Il fiore schiaccia la farfalla
e la farfalla sbrindella il fiore;
insetti adulti divorano larve
e larva grossa uccide larvetta.
Non tanti demoni uscirono
quando il vaso di Pandora fu aperto:
solo un mostro
gigante e mutevole
si sciolse nel nostro sangue.
Non sono eserciti a insanguinare il mondo;
se guardi oltre la nebbia che ti acceca
vedi ancora il pugnale insanguinato
stretto nella mano crudele di Bia.
Spesso parlo di violenza nelle mie opere, tanto nelle poesie (sopra vi ho riportato il testo de La mano crudele di Bia) quanto nei romanzi (in Eudemonìa compare il personaggio di Bia).
Come ho già avuto modo di scrivere in un vecchio post, viviamo in un mondo in cui la violenza è continuamente giustificata e legittimata, dove non si cerca di reprimerla e ognuno tenta di usarla a proprio vantaggio. Discendiamo dalle culture greca e romana, che esaltavano la violenza come valore supremo, tanto che gli eroi erano quasi sempre dei violenti, e questo veleno non siamo ancora riusciti a tirarlo via dal nostro sangue.
Sento il bisogno di una nuova riflessione sul tema della violenza perché vedo ogni giorno di più la totale assuefazione a questo morbo dell'anima. In questi giorni l'Italia è piena di persone pronte a definire legittima difesa l'azione di un uomo che ha inseguito i ladri che l'avevano derubato, gli ha sparato, uccidendone due, e si è accanito sul ferito prendendolo a calci. L'uomo in questione aveva già manifestato la propria indole violenta presentandosi armato a casa dell'ex fidanzato della figlia, da perfetto figlio dei film d'azione americani. Una manifestazione così animalesca di violenza in una società civile non dovrebbe trovare alcuna giustificazione, dovremmo essere tutti concordi sul fatto che la violenza sarebbe da condannare sempre e comunque, invece una parte politica legittima quella barbarie per raccattare qualche voto cavalcando la rabbia popolare, e buona parte della società civile giustifica l'assassino in nome della libertà di difendersi. Nessuno si chiede cosa succederebbe se davvero tutti fossimo liberi di reagire come ha fatto il gioielliere, massacrando senza pietà chi ci ha derubato, nessuno pensa al sentimento di vendetta che potrebbe nascere tra i parenti delle vittime o al gusto che potrebbe prenderci il carnefice, nessuno ragiona su quello che ormai la storia ci ha mostrato chiaramente: la violenza non fa altro che generare e rinforzare un'infinita spirale di sangue, nutre sé stessa ed è insaziabile.
Il fiume di sangue che scorre è già imponente e noi non facciamo altro che minimizzarlo, giustificarlo e ignorarlo. Il popolo palestinese sta subendo un genocidio, ma alcuni si lavano la coscienza parlando del 7 ottobre e guardano altrove; gli immigrati vengono schiavizzati, torturati e uccisi, ma sono diversi da noi e ci sentiamo legittimati a non guardare; i governanti usano sempre con maggiore frequenza la violenza per reprimere il dissenso, ma spesso i dissidenti ci sono antipatici e diamo ragione ai repressori. Voglio usare questi esempi per farvi capire che, seppure parliamo spesso di pace e amore, facciamo un uso sempre più massiccio della violenza e non abbiamo alcun problema a giustificarla; questa è una tendenza molto pericolosa perché, come dimostra l'escalation di questi ultimi anni, la spirale di sangue non si arresterà mai da sola, se la lasciamo andare non farà altro che rinforzarsi e travolgere tutto.
Per noi stessi e per il mondo in cui viviamo, dobbiamo azionare il cervello il prima possibile. Dobbiamo capire che la società ha senso solo nel caso in cui la forza delle leggi e dei principi annulli la forza delle armi, in caso contrario finisce per non essere altro che un canile dalle sbarre invisibili in cui cane mangia cane.
Francesco Abate






