domenica 18 ottobre 2026

DUE PAROLE SULLE PROTESTE DI QUESTI GIORNI

 

In genere non mi occupo di politica su questo blog, ma ci sono momenti in cui la politica e la cultura coincidono, perché si sviluppano nella società dinamiche da affrontare per forza se si vuole comprendere il periodo storico in cui si vive. 
Nei momenti di cui parlo sopra è anche impossibile non schierarsi, perché la neutralità finisce per favorire una delle due parti in gioco (in questo caso quella che detiene il potere), ed è quindi di per sé stesso già uno schierarsi. Non resta perciò che leggere il momento e analizzarlo con obiettività.
In questi giorni l'Europa è in fiamme. Proteste si stanno svolgendo in Italia, in Francia, in Germania, in Spagna, in Portogallo e in Albania, inoltre grandi movimenti popolari si sono scatenati nella lontana India. A manifestare sono categorie sociali diverse (studenti, docenti, agricoltori, autotrasportatori, portuali, solo per citare gli italiani), in paesi diversi e spesso con motivazioni diverse. Tutti questi movimenti di protesta, così diversi tra loro e per certi versi così privi di una vera organizzazione, non si sono di certo scatenati per caso. In piazza ci sono, con tutte le loro diversità, persone che sentono di non avere più potere decisionale all'interno delle istituzioni democratiche, quindi le tante ragioni diverse hanno un'origine comune: lo scollamento sempre più marcato tra chi governa e chi viene governato.
Ad ogni tornata elettorale i cittadini eleggono i propri rappresentanti, ma questi ultimi si comportano sempre di più come dei capi, questo perché, una volta agguantato il potere, si pongono come fine principale la conservazione e il consolidamento dello stesso, quindi lavorano per soddisfare quelle categorie che nella società contemporanea esercitano l'influenza maggiore, i ricchi. Chi dispone di grandi quantità di denaro può infatti manipolare le opinioni attraverso il controllo dei media, può alterare l'andamento della vita di una nazione con la manipolazione dei mercati, può comprare pezzi delle istituzioni grazie alla corruzione. In questo quadro, dove chi detiene il potere si vende a chi tiene il denaro, le classi con meno forza economica hanno sempre meno rilevanza politica, quindi tutte le decisioni assunte dai governi non guardano alle loro esigenze.
Alla luce di quanto detto sopra, considerando che non può esistere democrazia dove la maggior parte dei cittadini deve sottostare ai capricci di una minoranza abbiente, mi sembra ovvio schierarsi dalla parte dei manifestanti (almeno per me lo è).
Chi ci governa, chi detiene il potere, sta già lavorando per delegittimare la protesta, risaltando attraverso i mass media gli episodi di violenza, nel tentativo di coprire col sangue tutta la riflessione che ho fatto sopra. La violenza non è mai giustificabile, e ovviamente i violenti vanno condannati, ma anche sugli scontri cui abbiamo assistito bisogna fare delle considerazioni. Questi hanno essenzialmente due cause:
1) il "metodo Cossiga", ormai ben collaudato nelle pseudo-democrazie occidentali, che consiste nell'introdurre tra i manifestanti degli agenti di polizia sotto copertura con la missione di avviare scontri con gli agenti in assetto antisommossa, così da giustificare la dura repressione e la delegittimazione della protesta;
2) i manifestanti violenti (che, comunque, di certo ci sono) non spuntano dal terreno come i funghi nel bosco, e nemmeno sono plasmati dalla mano malefica di uno stregone comunista, semplicemente sono figli della cultura della violenza in cui tutti viviamo immersi, che rende facilmente giustificabile le azioni violente, le quali nei contesti delle manifestazioni trovano nella rabbia sociale la propria ragione d'esistere.
Per concludere questa analisi, non si può non sottolineare l'ennesima conferma della totale assenza nell'arco parlamentare di una forza politica vicina alle istanze delle classi deboli. Il Governo di fronte alle proteste agisce con la repressione, impegnato a difendere il proprio potere da una pericolosa perturbazione; l'opposizione, dal canto suo, si limita a guardare tutto da una distanza di sicurezza, non condanna le proteste nel timore di perdere altri elettori tra le fasce più deboli, ma nemmeno scende nelle piazze coi manifestanti per paura di inimicarsi quelle classi abbienti del cui sostegno non vogliono fare a meno.

Francesco Abate

domenica 4 ottobre 2026

ALBA

 ALBA

Abbandona l'abbraccio della rugiada
e apriti alla nuova luce che arriva,
i nuovi suoni che invadono l'aria
sono il saluto che ti arriva dal mondo.
Spalanca le porte al calore che sale,
ruba i colori che volano intorno
e colora il fiume che hai dentro,
disseta le verità protette dalle tue ossa.
Muovi i passi alla ricerca del nettare
che farà fiorire la tua anima acerba.
Spalanca le braccia e ruba il miracolo
che circonda la tua esistenza,
i nuovi colori che invadono il cielo
sono il tuo biglietto d'ingresso
allo stadio che ospita la gara del secolo
tra la vita e la morte dell'animo.
Gioca con coraggio la tua partita
e non sprecare occasioni.

Francesco Abate

P.S. - Pubblicata per la prima volta su Spillwords il 28 maggio 2017.

giovedì 1 ottobre 2026

PARLIAMO DI EUDEMONIA: ALETHEIA, LA VERITA'

 

"Sei una dea?" fu la domanda banale di Francesco.
"Sono la verità che si apre e si rivela. Molti mi evitano perché sono vestita di stracci, ma sotto la miseria apparente nascondo una grande bellezza. Mi hai cercata e ora sono qua."
Aletheia fa la sua comparsa alla fine della seconda parte di Eudemonìa. Compare in uno dei momenti più drammatici del viaggio di Francesco, quando la decisione drastica da lui presa sembra aver indirizzato la sua ricerca verso un esito nefasto.
Compare come una luce avvolta da stracci, che ne attutiscono l'intensità; quando i vestiti cadono, si rivela nella luce una bellezza diversa da quella sensuale, paragonabile a quella che circonda la madre quando è veduta dal figlio, "...quell'aura impalpabile generata da un amore eterno, sincero e incondizionato".
Il nome Aletheia deriva dalla parola greca che indica la Verità intesa come disvelamento, come scoperta di ciò che è nascosto.
Non è un caso che il viaggio di Francesco verso la Felicità passi per la scoperta della Verità, è infatti impossibile trovare la prima senza prima avere conosciuto la seconda. Per conoscere più nei dettagli questo pensiero, occorre che leggiate Eudemonìa.

Colgo l'occasione per ricordarvi che sabato 03 ottobre, a partire dalle ore 18, sarò presente al Campania Libri Festival per un incontro con l'autore presso lo stand della casa editrice Atile Editore.
Vi aspetto!

Francesco Abate

lunedì 28 settembre 2026

REQUIEM PER UNA GENERAZIONE

 REQUIEM PER UNA GENERAZIONE

Ho visto i ragazzi col domani davanti
arrendersi al mostro maligno
cedere il loro cuore e la loro testa
rinunciare alla propria libertà
vendersi per una pizza e una birra.
Chini sotto il peso del niente
nutriti da sogni di seconda mano
schiacciati dal peso di un computer
girano in tondo stanchi e persi
mentre la vita gli fugge lontano.
Scambiano la felicità per un sonno
scambiano un sogno per una foto
condividono senza dare niente
condividono senza prendere niente
scambiano il fare per il dire.
Ho visto i ragazzi col domani davanti
svendere la propria umanità
accettare la trasformazione maligna
e diventare pezzi di carne
fatti per nutrire una lupa ingorda.

Francesco Abate

P.S. - Poesia pubblicata per la prima volta su Spillwords.com il 9 aprile 2017.

domenica 27 settembre 2026

"IL CREPUSCOLO CELTICO" DI WILLIAM BUTLER YEATS

 

William Butler Yeats è famoso soprattutto per le sue poesie, ma per capire l'origine della lirica e dell'atmosfera dei suoi componimenti può essere utile dedicarsi alla lettura della raccolta di racconti Il crepuscolo celtico.
Pubblicato la prima volta nel 1893, poi ripubblicato nel 1902, Il crepuscolo celtico fa rivivere le figure tradizionali del folklore irlandese. Lo scopo dell'autore è quello di <<...creare un piccolo mondo dalle cose amabili, belle, essenziali di questo mondo imperfetto e informe, e offrire così una visione del volto dell'Irlanda>>.
L'opera fu composta nel periodo della rinascita della letteratura irlandese, Yeats con essa ha voluto recuperare le tradizioni popolari dell'isola. L'interesse di Yeats per le storie del folklore irlandese in quel periodo si manifestò anche con la raccolta di Fiabe irlandesi.
Lo stile in cui i racconti sono scritti anticipano le scelte liriche che l'autore farà nelle sue poesie più celebri, così come anche l'atmosfera, quella di un'Irlanda magica, è quella che spesso ricorrerà nella produzione poetica.

Francesco Abate 

mercoledì 16 settembre 2026

LA SPERANZA DEL SOLDATO INERME

LA SPERANZA DEL SOLDATO INERME

La guerra è già perduta da tempo
forse l'esercito vincerà
ma il soldato perderà sempre
e i vessilli di gloria eterna
affonderanno le fameliche radici
nel suo sangue ingenuo.
Il soldato è circondato dal nemico
non cade sulle ginocchia
per non dispiacere il suo ego
ma le future cerimonie
saranno solo in memoria di caduti
per una vittoria inutile.
Sono un soldato spacciato
e il mondo m'è nemico,
vedo morte ovunque guardo
e la speranza mi sfugge di mano.
Che senso ha calpestare un suolo
che vuole abbracciare il mio cadavere?
Volo via nell'aria,
sarò una rosa che adorna
i capelli di una giovane dea
che irradia il suo cielo
con la purezza dei suoi sogni;
o sarò una piuma nel vento
sbattuta senza sosta e meta
che cade inerme nella fogna
del futuro rubato e svenduto
di un cimitero in movimento.

Francesco Abate

P.S. - poesia pubblicata per la prima volta il 22 marzo 2017 su Spillwords.com.

venerdì 11 settembre 2026

"NERO COME IL MARE" DI CHARLOTTE MCCONAGHY

 

Nero come il mare è un romanzo scritto dall'autrice australiana Charlotte McConaghy.
Narra le vicende di Dominic Salt, custode del deposito di semi costruito nell'isola di Shearwater, e dei suoi tre figli, Raff, Fen e Orly, a cui si aggiunge la misteriosa Rowan, una donna salpata per l'isola in cerca del marito scomparso.
In questo romanzo uno dei protagonisti principali è l'ambiente in cui si svolge la storia. L'isola di Shearwater sta per essere sommersa dall'oceano a causa dell'innalzamento dei mari, questo rende il lavoro dei Salt molto più difficile e li obbliga ad assumersi una grande responsabilità: scegliere quali semi salvare dall'inabissamento del deposito e quali lasciar sparire per sempre. Shearwater con la sua natura selvaggia interagisce con i protagonisti, ad esempio consola Fen dalle ferite che porta nell'anima, e con la sua violenza non fa che ricordare agli uomini quanto siano piccoli rispetto alla natura.
L'isola di Shearwater non esiste, è ispirata alle isole Macquarie, un atollo subantartico situato tra la Tasmania e l'Antartide. Attraverso l'isola l'autrice ci mostra la violenza dell'uomo contro la natura, raccontando le stragi di pinguini e foche da pelliccia compiute nei secoli scorsi, ma anche la sua vulnerabilità contro i cambiamenti che sta causando all'ambiente.
Il problema del cambiamento climatico in questo romanzo è centrale. Sia la narrazione principale che i flashback dei protagonisti mostrano i danni materiali e morali causati dagli eventi metereologici estremi, perché un incendio o un'inondazione non sono solo soldi da spendere per la ricostruzione, sono soprattutto vite spezzate, paure scavate nell'anima, smarrimento e disperazione. I protagonisti mostrano i diversi modi di reagire degli uomini al cambiamento climatico in corso: l'antropocentrismo, cioè la scelta di salvare solo ciò che della natura è utile all'uomo; la resa o la negazione, quindi ignorare il problema o addirittura di acuirne la distruttività; l'amore per la natura, cioè salvare anche ciò che all'uomo non può servire, riconoscendo di fatto che il mondo non è il nostro.

Sebbene l'ambiente e la questione climatica abbiano un ruolo centrale in questo romanzo, in Nero come il mare c'è anche spazio per la riflessione sul dolore e sull'incapacità di gestirlo.
La famiglia Salt ha portato con sé su Shearwater un grosso carico di ferite nell'anima, e la vita sull'isola ne ha inflitte altre. Sebbene Dominic sia un padre affettuoso, è assolutamente incapace di aiutare i figli nella gestione del dolore, perfino dialogare con loro sul male che soffrono gli riesce impossibile, così si crea un distacco che non riesce a colmare. Raff e Fen vorrebbero aprirsi, manifestano segnali di disagio, ma nel padre trovano un muro e finiscono per ripiegarsi in sé stessi.
La comunicazione del dolore è il dramma dell'essere umano. Un tempo si piangeva in silenzio, non bisognava mostrarsi deboli, le ferite dell'anima venivano nascoste, finendo prima o poi per infettarsi e diventare un problema più serio. Oggi crediamo di essere più evoluti, ma nella maggior parte dei casi si vive semplicemente l'eccesso opposto, cioè il dolore (come un po' tutto ormai) deve essere pubblicato, spettacolarizzato, viene comunicato in modo distorto; chi ascolta, poi, quasi mai lo fa col cuore dell'amico che vuole comprendere, più spesso si pone come giudice o dottore, facendo ancora più male a chi già è ferito.

Il punto forte di Nero come il mare, come si può dedurre da quanto ho scritto sopra, è la ricchezza di temi sui quali impone una riflessione. Sebbene sia un thriller, la scrittrice non crea qualcosa di leggero e va al di là del puro intrattenimento.
Il suo punto debole è, come quasi tutti i romanzi pubblicati oggi, la sua eccessiva adesione alle regole narrative. La ricerca della tensione a tutti i costi rende in alcuni punti la lettura irritante, inoltre nella costruzione della trama ci sono alcune scelte "alla moda" che sono inutili nell'economia generale del romanzo e sono state fatte tanto per renderlo più moderno. Per fortuna sono solo piccole pecche che non rovinano il romanzo. 

Francesco Abate