Il mugnaio urlante è un romanzo pubblicato dallo scrittore finlandese Arto Paasilinna nel 1981.
L'opera racconta la storia di Gunnar Huttunen, che d'improvviso giunge in un villaggio sperduto del nord della Lapponia e va ad abitare in un mulino abbandonato, che riesce a rimettere in funzione. Sebbene si dimostri un grande lavoratore e agli abitanti del villaggio farebbe comodo riavere in attività il vecchio mulino, Gunnar viene giudicato pazzo e per questo prima isolato, poi spedito in manicomio, dal quale però riesce a fuggire per darsi alla macchia.
Sebbene sia scritto in modo leggero, a tratti addirittura divertente, il romanzo mostra l'ipocrisia della società, sempre pronta a definire "pazzo" chiunque esca dai rigidi binari del conformismo. Gunnar è una persona a modo, animata da buoni sentimenti e lavoratrice, tende però ad esternare senza filtri i propri stati d'animo: quando è preso dalla malinconia ulula alla Luna come un lupo, quando è felice invece imita gli animali. Questo lato particolare del suo carattere spinge gli abitanti del villaggio a bollarlo come pazzo, sebbene lui non faccia niente di troppo diverso da loro che si definiscono normali, infatti anche il dottor Ervinen (che firmerà la diagnosi di pazzia necessaria a farlo internare) nel raccontare le proprie battute di caccia si abbandona ad un'appassionata imitazione degli animali.
Il romanzo offre anche una fotografia della realtà dei manicomi. L'istituto dove viene portato Gunnar è un lager dove i malati mentali, o quelli che come lui sono giudicati tali solo perché fuori dagli schemi, vengono abbandonati a sé stessi, privati della dignità e del diritto di vivere, ridotti allo stato di animali in gabbia. Non c'è un vero percorso di cura, il manicomio è una discarica in cui gettare l'umanità difettosa, così da evitare fastidi alla cosiddetta gente per bene.
Francesco Abate






