venerdì 11 settembre 2026

"NERO COME IL MARE" DI CHARLOTTE MCCONAGHY

 

Nero come il mare è un romanzo scritto dall'autrice australiana Charlotte McConaghy.
Narra le vicende di Dominic Salt, custode del deposito di semi costruito nell'isola di Shearwater, e dei suoi tre figli, Raff, Fen e Orly, a cui si aggiunge la misteriosa Rowan, una donna salpata per l'isola in cerca del marito scomparso.
In questo romanzo uno dei protagonisti principali è l'ambiente in cui si svolge la storia. L'isola di Shearwater sta per essere sommersa dall'oceano a causa dell'innalzamento dei mari, questo rende il lavoro dei Salt molto più difficile e li obbliga ad assumersi una grande responsabilità: scegliere quali semi salvare dall'inabissamento del deposito e quali lasciar sparire per sempre. Shearwater con la sua natura selvaggia interagisce con i protagonisti, ad esempio consola Fen dalle ferite che porta nell'anima, e con la sua violenza non fa che ricordare agli uomini quanto siano piccoli rispetto alla natura.
L'isola di Shearwater non esiste, è ispirata alle isole Macquarie, un atollo subantartico situato tra la Tasmania e l'Antartide. Attraverso l'isola l'autrice ci mostra la violenza dell'uomo contro la natura, raccontando le stragi di pinguini e foche da pelliccia compiute nei secoli scorsi, ma anche la sua vulnerabilità contro i cambiamenti che sta causando all'ambiente.
Il problema del cambiamento climatico in questo romanzo è centrale. Sia la narrazione principale che i flashback dei protagonisti mostrano i danni materiali e morali causati dagli eventi metereologici estremi, perché un incendio o un'inondazione non sono solo soldi da spendere per la ricostruzione, sono soprattutto vite spezzate, paure scavate nell'anima, smarrimento e disperazione. I protagonisti mostrano i diversi modi di reagire degli uomini al cambiamento climatico in corso: l'antropocentrismo, cioè la scelta di salvare solo ciò che della natura è utile all'uomo; la resa o la negazione, quindi ignorare il problema o addirittura di acuirne la distruttività; l'amore per la natura, cioè salvare anche ciò che all'uomo non può servire, riconoscendo di fatto che il mondo non è il nostro.

Sebbene l'ambiente e la questione climatica abbiano un ruolo centrale in questo romanzo, in Nero come il mare c'è anche spazio per la riflessione sul dolore e sull'incapacità di gestirlo.
La famiglia Salt ha portato con sé su Shearwater un grosso carico di ferite nell'anima, e la vita sull'isola ne ha inflitte altre. Sebbene Dominic sia un padre affettuoso, è assolutamente incapace di aiutare i figli nella gestione del dolore, perfino dialogare con loro sul male che soffrono gli riesce impossibile, così si crea un distacco che non riesce a colmare. Raff e Fen vorrebbero aprirsi, manifestano segnali di disagio, ma nel padre trovano un muro e finiscono per ripiegarsi in sé stessi.
La comunicazione del dolore è il dramma dell'essere umano. Un tempo si piangeva in silenzio, non bisognava mostrarsi deboli, le ferite dell'anima venivano nascoste, finendo prima o poi per infettarsi e diventare un problema più serio. Oggi crediamo di essere più evoluti, ma nella maggior parte dei casi si vive semplicemente l'eccesso opposto, cioè il dolore (come un po' tutto ormai) deve essere pubblicato, spettacolarizzato, viene comunicato in modo distorto; chi ascolta, poi, quasi mai lo fa col cuore dell'amico che vuole comprendere, più spesso si pone come giudice o dottore, facendo ancora più male a chi già è ferito.

Il punto forte di Nero come il mare, come si può dedurre da quanto ho scritto sopra, è la ricchezza di temi sui quali impone una riflessione. Sebbene sia un thriller, la scrittrice non crea qualcosa di leggero e va al di là del puro intrattenimento.
Il suo punto debole è, come quasi tutti i romanzi pubblicati oggi, la sua eccessiva adesione alle regole narrative. La ricerca della tensione a tutti i costi rende in alcuni punti la lettura irritante, inoltre nella costruzione della trama ci sono alcune scelte "alla moda" che sono inutili nell'economia generale del romanzo e sono state fatte tanto per renderlo più moderno. Per fortuna sono solo piccole pecche che non rovinano il romanzo. 

Francesco Abate

giovedì 27 agosto 2026

BACIO NEGATO

 BACIO NEGATO

Una notte calda d'amore
l'aria profuma di rose
e la Luna sorride amica.
Chiudo gli occhi
vedo comunque bene
i fili di grano sulla tua testa
e il cielo che hai negli occhi
e la passione che ti colora la bocca.
Tendo a quella fonte
che mi darà la gioia
il sangue diventa frizzante
e il cuore fa capriole.
Il tempo si dilata
la distanza che ci separa
non sembrava così grande
ma il mio cammino
non finisce più.
Riapro gli occhi
e davanti ho l'inferno:
l'amore che scaldava l'aria
era soltanto il mio
e la Luna che m'incitava
era un neon bianco e freddo.
Tendo ancora le labbra
in cerca della mia acqua
ma non sento l'odore di grano
e non vedo il cielo che sei.
Ritrai il tuo corpo in fuga
e il tuo seno morbido
non mi dona il suo profumo,
le tue rosse labbra di rosa
hanno una forma strana
senti la forza che sono
ma la fuggi disgustata.
Fermo la mia corsa
è una gara che ho già perso,
rido fingendomi forte
ma il cuore
piange sangue in ginocchio.

Francesco Abate

P.S. - poesia pubblicata per la prima volta su Spillwords.com l'8 febbraio 2017.

martedì 25 agosto 2026

INVINCIBILE

INVINCIBILE

La pagina che viene
non la conosco
ma gioco a immaginare
i mondi fatati che mi darà.
Combatterò, amerò,
striscerò nel fango
o semplicemente
mi annoierò.
Sarò invincibile
almeno finché non comincerà
sarò un eroe
e volerò nel mio cielo privato.
Sembra stupido
e forse è il mio punto debole
ma sarò invincibile
finché la vita non dirà altro.

La guerra che m'aspetta
adesso è mistero
e giocare a scriverla daccapo
mi rende possibile cambiarla.
Piangerò, riderò,
scoccherò frecce di fuoco
o semplicemente
avrò un bacio.
Sarò invincibile
almeno fino alla prossima alba
sarò un eroe
la costellazione che indica il Nord.
Sembra stupido
ma forse è il mio punto forte
io sarò invincibile
finché la vita non dirà altro.

La pagina è girata adesso
il giardino che sognavo è un deserto
ma ho gambe forti e finché reggono
io corro.

Francesco Abate

P.S. - poesia pubblicata il 14 gennaio 2017 sul sito Spillwords.com.

domenica 23 agosto 2026

"CANDIDO (O L'OTTIMISMO)" DI VOLTAIRE

 

Candido è un romanzo pubblicato dal filosofo francese Voltaire nel 1759.
Questo romanzo è forse l'opera più rappresentativa del pensiero di Voltaire, un manifesto del pensiero Illuminista ed una critica a tutto ciò che usciva dal campo della pura razionalità.
L'opera è una parodia dei romanzi d'avventura e d'amore, racconta in modo comico le avventure del nobile Candido e il suo amore per Cunegonda. Il protagonista vive la sua avventura convinto di essere nel migliore dei mondi possibili, idea che viene puntualmente confutata dagli eventi, infatti a lui ed alle persone che gli sono intorno capitano ogni sorta di disgrazie: il romanzo è perciò una critica alla teoria del filosofo Leibniz sul migliore dei mondi possibili.
A ispirare questa critica tanto allegra quanto feroce della filosofia leibneziana contribuì di certo il terremoto di Lisbona del 1755 (di cui si accenna nel romanzo), che rase al suolo la capitale portoghese e causò decine di migliaia di vittime.
La conclusione a cui giunge Candido, che è il punto a cui l'autore vuole condurre il lettore, è che sia il pessimismo che l'ottimismo sono atteggiamenti sbagliati, l'uomo deve limitarsi a coltivare il proprio orto, cioè usare la ragione per migliorare il più possibile il mondo senza perdersi nelle domande senza risposta della metafisica.
Attraverso i suoi personaggi, Candido esprime anche una critica feroce alla nobiltà ed alla chiesa.

Francesco Abate

sabato 22 agosto 2026

QUESTO INFERNO E' LA MIA CASA

 QUESTO INFERNO E' LA MIA CASA

Piovono bombe sopra la mia testa,
soldati nemici mi rubano il tempo
e la pioggia bagna i miei sogni.
Tirano calci alla mia schiena nuda,
lotto per il pane che ho nel piatto
e versano veleno nel mio vino.
Qual è la punizione che mi ha gettato qui?
Sogno il viaggio della liberazione
che rimane chiuso nel cassetto.
Questo inferno è la mia casa!
Il passato è metallo più duro dell'acciaio
e mi tiene legato a questa caverna.
Pianterò una rosa nella fogna che ho sotto i piedi,
sarà il mio giardino dell'Eden.

Francesco Abate

P.S. - pubblicata per la prima volta sul sito Spillwords.com il 7 dicembre 2016.

EUDEMONIA AL CAMPANIA LIBRI FESTIVAL 2026

 

Sono felice di annunciarvi che sarò con il mio romanzo Eudemonìa al Campania Libri Festival 2026, presso lo stand della casa editrice Atile Edizioni.

Vi aspetto al Palazzo Reale di piazza del Plebiscito sabato 3 ottobre alle ore 18.

Francesco Abate

domenica 16 agosto 2026

"FEDRO" DI PLATONE

 

Fedro è un'opera scritta dal filosofo greco Platone nel 370 a.C.
Nel Fedro, Platone usa l'espediente di un dialogo tra Socrate e Fedro sull'amore per descrivere l'anima umana e analizzare la retorica.
L'anima è descritta come un carro alato guidato da un auriga e condotto da due cavalli: uno bianco, che tende verso l'alto, e uno nero, che tira verso il basso. L'auriga è la ragione, alla quale tocca gestire l'anima irascibile (volontà e coraggio, il cavallo bianco) e quella concupiscibile (i desideri intensi, il cavallo nero). Il cavallo bianco tende ad elevare l'anima, quello nero invece a degradarla, e l'auriga deve governarli affinché l'uomo possa ascendere ad un livello superiore, così da giungere alla fine alla contemplazione della verità. Il mito del carro serve a Platone per spiegare com'è fatta l'anima, ma anche per chiarire i ruoli che hanno ragione e passioni; a differenza di altri filosofi, come gli stoici, per Platone le passioni sono necessarie affinché l'anima possa compiere la sua ascesa alla verità, però devono essere mediate dalla ragione.
Il Fedro non tratta solo dell'anima umana, ma all'ultimo discorso di Socrate affida anche una definizione della retorica, la quale deve essere finalizzata alla conoscenza della verità, guidare verso la scoperta del mondo delle Idee, e non deve curarsi solo della propria efficacia persuasiva. Alla conoscenza della verità la retorica deve giungere per disgiunzioni e separazioni: deve separare ogni elemento nelle sue parti costitutive per poi individuare quali siano le idee connesse con la materia, ripercorrendo le relazioni tra le idee stesse fino a concepire la struttura dell'Uno.
Platone in quest'opera spiega come la comunicazione orale sia da preferire per innalzare l'anima verso la vera conoscenza, mentre la parola scritta rimane fissata in una perenne immobilità.

Francesco Abate