domenica 23 agosto 2026

"CANDIDO (O L'OTTIMISMO)" DI VOLTAIRE

 

Candido è un romanzo pubblicato dal filosofo francese Voltaire nel 1759.
Questo romanzo è forse l'opera più rappresentativa del pensiero di Voltaire, un manifesto del pensiero Illuminista ed una critica a tutto ciò che usciva dal campo della pura razionalità.
L'opera è una parodia dei romanzi d'avventura e d'amore, racconta in modo comico le avventure del nobile Candido e il suo amore per Cunegonda. Il protagonista vive la sua avventura convinto di essere nel migliore dei mondi possibili, idea che viene puntualmente confutata dagli eventi, infatti a lui ed alle persone che gli sono intorno capitano ogni sorta di disgrazie: il romanzo è perciò una critica alla teoria del filosofo Leibniz sul migliore dei mondi possibili.
A ispirare questa critica tanto allegra quanto feroce della filosofia leibneziana contribuì di certo il terremoto di Lisbona del 1755 (di cui si accenna nel romanzo), che rase al suolo la capitale portoghese e causò decine di migliaia di vittime.
La conclusione a cui giunge Candido, che è il punto a cui l'autore vuole condurre il lettore, è che sia il pessimismo che l'ottimismo sono atteggiamenti sbagliati, l'uomo deve limitarsi a coltivare il proprio orto, cioè usare la ragione per migliorare il più possibile il mondo senza perdersi nelle domande senza risposta della metafisica.
Attraverso i suoi personaggi, Candido esprime anche una critica feroce alla nobiltà ed alla chiesa.

Francesco Abate

sabato 22 agosto 2026

QUESTO INFERNO E' LA MIA CASA

 QUESTO INFERNO E' LA MIA CASA

Piovono bombe sopra la mia testa,
soldati nemici mi rubano il tempo
e la pioggia bagna i miei sogni.
Tirano calci alla mia schiena nuda,
lotto per il pane che ho nel piatto
e versano veleno nel mio vino.
Qual è la punizione che mi ha gettato qui?
Sogno il viaggio della liberazione
che rimane chiuso nel cassetto.
Questo inferno è la mia casa!
Il passato è metallo più duro dell'acciaio
e mi tiene legato a questa caverna.
Pianterò una rosa nella fogna che ho sotto i piedi,
sarà il mio giardino dell'Eden.

Francesco Abate

P.S. - pubblicata per la prima volta sul sito Spillwords.com il 7 dicembre 2016.

EUDEMONIA AL CAMPANIA LIBRI FESTIVAL 2026

 

Sono felice di annunciarvi che sarò con il mio romanzo Eudemonìa al Campania Libri Festival 2026, presso lo stand della casa editrice Atile Edizioni.

Vi aspetto al Palazzo Reale di piazza del Plebiscito sabato 3 ottobre alle ore 18.

Francesco Abate

domenica 16 agosto 2026

"FEDRO" DI PLATONE

 

Fedro è un'opera scritta dal filosofo greco Platone nel 370 a.C.
Nel Fedro, Platone usa l'espediente di un dialogo tra Socrate e Fedro sull'amore per descrivere l'anima umana e analizzare la retorica.
L'anima è descritta come un carro alato guidato da un auriga e condotto da due cavalli: uno bianco, che tende verso l'alto, e uno nero, che tira verso il basso. L'auriga è la ragione, alla quale tocca gestire l'anima irascibile (volontà e coraggio, il cavallo bianco) e quella concupiscibile (i desideri intensi, il cavallo nero). Il cavallo bianco tende ad elevare l'anima, quello nero invece a degradarla, e l'auriga deve governarli affinché l'uomo possa ascendere ad un livello superiore, così da giungere alla fine alla contemplazione della verità. Il mito del carro serve a Platone per spiegare com'è fatta l'anima, ma anche per chiarire i ruoli che hanno ragione e passioni; a differenza di altri filosofi, come gli stoici, per Platone le passioni sono necessarie affinché l'anima possa compiere la sua ascesa alla verità, però devono essere mediate dalla ragione.
Il Fedro non tratta solo dell'anima umana, ma all'ultimo discorso di Socrate affida anche una definizione della retorica, la quale deve essere finalizzata alla conoscenza della verità, guidare verso la scoperta del mondo delle Idee, e non deve curarsi solo della propria efficacia persuasiva. Alla conoscenza della verità la retorica deve giungere per disgiunzioni e separazioni: deve separare ogni elemento nelle sue parti costitutive per poi individuare quali siano le idee connesse con la materia, ripercorrendo le relazioni tra le idee stesse fino a concepire la struttura dell'Uno.
Platone in quest'opera spiega come la comunicazione orale sia da preferire per innalzare l'anima verso la vera conoscenza, mentre la parola scritta rimane fissata in una perenne immobilità.

Francesco Abate

martedì 4 agosto 2026

"SIMPOSIO O SULL'AMORE" DI PLATONE

 

Il Simposio (o sull'Amore) è un'opera del filosofo greco Platone, composta nel 380 a.C.
Il libro racconta di un banchetto che si svolge a casa del tragediografo Agatone, al quale oltre al padrone di casa partecipano Fedro, Pausania, Erissimaco, Aristofane e Socrate. Nel corso di questo banchetto, ogni commensale pronuncia il proprio discorso sull'Amore.
Il primo a parlare è Fedro, secondo cui Eros è un dio antichissimo, annoverato nei miti della creazione, importante perché ha abbellito il mondo, proporzionandolo e armonizzandolo (argomento mitologico).
Viene poi il turno di Pausania, il quale presenta una distinzione tra un Eros buono, privo di eccessi e di difetti, e un Eros cattivo, passionale ed eccessivo (argomento etico).
Erissimaco poi paragona Eros a un farmaco: cura le anime più inquiete e travagliate, ma col dosaggio sbagliato può portare alla follia (argomento scientifico).
Il discorso di Aristofane riporta uno dei passaggi più celebri della filosofia platonica, il mito dell'androgino. Secondo questo mito, in origine esistevano tre sessi: maschio, femmina e androgino. Ogni essere umano era tondeggiante, con quattro mani, quattro gambe e due volti. Per quanto concerne i genitali, alcuni avevano gli organi maschili raddoppiati (maschi), alcuni quelli femminili doppi (femmine), altri avevano sia il maschile che il femminile (androgini). Questi esseri erano potentissimi e osarono sfidare gli dèi, costringendo Zeus a tagliarli in due per indebolirli e ridurli all'obbedienza; il loro viso fu voltato dal lato del taglio, così che vedessero ciò che avevano subito. Da allora ogni essere cerca la metà perduta, e così sono spiegate anche eterosessualità e omosessualità: gli uomini che erano parte dell'androgino cercano le donne (e viceversa), quelli che erano parte del maschio cercano altri maschi (i ragazzi che amano gli uomini, per Aristofane, sono i più virili), le donne che erano parte della femmina cercano altre femmine. Questo è l'argomento mitologico del Simposio.
Il discorso di Agatone identifica il bello col bene, concludendo perciò che l'amore ha come oggetto solo il bene e chi ama deve per forza essere bello.
L'ultimo a parlare è Socrate, il quale riferisce ciò che gli fu detto dalla sacerdotessa Diotima (un personaggio inventato). Eros è figlio di Poros e Penìa, due divinità minori: il padre gli ha donato intelligenza e sagacia, la madre la bruttezza. Per via della bruttezza, Eros cerca il bello, e l'Amore altro non è che la ricerca nell'amato di qualcosa che manca all'amante. L'Amore è, inoltre, un'ascesa intellettuale dall'amore per il corpo fino all'amore del bello in sé.

Francesco Abate

domenica 26 luglio 2026

PARLIAMO DI EUDEMONIA: ALETHEIA, LA VERITA'

 

Aletheia è il personaggio la cui comparsa chiude la seconda parte del romanzo Eudemonìa.
E' rappresentata come una donna completamente coperta, dall'aspetto quindi indefinibile, che mostra la propria grande bellezza solo nel momento in cui si spoglia.
Per giungere al suo cospetto, Francesco deve fare i conti con sé stesso e con la propria visione del mondo, perché Aletheia è la Verità, necessaria per la ridefinizione dell'identità del protagonista e bussola indispensabile per il raggiungimento di Eudemonìa.

Per sapere quale strada Aletheia indica a Francesco per raggiungere Eudemonìa, non vi resta che comprare il libro.


Vi invito a seguire il blog e le mie pagine social (Facebook, Instagram) per tutti gli aggiornamenti riguardo questo romanzo.
Vi ricordo che potete acquistare il romanzo in tutte le librerie fisiche e virtuali (link in questa pagina). Il romanzo è inoltre disponibile presso Copperflield Bookshop in via Italia, 43.

Francesco Abate

venerdì 24 luglio 2026

"IL MUGNAIO URLANTE" DI ARTO PAASILINNA

 

Il mugnaio urlante è un romanzo pubblicato dallo scrittore finlandese Arto Paasilinna nel 1981.
L'opera racconta la storia di Gunnar Huttunen, che d'improvviso giunge in un villaggio sperduto del nord della Lapponia e va ad abitare in un mulino abbandonato, che riesce a rimettere in funzione. Sebbene si dimostri un grande lavoratore e agli abitanti del villaggio farebbe comodo riavere in attività il vecchio mulino, Gunnar viene giudicato pazzo e per questo prima isolato, poi spedito in manicomio, dal quale però riesce a fuggire per darsi alla macchia.
Sebbene sia scritto in modo leggero, a tratti addirittura divertente, il romanzo mostra l'ipocrisia della società, sempre pronta a definire "pazzo" chiunque esca dai rigidi binari del conformismo. Gunnar è una persona a modo, animata da buoni sentimenti e lavoratrice, tende però ad esternare senza filtri i propri stati d'animo: quando è preso dalla malinconia ulula alla Luna come un lupo, quando è felice invece imita gli animali. Questo lato particolare del suo carattere spinge gli abitanti del villaggio a bollarlo come pazzo, sebbene lui non faccia niente di troppo diverso da loro che si definiscono normali, infatti anche il dottor Ervinen (che firmerà la diagnosi di pazzia necessaria a farlo internare) nel raccontare le proprie battute di caccia si abbandona ad un'appassionata imitazione degli animali.
Il romanzo offre anche una fotografia della realtà dei manicomi. L'istituto dove viene portato Gunnar è un lager dove i malati mentali, o quelli che come lui sono giudicati tali solo perché fuori dagli schemi, vengono abbandonati a sé stessi, privati della dignità e del diritto di vivere, ridotti allo stato di animali in gabbia. Non c'è un vero percorso di cura, il manicomio è una discarica in cui gettare l'umanità difettosa, così da evitare fastidi alla cosiddetta gente per bene.

Francesco Abate