domenica 24 maggio 2026

"OPERETTE MORALI" DI GIACOMO LEOPARDI

Operette Morali è una raccolta di ventiquattro testi (prose e dialoghi) composti da Giacomo Leopardi tra il 1824 e il 1828, durante il suo "silenzio poetico", periodo durante il quale non scrisse alcuna poesia, turbato da una profonda crisi interiore.
Scritti con un linguaggio ironico e filosofico, i testi nei personaggi attingono tanto alla mitologia quanto alla storia e presentano i temi principali della poetica leopardiana.
Il tema più presente è senza dubbio quello dell'infelicità; la vita per Leopardi è un'oscillazione tra dolore e noia, la felicità è quindi un'illusione e l'essere umano è condannato a vivere infelice. In Elogio degli uccelli, l'autore invidia l'esistenza degli uccelli, la quale è gaia e preferibile a quella infelice dell'essere umano. Nel Dialogo di Plotino e di Porfirio, l'autore arriva addirittura a considerare il suicidio come una scelta legittima dell'essere umano, che può usarlo come fuga dalla condanna che è costretto a scontare sulla Terra.
Nelle Operette Morali viene poi criticato aspramente l'antropocentrismo, cioè la concezione dell'essere umano come centro dell'universo, la Natura è considerata come indifferente alle sorti dell'uomo e per questo l'uomo di cultura, che comprende questa scomoda verità, vede accresciuta la propria infelicità. Ne Il Copernico, Leopardi sottolinea come la teoria eliocentrica metta in crisi l'idea dell'uomo come centro della creazione, causando una potente scossa tellurica capace di mandare in rovina le credenze religiose e l'ipocrisia della società moderna, le quali credono e si fondano sulla supposta superiorità dell'uomo sul resto del creato. Nel Dialogo di un folletto e di uno gnomo, l'autore mostra come l'eventuale sparizione del genere umano non altererebbe in alcun modo l'andamento dell'universo, riducendo quindi l'uomo ad una porzione infinitesimale del cosmo, privandolo della posizione privilegiata datagli dalle credenze filosofiche e religiose.
Il Dialogo di Tristano e di un amico è uno dei testi più interessanti dell'opera, e forse anche il punto più estremo del pessimismo leopardiano. In questo dialogo Tristano dapprima sembra rinnegare le idee leopardiane sull'infelicità dell'uomo, dando partita vinta alla società moderna e al suo ottimismo, salvo poi rivelare come tale svolta non sia da lui davvero sentita e arrivare ad ammettere di desiderare la morte più di ogni altra cosa; il protagonista augura all'umanità di veder compiute le proprie speranze, ma mostra di non sentire in sé questo ottimismo e dichiara che alla gloria di un Cesare o di un Alessandro Magno preferirebbe una rapida morte. Il desiderio di morte espresso da Tristano si collega al proposito suicida di Porfirio nel Dialogo di Plotino e di Porfirio, dove Leopardi legittima il suicidio come fuga da un'esistenza insopportabilmente infelice.
Come è facile immaginare, l'opera subì delle censure e fu inclusa dalla Chiesa nell'Indice dei Libri Proibiti. In un'epoca in cui la società sembrava avviata verso un progresso rapido e inesorabile, in cui importanti fermenti sociali e filosofici alimentavano grandi speranze nel futuro, un'opera che con crudezza rivelava come l'uomo non fosse il perno principale dell'universo non poteva certo essere ben accolta.

Francesco Abate

lunedì 18 maggio 2026

QUALCHE SCATTO DAL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

 




Vi lascio qualche immagine del mio firmacopie al Salone del Libro di Torino.
E' stata un'esperienza densa di emozioni, un'occasione per vivere dall'interno la più importante manifestazione letteraria d'Italia; ho avuto inoltre la possibilità di visitare Torino, una città bellissima e ricca di storia.
Questi incontri non fanno altro che accrescere il mio amore per la scrittura, dandomi nuove energie per continuare questo percorso intrapreso ormai quasi venti anni fa.
Posso solo ringraziare la casa editrice Atile Editore per l'opportunità che mi ha dato e tutti quelli che mi seguono e leggono le mie opere.

Francesco Abate

sabato 2 maggio 2026

"L'UOMO DUPLICATO" DI JOSE' SARAMAGO

 

L'Uomo duplicato è un romanzo dello scrittore portoghese José Saramago pubblicato nel 2002. Da questo romanzo è stato tratto il film Enemy, diretto da Denis Villeneuve e interpretato da Jake Gyllenhaal.
Come in tutte le sue opere, Saramago crea una situazione paradossale e analizza l'impatto che ha sulla vita e sulla mente dei protagonisti, analizzando l'evoluzione degli eventi e le conseguenze che genera.
In questo romanzo la situazione paradossale è la scoperta da parte del professore di Storia Tertuliano Maximo Afonso dell'esistenza di un attore esattamente identico a lui. Non si parla di una semplice somiglianza, i due sono identici in tutto, dal tono della voce al più piccolo neo, sebbene vivano vite distinte e non siano legati da alcun vincolo di parentela, anzi non sappiano l'uno dell'esistenza dell'altro.
Questa scoperta destabilizza la già precaria situazione mentale di Tertuliano Maximo Afonso, che vive una vita monotona e soffre di depressione. In lui si scatenano dubbi sulla propria identità e sulla sua stessa esistenza, ciò lo spinge a cercare un contatto con questo suo duplicato, Antonio Claro.
Tertuliano Maximo Afonso tiene per sé questa drammatica scoperta, temendo le conseguenze della rivelazione del segreto alle poche persone a lui care, eppure è proprio la sua mancanza di sincerità a spingere gli eventi verso l'epilogo più tragico. Sua madre, che lui scherzosamente soprannomina Cassandra, finisce per essere davvero tale, infatti predice al figlio le sventure che deriveranno dalla sua gestione della situazione, ma non viene creduta, gli eventi però finiscono per dimostrare che aveva ragione. Tertuliano Maximo Afonso gestisce l'intera faccenda come una partita a scacchi, vuole prima trovare una spiegazione e poi fare pressione sul suo duplicato, infine prova a vendicarsi di un grave torto da lui subito, ma mentre è immerso in questa sua folle competizione trascina l'unica persona che lo ama davvero in una spirale mortale.
Maria da Paz, l'amante di Tertuliano Maximo Afonso, lo ama sinceramente e finisce per pagare con la vita la sua scarsa sincerità e trasparenza. Di tutta la situazione lei è una vittima innocente, paga solo la propria eccessiva mitezza, che la spinge ad accettare le bugie e le omissioni di chi dovrebbe amarla.
Antonio Claro, il duplicato di Tertuliano (o l'originale, sta al lettore scoprirlo), sulle prime sembra desideroso di chiudere questa faccenda sconvolgente, salvo dopo scegliere di approfittarne nel modo più vile e disgustoso. Risoluto nel suo intento meschino, riesce a mettere spalle al muro Tertuliano Maximo Afonso, ma non pensa abbastanza alle conseguenze e finisce per causare una tragedia ed uno shock a sua moglie, Helena.
Helena è un'altra vittima della situazione paradossale e dello scontro tra i due duplicati, solo che lei, a differenza di Maria da Paz, riesce a rimpiazzare il marito senza troppi problemi. Dei protagonisti all'inizio sembra essere quella che soffre di più l'esistenza dei due duplicati, non riuscendo ad accettare l'idea che esista un uomo identico a suo marito, e la sua scelta finale conferma come per lei le due identità siano intercambiabili.
Ne L'Uomo duplicato troviamo l'inconfondibile stile di Saramago, con una narrazione che passa improvvisamente e senza soluzione di continuità dal racconto dei fatti ai dialoghi, dal flusso di pensieri all'azione. Con questo stile così apparentemente disordinato l'autore riesce a trasferire al lettore la confusione della situazione e dei personaggi che la vivono.

Francesco Abate

venerdì 1 maggio 2026

BUON 1 MAGGIO A...

 

L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro sommerso.
L'Italia è una Repubblica fondata sui morti sul lavoro (1.093 solo l'anno scorso).
L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro povero (3 milioni di lavoratori vivono sotto la soglia di povertà).
L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro diseguale (418mila persone hanno redditi superiori ai 100.000 € annui).
L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro minorile (80mila lavoratori di età compresa tra i 15 e i 17 anni, e parlo solo di quelli contrattualizzati).
L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro degli altri (mentre noi lavoriamo per un tozzo di pane, e magari crepiamo pure, ci sono politici e paperoni che mangiano e parlano).

Non è un caso se ho aperto il post con l'immagine simbolo dei morti sul lavoro.
Io auguro buona Festa dei Lavoratori a chi non accetta di fare straordinari non retribuiti per mostrare buona volontà e attaccamento all'azienda. Lo auguro a chi non vende i colleghi nella speranza di avere una promozione. Lo auguro a chi non sacrifica il proprio tempo libero per accontentare il capo. Lo auguro a chi diffida dei sindacati venduti, che stringono accordi con gli oppressori e ci ingannano con dei contentini. Lo auguro a chi non andrà al Concertone del I maggio, oggi svilito, ché mentre una volta portava sul palco artisti alternativi e attenti alle tematiche sociali oggi propone la solita paccottiglia commerciale di bambocci che non spendono una parola nemmeno su un genocidio in corso. Lo auguro a chi non cade negli inganni dei fascisti, riemersi dalle fogne più puzzolenti che mai. Lo auguro a chi non cade nell'errore di chiamare sinistra quella banda di centristi travestiti che oggi abbiamo all'opposizione (la vera sinistra la trovate tra le strade, sui luoghi di lavoro, nei luoghi di cultura). 

Auguro buona Festa dei Lavoratori a chi crede che il lavoro sia un diritto, un mezzo per garantirsi una vita decente, un gradino che può aiutare a raggiungere la felicità.

Francesco Abate 

sabato 25 aprile 2026

25 APRILE

 

I vostri proiettili sono mortali
e nell'inchiostro della mia penna c'è vita
le vostre armi saranno annientate
e la poesia rimarrà viva

Per celebrare questo 25 aprile ho scelto i versi della poesia Allucinazioni di una poetessa prigioniera condannata per terrorismo della poetessa palestinese Dareen Tatour. L'ho fatto perché credo che il miglior modo per spiegare cos'è la privazione della libertà sia mostrare chi oggi subisce il peggiore dei crimini, il genocidio.
Il 25 aprile 1945 i partigiani italiani abbattevano la dittatura fascista, restituendo a un popolo umiliato e stremato quella libertà che gli era stata sottratta più di venti anni prima. Festeggiare questa ricorrenza è importante per confermare la scelta di campo che l'Italia fece allora, contro il nazifascismo e per la libertà, ma ricordare quegli eventi serve anche a capire che la libertà non va data per scontata e che sotto i nostri occhi viene calpestata senza ritegno ogni giorno.
Non è un caso se Bella Ciao viene cantata in tutto il mondo, è infatti simbolo della lotta per la liberazione dall'oppressione, appartiene a chiunque è costretto a resistere alla soppressione della propria libertà.
Il 25 aprile deve essere divisivo, perché la Resistenza lo fu sin dall'origine, dividendo antifascisti e fascisti, e le resistenze in generale lo sono, perché dividono gli oppressi dagli oppressori. Se oggi siamo liberi è perché i partigiani prevalsero sui repubblichini e sui nazifascisti, se domani altri saranno liberi dipenderà dal vincitore dello scontro tra oppressi e oppressori. 
Occorre perciò celebrare il 25 aprile per rimarcare con orgoglio questa divisività, urlare che noi celebriamo e sosteniamo chi lotta per la libertà, non chi la schiaccia, rivendicare con orgoglio che noi siamo coi partigiani, coi palestinesi, col popolo iraniano, coi cubani, coi venezuelani, e con chiunque debba combattere contro l'avidità del potere e del capitale.
A partire da questa data, e per ogni giorno della nostra vita, dobbiamo stordire i nemici ripetendo in ogni modo possibile gli ultimi due versi della strofa che ho citato all'inizio del post: "le vostre armi saranno annientate / e la poesia rimarrà viva".

Francesco Abate

mercoledì 15 aprile 2026

PARLANO DI EUDEMONIA

Vi segnalo un articolo/intervista pubblicato sul sito dell'associazione Acalveare e scritto dalla bravissima Livia Di Gioia.

Buona lettura.

Francesco Abate

 

mercoledì 8 aprile 2026

EUDEMONIA ALLA FIERA DEL LIBRO DI ATRANI

 

Con grande gioia vi annuncio che avrò il piacere e l'onore di presentare il mio ultimo romanzo, Eudemonìa, nella bellissima Atrani, perla della costiera amalfitana, nell'ambito della Fiera del Libro e dell'Editoria 2026 Amalfi Coast.
La Fiera si svolgerà il 30 e il 31 maggio, a partire dalle 10 e fino alle 22, e darà spazio a numerose presentazioni di scrittori e case editrici provenienti da tutta Italia.
Io sarò presente con Eudemonìa domenica 31 maggio a partire dalle 18:10.

Vi aspetto!

Francesco Abate