitario Shemuel Asch e si svolge a Gerusalemme tra la fine del 1959 e l'inizio del 1960.
Shemuel vive una crisi interiore dopo essere stato lasciato dalla fidanzata, così decide di abbandonare gli studi universitari e la casa dei genitori. Trova lavoro come assistente del signor Wald, un uomo anziano e invalido, in cambio di vitto e alloggio oltre che di un piccolo stipendio. Durante la permanenza a casa del signor Wald, Shemuel si innamora della nuora, la vedova Atalia, e sviluppa la sua tesi di laurea su "Gesù visto dagli ebrei", concentrandosi principalmente sulla figura di Giuda Iscariota
Shemuel si lega sempre di più ad Atalia, ma questa lascia pochissimo spazio alla nascita di un rapporto tra loro.

Giuda con una trama semplice riesce a sviluppare tematiche potenti. Oz attraverso Shemuel ci mostra lo smarrimento dei giovani israeliani dopo il crollo del sogno socialista. Shemuel è infatti membro di un gruppo di giovani socialisti e la sua crisi ha inizio quando questo si scinde a causa di divisioni interne. La consapevolezza del fallimento del suo sogno politico lascia Shemuel senza una direzione da seguire, lo svuota, lo spinge ad abbandonare tutto senza però indicargli il punto da cui ripartire. A casa di Wald e Atalia, Shemuel vive una sorta di letargo, una temporanea fuga dal mondo che però non lo porta da nessuna parte.
Il romanzo non è solo uno sguardo sul disorientamento dei giovani socialisti, ma attraverso le riflessioni del protagonista diventa una profonda analisi della storia e del tradimento. Shemuel continua a dedicarsi alla sua tesi di laurea e finisce per concentrarsi sulla figura di Giuda, che nella sua visione viene completamente ribaltata: da traditore di Cristo diventa il primo e più fervente cristiano. Secondo Shemuel infatti Giuda non tradì Gesù per trenta denari, essendo infatti l'unico possidente tra gli apostoli non ne aveva bisogno, ma lo consegnò perché sicuro che sarebbe passato indenne dalla crocifissione, lo spinse quindi verso quello che immaginava sarebbe stato il suo più grande miracolo. Questa visione di Shemuel cambia radicalmente non solo la storia del Cristianesimo e dell'Ebraismo, ma smonta il modello su cui i cristiani hanno costruito l'antisemitismo, la sagoma su cui nei secoli sono stati tessuti gli stereotipi sugli ebrei.
La riflessione sul tradimento porta Shemuel, e quindi Oz, anche a importanti riflessioni politiche sullo Stato di Israele. Il protagonista rievoca spesso il pensiero di Abrabanel, padre di Atalia ormai defunto, che un tempo era stato membro della principale associazione sionista israeliana. A differenza del pensiero aggressivo della maggior parte dei sionisti, su tutti Ben Gurion, che auspicarono e scatenarono la guerra contro gli arabi per il possesso della Terra Santa, Abrabanel in vita si è battuto per la convivenza pacifica, considerandola l'unica strada per garantire un futuro prospero al paese ed evitare uno stato di guerra permanente. Il pensiero di Abrabanel è avallato da Oz attraverso il dramma di Micah, figlio di Wald e marito di Atalia, morto giovanissimo e in maniera atroce durante la guerra tra israeliani e arabi; il lutto ha devastato le persone che vivono a casa di Wald, si respira in ogni angolo e in ogni stanza, quindi a distanza di anni si continua a pagare lo spirito bellicoso degli israeliani.
Lo studio di Giuda e i ricordi su Abrabanel portano Shemuel a comprendere che spesso sono quelli che vedono la realtà prima di altri a essere chiamati traditori. Giuda era davvero convinto che Gesù fosse il Messia, ma il suo gesto non è stato capito e i cristiani lo giudicano ancora oggi un traditore; Abrabanel aveva capito che la politica aggressiva dei sionisti contro gli arabi avrebbe portato a una guerra permanente, e anche lui ha pagato l'intuizione con l'etichetta di traditore.

Il romanzo ruota interamente intorno al personaggio di Shemuel, ma anche Atalia, Wald, Giuda e Abrabanel hanno grande importanza.
Shemuel è un giovane studente universitario. Quando il suo gruppo politico si divide, e quando la sua fidanzata lo lascia per tornare con il suo ex, vede crollare tutte le sue certezze. Come un navigatore che ha perso la rotta, Shemuel si trova in balìa degli eventi, smarrisce ogni interesse e si tuffa in un lavoretto da poco solo per potersi allontanare dalla vecchia vita. Di fatto si prende una pausa da tutto, entra in una dimensione parallela fuori dal tempo e dallo spazio. Si trascura molto nell'aspetto e nelle abitudini, passa molte ore perso nelle sue riflessioni, che lo portano a capire cose importanti, come la verità che spesso si cela dietro l'etichetta del traditore, ma non riescono a dargli la svolta che gli servirebbe. Si innamora di Atalia, ma con lei non riesce mai a stabilire un vero legame sentimentale.
Atalia è la nuora di Wald, vedova del giovane Micah. Donna molto bella, su di lei il lutto ha avuto un effetto devastante, infatti vive senza riuscire a instaurare un vero legame amoroso. Si affeziona a Shemuel, mostrando di non essere arida e di provare ancora sentimenti, ma non appena il legame sembra prendere vigore lo allontana per sempre. Vive come se scacciasse volutamente ogni nuovo amore, o comunque ogni sentimento intenso, nell'intenzione inconscia di restare per sempre legata al povero marito.
Wald è il suocero di Atalia, l'uomo di cui Shemuel deve prendersi cura. Vive un'esistenza isolata, vuota e ripetitiva, costantemente immerso nel rimpianto per la perdita del figlio Micah. Passa le giornate leggendo, ascoltando la radio e talvolta parlando con qualche vecchio amico, ma di fatto non conclude mai niente, come se la sua vita avesse perso ogni significato dopo la morte del figlio.
Giuda e Abrabanel vivono nei pensieri di Shemuel, ma acquisiscono comunque le fattezze di personaggi attivi. Il primo, Giuda Iscariota, è giudicato dai cristiani il traditore supremo, colui che vendette il Figlio di Dio per trenta denari, ma nella visione di Shemuel troviamo invece un uomo profondamente devoto a Gesù, l'unico che davvero crede nella sua divinità e che fino all'ultimo spera di vederlo scendere dalla croce, rimanendo però deluso. Una volta morto Gesù, sparisce in Giuda l'illusione di aver conosciuto il Messia e si fa strada la consapevolezza di aver mandato a morire un povero innocente, per questo si uccide. 
Abrabanel ha invece il merito di vedere lo stato di guerra perenne in cui precipiteranno arabi e israeliani assecondando le passioni bellicose dei sionisti, propone quindi una coesistenza pacifica tra le due popolazioni ma per questo, oltre che per le sue amicizie con uomini arabi, viene bollato come traditore. Molto interessante è inoltre la sua visione sul concetto di Stato, ritiene infatti lo stato-nazione arroccato nei suoi confini come un concetto superato. 

L'idea sul concetto di Stato espressa da Abrabanel mi ha molto colpito, mi ha mostrato infatti come Oz avesse ben chiara la realtà socio-politica contemporanea e confesso che mi trova assolutamente d'accordo.
La storia del mondo è storia di migrazioni. Con le nuove tecnologie il mondo è diventato molto più piccolo, accentuando tutti i fenomeni migratori, dal cambio di nazione dell'uomo d'affari in cerca di condizioni fiscali agevoli alla traversata del disperato. In un contesto del genere, ragionare arroccandosi dentro le idee di Stato e di confine è un'azione miope che può portare solo a gravi disparità e sviluppare tensioni sociali. Dobbiamo capire che i confini esistono solo sulle cartine e nelle nostre teste, il mondo è un blocco unico che non si può scomporre, quindi è tempo di riportare l'uomo al centro della politica, dove per troppo tempo sono stati concetti artificiali come Nazione e Stato. Micah è un uomo che muore per la Nazione: fa una morte atroce, lascia la sua famiglia psicologicamente distrutta, e tutto solo per assecondare una smania di dominio che darà inizio a una guerra eterna. Abrabanel nel romanzo ha in mente un'altra via, una strada che avrebbe evitato la morte di migliaia di Micah e la devastazione morale di milioni di famiglie.

Giuda è un romanzo stupendo che colloca Amos Oz nell'Olimpo dei più grandi scrittori dell'era moderna. Avevo già apprezzato l'autore per Una Pace Perfetta, ora dopo aver letto questo romanzo lo considero come uno dei miei preferiti.
Con una storia semplice, scritta in modo lineare e senza troppi fronzoli, l'autore ci mostra lo smarrimento dell'uomo di fronte al crollo delle sue certezze, poi ci aiuta a rivedere il concetto di tradimento e ci accompagna in un'analisi politica ancora oggi molto attuale.
In questo libro Oz ci mostra un campionario di persone travolte dalla vita, sconfitte e senza più voglia di combattere, gente che vede il mondo andare in una direzione senza capire quale sia. 
Lo sfondo delle vicende è molto significativo, una Gerusalemme che di giorno sembra una città come le altre, poi di notte si trasforma in una zona di guerra, presidiata dai soldati e scossa di continuo da spari ed esplosioni. Il mondo che Oz ci mostra è tranquillo in apparenza, ma basta spingere lo sguardo un po' più lontano per scorgere una realtà spaventosa e disperata.
Tutta questa densità di contenuti è racchiusa in un libro che non diventa mai pesante, nemmeno durante le lunghe riflessioni politiche o religiose di Shemuel. Per questo motivo ne consiglio caldamente la lettura.

Francesco Abate

domenica 7 novembre 2021

NUOVA RECENSIONE PER I PROTETTORI DI LIBRI

 

Sono felice di annunciarvi che il mio ultimo romanzo, I Protettori di Libri, è stato recensito da Segio Sito su "Il grande gruppo degli scrittori e dei lettori".

Vi invito a leggere questa recensione e, se non l'avete ancora fatto, a leggere il romanzo.

Grazie e buona lettura.

Francesco Abate

giovedì 4 novembre 2021

SARAI LA RIVOLUZIONE PUBBLICATA SUL BLOG "FRA I MIEI LIBRI"

Ho il piacere di annunciarvi che la mia ultima poesia, Sarai la rivoluzione, è stata pubblicata sul blog Fra i miei libri della scrittrice Francesca A. Vanni, la quale ha avuto la bella idea di associarla a una magnifica canzone simbolo degli anni Novanta.

Vi invito a fare un salto nel blog Fra i miei libri, sia per leggere la mia poesia che per dare un'occhiata agli altri post. Vi assicuro che troverete tanti buoni consigli di lettura e altre poesie interessanti.

Buona lettura.

Francesco Abate