sabato 25 aprile 2026

25 APRILE

 

I vostri proiettili sono mortali
e nell'inchiostro della mia penna c'è vita
le vostre armi saranno annientate
e la poesia rimarrà viva

Per celebrare questo 25 aprile ho scelto i versi della poesia Allucinazioni di una poetessa prigioniera condannata per terrorismo della poetessa palestinese Dareen Tatour. L'ho fatto perché credo che il miglior modo per spiegare cos'è la privazione della libertà sia mostrare chi oggi subisce il peggiore dei crimini, il genocidio.
Il 25 aprile 1945 i partigiani italiani abbattevano la dittatura fascista, restituendo a un popolo umiliato e stremato quella libertà che gli era stata sottratta più di venti anni prima. Festeggiare questa ricorrenza è importante per confermare la scelta di campo che l'Italia fece allora, contro il nazifascismo e per la libertà, ma ricordare quegli eventi serve anche a capire che la libertà non va data per scontata e che sotto i nostri occhi viene calpestata senza ritegno ogni giorno.
Non è un caso se Bella Ciao viene cantata in tutto il mondo, è infatti simbolo della lotta per la liberazione dall'oppressione, appartiene a chiunque è costretto a resistere alla soppressione della propria libertà.
Il 25 aprile deve essere divisivo, perché la Resistenza lo fu sin dall'origine, dividendo antifascisti e fascisti, e le resistenze in generale lo sono, perché dividono gli oppressi dagli oppressori. Se oggi siamo liberi è perché i partigiani prevalsero sui repubblichini e sui nazifascisti, se domani altri saranno liberi dipenderà dal vincitore dello scontro tra oppressi e oppressori. 
Occorre perciò celebrare il 25 aprile per rimarcare con orgoglio questa divisività, urlare che noi celebriamo e sosteniamo chi lotta per la libertà, non chi la schiaccia, rivendicare con orgoglio che noi siamo coi partigiani, coi palestinesi, col popolo iraniano, coi cubani, coi venezuelani, e con chiunque debba combattere contro l'avidità del potere e del capitale.
A partire da questa data, e per ogni giorno della nostra vita, dobbiamo stordire i nemici ripetendo in ogni modo possibile gli ultimi due versi della strofa che ho citato all'inizio del post: "le vostre armi saranno annientate / e la poesia rimarrà viva".

Francesco Abate

mercoledì 15 aprile 2026

PARLANO DI EUDEMONIA

Vi segnalo un articolo/intervista pubblicato sul sito dell'associazione Acalveare e scritto dalla bravissima Livia Di Gioia.

Buona lettura.

Francesco Abate

 

mercoledì 8 aprile 2026

EUDEMONIA ALLA FIERA DEL LIBRO DI ATRANI

 

Con grande gioia vi annuncio che avrò il piacere e l'onore di presentare il mio ultimo romanzo, Eudemonìa, nella bellissima Atrani, perla della costiera amalfitana, nell'ambito della Fiera del Libro e dell'Editoria 2026 Amalfi Coast.
La Fiera si svolgerà il 30 e il 31 maggio, a partire dalle 10 e fino alle 22, e darà spazio a numerose presentazioni di scrittori e case editrici provenienti da tutta Italia.
Io sarò presente con Eudemonìa domenica 31 maggio a partire dalle 18:10.

Vi aspetto!

Francesco Abate

lunedì 6 aprile 2026

"PER CHI SUONA LA CAMPANA" DI ERNEST HEMINGWAY

 

Per chi suona la campana è uno dei più importanti romanzi dello scrittore statunitense Ernest Hemingway, pubblicato nel 1940 e ambientato durante la guerra civile spagnola.
Il romanzo è ispirato all'esperienza diretta dell'autore, che combatté in prima persona la guerra civile spagnola, e che ci narra la vicenda attraverso gli occhi del rivoluzionario statunitense Robert Jordan, un suo alter ego.
Il tema centrale dell'opera è la morte, come si può facilmente intuire dal titolo originale, For Whom the Bell Tolls: il verbo to toll in inglese esprime il rintocco a morto delle campane. Il titolo è preso da uno scritto del poeta inglese John Donne, il quale sostiene che nessun uomo è un'isola e conclude dicendo: "Ogni morte d'uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell'umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te". La morte di ciascun uomo è la morte di tutti, per questo Robert Jordan non può restare indifferente di fronte ai crimini del fascismo, sebbene si compiano su persone di un altro paese. Per chi suona la campana è una storia sul coraggio di sacrificarsi, di dedicare la propria vita ad una causa superiore, affinché nessuno debba più cedere a dolore e vergogna.
In questo romanzo Hemingway, che la guerra l'ha vissuta in prima persona, ce la mostra nel suo spietato realismo. In battaglia ci sono sì gli eroi, che sentono di dover sfidare la morte per una causa superiore, ma c'è anche gente stanca, come Pablo, che ha paura di morire e vorrebbe defilarsi, o ci sono persone che nemmeno credono in pieno a ciò per cui stanno combattendo, e che sono anche persone simpatiche. Il soldato è prima di tutto un uomo, questo l'autore vuole che non si dimentichi, perché quando uccidiamo un soldato stiamo sì ferendo un'ideologia, ma stiamo anche privando un uomo della vita. La guerra è però anche disumana crudeltà, così come ci racconta Pilar, la compagna di Pablo, quando rievoca un episodio della ribellione contro i fascisti.
In netto contrasto con l'umanità dei soldati c'è la brutalità della macchina, rappresentata in questo romanzo dagli aerei. La macchina non combatte, porta solo distruzione; nella sua azione non c'è eroismo e non c'è umanità, ci sono soltanto distruzione e morte. La macchina terrorizza i nemici, ma non ne spegne l'eroismo e non riesce a fermarli.

In quest'epoca in cui si parla di guerra come fosse un gioco, in cui si pensa di poter sterminare una popolazione senza dover fare i conti con la verità, in cui si versa il sangue della povera gente per assecondare il capriccio di un folle, in cui pesa di più il rincaro del petrolio che non il costo in vite umane di un bombardamento, è necessario leggere libri come Per chi suona la campana. Le pagine di questo romanzo servono a ricordarci che la guerra è una cosa seria, una bestialità in cui della povera gente viene annichilita in nome dell'interesse superiore di chi muove i fili dei governi: la guerra è l'annullamento della vita e dell'amore, di tutto ciò che di bello c'è in questo mondo.

Francesco Abate

domenica 29 marzo 2026

"EUDEMONIA" AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

 

Con grande gioia vi annuncio che Eudemonìa sarà presente al Salone Internazionale del Libro di Torino dal 14 al 18 maggio 2026, presso lo stand della casa editrice Atile Edizioni, Padiglione 2 - Stand F39. Inoltre venerdì 15 maggio, a partire dalle ore 18, sarò presente anche io presso lo stand per un firmacopie e per scambiare due chiacchiere con chi avrà piacere di raggiungermi.

Vi aspetto!

Francesco Abate

sabato 21 marzo 2026

"UNA CERTA IDEA DI SOCIALISMO" DI SANDRO PERTINI

 

Una certa idea di socialismo è un saggio pubblicato nel 2025 a cura di Marzio Breda e Stefano Caretti nel quale la storia di Sandro Pertini viene raccontata con le parole dette o scritte dal diretto interessato.
Quella di Pertini è una figura che ancora oggi affascina, coerente con le proprie idee fino al punto di mettere a rischio la sua stessa vita, trasparente anche nella sua attività di Presidente della Repubblica. Un Presidente capace di schierarsi senza ipocrisie contro la corruzione: "Si colpiscano i colpevoli di corruzione senza pietismi, senza solidarietà di amicizia o di partiti: questa solidarietà sarebbe vera complicità". Già queste parole contro la corruzione basterebbero a far capire l'importanza che ha ancora oggi la figura di Sandro Pertini, perché in una politica trasformata in melma da una classe dirigente senza scrupoli si erge come baluardo di quella Politica intesa come ideale sacro, necessaria alla costruzione di una società giusta.
La storia di Pertini è anche lotta per la libertà e per la pace, è la capacità di mantenersi fedele ad ideali pacifisti nonostante tragedie come il fascismo, la Guerra Fredda e gli Anni di Piombo, è la lungimiranza di capire come la corsa agli armamenti non può produrre altro che morte e distruzione, come oggi purtroppo stiamo osservando.
Per quello che Pertini ha rappresentato e rappresenta, fa bene oggi aprire libri come Una certa idea di socialismo ed approfondirne le vicende, così da trovare un'utile indicazione per la via d'uscita da quest'epoca violenta e priva di ideali.

Francesco Abate

lunedì 16 marzo 2026

"MARTIN EDEN" DI JACK LONDON

 

Martin Eden è un romanzo dello scrittore americano Jack London, pubblicato per la prima volta a puntate nel 1908 sul Pacific Monthly, poi in volume unico nel 1909.
Per anni i critici hanno giudicato questo come un romanzo autobiografico, arrivando a ipotizzare che la morte del suo autore fosse in realtà dovuta a un suicidio, come quella del protagonista. Lo stesso London in vita chiarì invece che si trattava di un'opera contro l'individualismo, esprimendo meraviglia per il fatto che nessuno se ne fosse accorto.
Il protagonista, Martin Eden, è un marinaio che entra in contatto con la famiglia Morse, appartenente all'alta borghesia, e si innamora della giovane Ruth. Spinto dall'amore per la ragazza, Martin comincia a vedere nella raffinatezza e nel lusso dei Morse le qualità a cui un essere umano dovrebbe aspirare. Il giovane, che mostra grandi doti intellettuali nonostante la scarsa istruzione, studia da autodidatta e comincia a scrivere, sognando di diventare un grande scrittore e di raggiungere così lo status sociale dei Morse; i suoi sforzi come scrittore all'inizio non vengono presi sul serio, ma alla fine riesce a farsi pubblicare, così in breve tempo raggiunge fama mondiale e ricchezza.
Quando finalmente arrivano i riconoscimenti, Martin coglie la profonda ipocrisia della società borghese, perché con la fama arrivano a ruota la stima e l'ammirazione della società, e la stessa famiglia Morse, che l'aveva respinto perché povero, fa di tutto per convincerlo a sposare Ruth. Si rende conto perciò che non c'è alcuna superiorità morale in quell'alta borghesia che tanto aveva ammirato, c'è solo una profonda ipocrisia che porta a giudicare degno di valore chi ha successo e indegno chi non ce l'ha, senza alcuna reale considerazione per le effettive qualità dell'individuo.
Attraverso lo sguardo di Martin Eden, London ci mostra come il mito della realizzazione di sé, che è al centro delle teorie individualistiche, sia esposto all'ipocrisia della società e possa condurre solo alla rovina. Il protagonista, una volta compresa la reale inconsistenza dell'alta società in cui sognava di entrare, si ritrova incapace di trovare una propria dimensione del mondo e sceglie di abbandonare la vita.
L'avventura di Martin Eden, oltre a mostrarci l'ipocrisia della società, è anche un faro sui peccati del mercato editoriale, che lo infestavano allora e ancora oggi lo appestano. Gli editori non considerano gli scritti del protagonista quando è un signor Nessuno, concedendogli solo qualche occasionale pubblicazione pagata poco o niente; quando arriva finalmente il primo importante riconoscimento, la prima pubblicazione di livello, tutti si accorgono di lui e lo esaltano, nonostante pubblichino quegli stessi scritti che in precedenza erano stati rifiutati. London in questo romanzo ci mostra un'editoria schiava dei nomi, priva della capacità di scovare i nuovi talenti e di proporre espressioni artistiche nuove, un problema che non c'era solo a inizio Novecento anzi, forse oggi è più pressante che mai.

Francesco Abate