mercoledì 4 maggio 2022

SIAMO TUTTI UN PO' TACCHINI

 

Ho il piacere di presentarvi la mia ultima poesia, Il Tacchino.
Quante volte ci capita di guardare con adorazione, magari di amare, qualcuno o qualcosa che poi finisce per ferirci? Ho usato l'immagine del tacchino che guarda adorante la mano dell'allevatore, quella mano che lo ucciderà, per rievocare l'ingenuità di cui tutti noi siamo spesso vittime.
Oltre al messaggio finale della poesia, mi piace sottolineare come la natura sia un'infinita fonte di ispirazione.

Vi ricordo che potete trovare tutte le mie poesie già pubblicate nella pagina Le mie poesie.

Buona lettura.

Francesco Abate

lunedì 25 aprile 2022

BUON 25 APRILE

Il 25 aprile è la festa più sacra della Repubblica Italiana, ricorda infatti quando il popolo italiano superò le differenze ideologiche per combattere contro chi negava la libertà. 
Oggi non è una festa qualsiasi, non basta ascoltare una canzoncina o fare una sfilata per festeggiarla degnamente. Essendo la festa di chi ama la libertà ed è disposto a difenderla a ogni costo, noi dobbiamo ricordare non solo chi l'ha difesa in passato, ma anche chi sta combattendo ora per ottenerla. Oggi dobbiamo ricordare i partigiani, ma un pensiero deve andare anche agli ucraini, che combattono per liberarsi dal mostro russo, e ai palestinesi, che resistono alle continue prepotenze di Israele, ai curdi e in generale a tutte le persone che sognano quella libertà che oggi noi diamo per scontata e che spesso con colpevole leggerezza auspichiamo ci venga limitata.
Oggi dobbiamo inoltre ricordare, e gridare ai quattro venti, che è la festa dell'antifascismo. Il fascismo è negazione della libertà, non può trovare spazio in una democrazia. Il fascismo è la malattia che curammo col 25 aprile, non dobbiamo però illuderci di averla debellata, infatti abbiamo sì affievolito i sintomi ma il virus è ancora in circolo tra le strade, nelle istituzioni e nelle forze dell'ordine.
Oggi è il 25 aprile. Viva la libertà! Viva l'antifascismo!

Francesco Abate

mercoledì 13 aprile 2022

LA RUSSIA DI PUTIN SCRITTO DA ANNA POLITKOVSKAJA

La Russia di Putin è un libro giornalistico scritto nel 2004 da Anna Politkovskaja, giornalista russa assassinata nel 2006 a Mosca.
Si tratta di un libro molto chiaro sin dall'incipit, nel quale l'autrice dichiara di voler parlare di Putin senza toni ammirati, in un modo, accusa, che non è molto in voga in Occidente. La giornalista motiva la propria scarsa stima col fatto che, divenuto presidente, Putin non è riuscito ad abbandonare la forma mentis e i modi di agire assimilati durante la lunga carriera al KGB. "Siamo solo un mezzo, per lui. Un mezzo per raggiungere il potere personale. Per questo dispone di noi come vuole" dichiara l'autrice.
Nelle pagine di questo libro-denuncia, Anna Politkovskaja mostra con chiarezza la profonda corruzione che il regime di Putin ha tollerato, e spesso promosso, in tutta la Russia. Ci viene mostrato un paese dove il pesce grosso può disporre a proprio piacimento di quello piccolo, tanto nell'esercito quanto nella vita lavorativa, dove i giudici sono alla mercé dello Stato e per questo non esiste giustizia per chi subisce un abuso dai potenti, dove anche il più elementare diritto umano può essere negato senza conseguenze, dove il razzismo nei confronti dei ceceni è pane quotidiano. Tutto questo ci viene mostrato con la chiarezza propria del libro giornalistico, che partendo da episodi particolari arriva a descrivere la realtà generale.
Particolarmente impressionanti sono le pagine dedicate alle violenze contro i soldati e le loro famiglie. Come ho già detto, il pesce grosso può disporre del piccolo come vuole, quindi non mancano casi di abusi sfociati in torture e omicidi, con le famiglie che dopo aver incassato il lutto devono subire l'oltraggio della giustizia negata. L'autrice cita inoltre tanti casi di soldati morti durante la seconda guerra di Cecenia i cui corpi non sono mai stati restituiti alle famiglie, in barba a ogni regola di umanità e buon senso.
Oltre alle ingiustizie, il libro ci offre un'immagine dell'esercito molto diversa da quella che si potrebbe immaginare. La Russia è una potenza nucleare e ha uno degli eserciti più grandi del mondo, eppure ci vengono mostrati soldati lasciati alla fame e abbandonati senza supporto in zone remote del paese. Anche a livello militare, la cura delle persone è pari a zero: al regime interessa solo l'efficienza delle armi.
Ci sono molte pagine dedicate a due fatti che tutti più o meno conosciamo e che non lasciano dubbi su quello che è il regime di Putin: l'assalto al teatro Dubrovka (2002) e quello alla scuola di Beslan (2004). In entrambe le situazioni ci fu un attacco terroristico e il potere, quindi Putin, preferì difendersi con la forza senza nemmeno provare a salvare gli ostaggi civili anzi, ne uccise gran parte per poi nascondere le prove del misfatto. In quei casi vedemmo tutti, perché grande risonanza ebbero anche da noi quei fatti, che la vita umana per Putin non significava niente e che il sistema giudiziario russo asseconda ogni esigenza del potere.
Le pagine conclusive del libro in poche righe hanno il merito di inchiodare tutto l'Occidente alle proprie responsabilità. Scrive l'autrice: "Né ci potrà aiutare l'Occidente, che poco si cura della <<politica antiterrorismo>> di Putin e che invece mostra di gradire la vodka, il caviale, il gas, gli orsi e un certo tipo di persone...". Tutti abbiamo avuto il modo di vedere le violazioni dei diritti umani perpetrate da Putin in Russia e in Cecenia, gli arresti arbitrari di ceceni accusati di terrorismo senza alcuna prova, gli avvelenamenti degli oppositori politici, ma il gas russo è stato più importante di tutto. Solo adesso, che Putin ha mostrato di non esitare a rivoltarsi anche contro di noi, ci siamo risvegliati dall'opportunistico torpore.

La Russia di Putin è un libro importante da leggere, soprattutto in questo periodo. La Russia è diventata prepotentemente un problema di tutti noi; fino a qualche mese fa si sorrideva dell'estremo decisionismo di Putin, ci si facevano i meme e non mancavano tanti suoi estimatori sia tra i politici che nella società civile (tutta l'estrema destra europea gli lecca le natiche da anni, invogliata dai rubli e sempre pronta ad abbracciare chi reprime le libertà). Adesso che sembra diventato possibile un attacco contro di noi, di colpo Putin è brutto e cattivo; un po' come accadde coi talebani, le cui politiche repressive e oscurantiste non interessavano a nessuno finché gli USA non decisero di attaccarli. 
La politica gioca da sempre manipolando la realtà dei fatti e la storia, a noi non resta che essere bene informati in modo da non cadere nelle sue trappole. Oggi tanti straparlano di geopolitica e di Russia, ma pochi conoscono la realtà dei fatti. L'attacco contro l'Ucraina può aver sorpreso solo chi si era perso il massacro dei ceceni, il teatro Dubrovka e Beslan, chi era distratto quando fu seminato polonio-210 per Londra o quando Navalny si trovò il veleno nelle mutande. Viviamo in un mondo complesso, e a tutti piace esprimere le opinioni personali, quindi non possiamo permetterci ingenuità o disinformazione.
Anna Politkovskaja in questo libro fa una denuncia chiara, ci mostra come in Russia ci sia il KGB al potere, come sia tornato a galla il peggio dell'Unione Sovietica. La giornalista pagò il suo coraggio con la vita, ma le sue parole non saranno vane finché i suoi libri apriranno gli occhi della gente su uno dei personaggi più pericolosi del mondo.

 Francesco Abate

domenica 3 aprile 2022

SENILITA' DI ITALO SVEVO

 

Senilità è un romanzo pubblicato dallo scrittore italiano Italo Svevo nel 1898.
Nelle pagine di questo romanzo, l'autore torna ad analizzare l'inettitudine e l'incapacità di vivere, come aveva fatto sei anni prima col libro Una Vita. Entrambi i romanzi non ottennero un grande successo e Svevo dovette attendere il 1923, anno della pubblicazione de La Coscienza di Zeno, per essere apprezzato in tutta Europa (apprezzamento dovuto anche all'impegno di James Joyce, che fece conoscere l'opera nel continente).

Il protagonista è Emilio Brentani, un impiegato dall'esistenza monotona bloccata tra le mura della casa che divide con la sorella Amalia. Stanco della sua vita piatta, Emilio si getta in un'avventura amorosa con la bellissima Angiolina; la sua incapacità di capire persone e situazioni lo porta però a idealizzare l'amante, così si illude di poter costruire una relazione amorevole con una ragazza che invece si concede a tanti uomini e non mostra mai segni di vero amore per lui.
Mentre Emilio annaspa tra le aspettative e la realtà della sua vita amorosa, in casa lentamente si consuma l'esistenza della sorella Amalia, che ama l'artista amico del fratello, ma non riesce a fare altro che sognarlo di notte.

A dispetto di ciò che fa intendere il titolo, Senilità non parla di persone anziane. La vecchiaia a cui fa riferimento l'opera è propria dello spirito, è l'immobilismo, l'indecisione, l'incapacità di vivere in cui sono impantanati Emilio e Amalia. Il primo prova a uscire dallo stallo, ma si rivela totalmente incapace di capire le persone e le situazioni, si comporta sempre nel modo sbagliato e si consuma nei dubbi invece di godersi quello che ha. Amalia soffre ancora di più la sua situazione spirituale, ma è maggiormente bloccata dalla rigida morale borghese e non riesce a fare altro che rifugiarsi nel mondo dei sogni, finendo però distrutta da questo suo bisogno di evasione dalla realtà.
Il romanzo ci mostra anche un'immagine impietosa dell'artista decadente di fine Ottocento. Sia Emilio che l'amico Stefano Balli sono artisti, il primo scrittore e il secondo scultore, ed entrambi non hanno successo. Emilio il suo fallimento lo vive con rassegnazione, mentre Balli ne è convinto che sia dovuto alla sua eccessiva originalità e ne è orgoglioso.

I personaggi principali del romanzo sono: Emilio, Amalia, Stefano Balli e Angiolina. Il poeta Eugenio Montale nei personaggi scorse un perfetto quadrilatero, perché sono disposti tra loro in modo geometrico: due uomini tra loro contrapposti da un lato, dall'altro le donne anch'esse contrapposte. 
Emilio è un mediocre borghese incapace di agire e di vivere. Soffre la sua condizione, prova a fuggirne cercando riparo nell'amore sensuale, ma la sua incapacità di comprendere la realtà lo porta a non comprendere la persona che si mette accanto né la relazione che si crea, finisce così per cercare amore romantico e materno in una ragazza infedele e rozza. Dentro di lui vive un perenne conflitto tra il modo in cui vede la realtà e ciò che essa è davvero; nei lampi di coscienza che ha, pianifica di agire in qualche modo, ma al momento di attuare i suoi piani finisce sempre travolto dagli eventi. Alla fine si rassegna a una vita passata nel grigiore e nella piattezza, costruendosi una memoria fasulla di Angiolina al cui corpo bello associa il carattere mite e amorevole della sorella Amalia. In pratica Emilio finisce per alzare bandiera bianca.
Stefano Balli è uno scultore amico di Emilio. A differenza dell'amico, ha successo con le donne, vive una soddisfacente mondanità e non è rassegnato all'insuccesso. Affronta la vita con positività e trasforma in azione la sua voglia di gioie, senza perdersi in riflessioni inutili come invece fa Emilio.
Amalia è la sorella di Emilio. Donna mite e amorevole, molto buona, è però brutta e vive chiusa in casa senza nessun vero contatto con l'esterno. Conduce un'esistenza piatta e vuota come il fratello, ma ha una mentalità più rigida e non riesce a imporsi una trasgressione. Si innamora di Stefano Balli, ma non osa manifestare in alcun modo la sua passione; si accontenta di sognarlo di notte, e nei sogni si concede a lui senza vergogna. Quando perde la possibilità di vedere Balli, ancora una volta non reagisce ma prova a scappare nell'oblio stordendosi con l'etere, ma questo abuso finisce per costarle la vita. Nei suoi deliri finali emergono la sua passione, il senso di sconfitta per non averla potuta vivere liberamente e anche la tristezza per una maternità mai diventata realtà. Il personaggio di Amalia è sicuramente il più tragico del romanzo.
Angiolina è l'amante di Emilio, una perfetta antitesi di Amalia: molto bella, per niente amorevole, estremamente libera sessualmente e spregiudicata. Ha relazioni con molti uomini (di tanti colleziona addirittura le foto), sempre persone di estrazione sociale più alta, come se cercasse la realizzazione attraverso la seduzione. Emilio nota come tenda a prendere modi di dire e di comportarsi dai vari amanti con cui intrattiene relazioni, comportamento che evidenzia un carattere debole. 

Senilità è un romanzo che ci mostra un uomo impantanato nella propria incapacità di agire e di capire. Attraverso Emilio Brentani, Svevo ci conduce dentro un tipo di esistenza che oggi come allora è molto comune. Tanti vivono di sogni, progettano grandi imprese, poi per incapacità o per paura restano imprigionati nella propria fortezza, lasciandosi sfuggire la vita dalle mani. Per queste persone, che sono tante, la lettura di questo libro è fondamentale: Svevo giudica infatti con severità il protagonista, e attraverso sia lui che la sorella fa vedere le conseguenze nefaste a cui può condurre questo immobilismo. Amalia fugge vigliaccamente dalla realtà e resta uccisa, Emilio fa lo stesso e si imprigiona in una non-vita.
Molto interessante è anche la reazione al fallimento dei due protagonisti maschili; Emilio si rassegna e smette di provarci, Stefano invece si convince di essere lui nel giusto e continua sulla sua strada. Quale delle due reazioni sia giusta, se poi davvero una giusta c'è, spetta all'arbitrio di ognuno di noi, ma quella di Stefano almeno gli permette di godere della propria passione senza lasciarsi condizionare dalle critiche. 
Il libro è scorrevole e si legge facilmente, anche se la relazione tra Emilio e Angiolina in alcuni momenti diventa irritante per via dell'incapacità dell'uomo di agire così come vorrebbe. 

Francesco Abate

mercoledì 23 marzo 2022

CANNE AL VENTO DI GRAZIA DELEDDA

 

Pubblicato nel 1913, Canne al Vento è il romanzo più importante della scrittrice italiana Grazia Deledda, unica donna italiana ad aver vinto il premio Nobel per la letteratura.

Il romanzo narra la storia di Efix, vecchio servitore della famiglia Pintor. Molto legato alle tre sorelle Pintor, uniche superstiti della famiglia, assiste impotente alla loro rovina.
Le sorelle vivono una vita grigia arroccata nel loro palazzo, nascondendo al mondo la miseria sopraggiunta dopo la morte del padre, don Zame, e la fuga della sorella Lia.
La vita monotona della famiglia viene sconvolta dall'arrivo di Giacinto, figlio della defunta Lia. Il ragazzo seduce tutti col suo modo di fare, ma ben presto si rivela un fannullone attratto dalla vita mondana e dal gioco d'azzardo, e non esita a contrarre debiti falsificando le firme di parenti e conoscenti.
Le malefatte di Giacinto complicano la vita delle sorelle Pintor, che perdono l'unica cosa positiva delle loro esistenze, la tranquillità. Efix all'inizio non ha il coraggio di cacciarlo via, come aveva promesso di fare nel caso in cui il ragazzo avesse creato problemi.
L'arrivo di Giacinto non solo accelera la rovina delle sorelle Pintor caricandole di debiti, ma tira fuori delle scomode verità sulla morte di don Zame e la fuga di Lia.

Canne al Vento è un romanzo che mischia contenuti concreti e realistici alla religiosità magica tipica delle campagne sarde di inizio Novecento. Da un lato ci mostra la decadenza della nobiltà, che cede il passo all'emergente classe mercantile, e dall'altro colora luoghi e tempi degli angeli e dei mostri che abitano le fantasie della gente semplice.
L'arrivo di Giacinto mette in contatto il mondo campagnolo con quello urbano, portando a uno scontro di mentalità che a fatica si frammischiano e generano un turbine di eventi, capaci di travolgere tanto le semplici persone di campagna quanto i giovani sognatori di città.
Canne al Vento è anche un romanzo sulle verità nascoste. Efix cela nella sua memoria il segreto sulla morte di don Zame, e questo riposa tranquillo fin quando un'improvvisa perturbazione, cioè l'arrivo di Giacinto, non smuove il fondo di omertà riportando alla luce la verità.
Questo è soprattutto un romanzo sulla vita e l'uomo. L'uomo è come una fragile canna scossa da un vento, il destino, che non può in alcun modo vincere. La metafora dell'uomo-canna è ripresa dal filosofo francese Blaise Pascal, per cui l'uomo è una canna pensante.

I personaggi principali del romanzo sono Efix, i membri della famiglia Pintor, Giacinto e Grixenda.
Efix è l'umile servo della famiglia Pintor. Personaggio di grande semplicità, serve però con amorosa laboriosità le sorelle, tanto da continuare a lavorare per loro nonostante spesso i pagamenti gli arrivino in ritardo. Tanto è forte il suo amore da aver aiutato Lia nella fuga tanti anni prima. E' un personaggio chiave non solo per il suo ruolo di protagonista, ma soprattutto per la sua visione del mondo notturno, della natura e della vita ultraterrena, che permette alla scrittrice di creare le pagine più memorabili e poetiche del romanzo. Sebbene sia un uomo semplice e dalle idee elementari, in sé contiene quelle credenze magiche tipiche di una religiosità mista alla superstizione. Alla fine muore quando una delle sorelle Pintor cede agli eventi per salvare la famiglia dalla rovina, così può continuare ad appartenere al vecchio mondo nonostante quello nuovo si faccia prepotentemente avanti.
Le sorelle Pintor sono l'immagine di una nobiltà che, sebbene in declino, prova a mantenere l'aura di superiorità ereditata dai secoli passati. Distrutte economicamente dalla morte di don Zame, ferite nella reputazione dalla fuga della sorella Lia, si arroccano nel loro palazzo come assediate dal mondo moderno, resistendo disperatamente i tentativi della modernità di entrare nelle loro vite. Nonostante la difficile situazione economica, Noemi rifiuta con altezzosità una proposta di matrimonio vantaggiosa, spinta dall'orgoglio dei fasti che furono, mentre Ester si dedica solo ed esclusivamente alla religione, e Ruth sopravvive inerte quasi come un vegetale. Per loro l'arrivo di Giacinto si rivela un cavallo di Troia, infatti porta dentro alla loro fortezza quel turbamento e quella crisi da cui cercavano disperatamente di fuggire, costringendole al cedimento finale.
Giacinto è il giovane di città, incapace di accettare la frenetica vita cittadina e attratto dalle vecchie tradizioni campagnole, ma incapace di adattarsi alla tranquilla vita bucolica. Arriva sognando una vita pacifica, poi la rifiuta e corre dietro le feste e il gioco d'azzardo, sconvolgendo la vita delle zie che lo ospitano. Il suo arrivo è un turbine che tutto travolge, apre una breccia nel muro che le sorelle Pintor hanno alzato contro il mondo esterno, scopre il terribile segreto nascosto nel cuore di Efix e accende d'amore il cuore della povera e semplice Grixenda. Destinato a perdersi dietro i suoi vizi, viene salvato proprio dall'amore per la giovane.
Grixenda è in realtà un personaggio secondario, merita però di essere menzionata perché col suo amore semplice e appassionato, privo di interessi e totalizzante, riesce a riportare lo scapestrato Giacinto sulla retta via.

Canne al Vento è un romanzo straordinario che vale la grande fama della sua autrice. 
In questo libro Grazia Deledda riesce a mischiare il realismo della vicenda principale, che descrive la difficile strada per la sopravvivenza di tre nobili decadute, oltre che le condizioni di vita di un semplice servitore, alla magia della religione semplice e pregna di superstizione che abita le menti più semplici. Questo miscuglio è tanto sapientemente preparato da creare pagine meravigliose e molto poetiche, dove la lettura diventa piacevole pur trascurando la vicenda principale. Molto commovente è la descrizione della morte di Efix, che vediamo attraverso gli occhi del servitore vestita di immagini molto suggestive. Vale però la pena di leggere anche le sue visioni notturne, nelle quali la natura si anima di creature misteriose e spesso tetre.
Nonostante le descrizioni poetiche, la Deledda è però brava nel mantenere la narrazione semplice e scorrevole, così il lettore non si stanca mai nonostante le pause dalla storia principale, che non sono mai troppo lunghe. 
Canne al Vento è un romanzo di cui consiglio la lettura perché fa riflettere, agita l'animo con tanti sentimenti diversi e fa conoscere un luogo che pare sospeso tra il mondo reale e quello ultraterreno.

Francesco Abate

domenica 13 marzo 2022

LE RAGIONI DI UN DECENNIO DI GIOVANNI DE LUNA

 

Le Ragioni di un Decennio. 1969-1979. Militanza, violenza, sconfitta, memoria è un saggio pubblicato dallo storico Giovanni De Luna nel 2009.

In questo libro De Luna affronta un decennio complesso nel tentativo di liberarlo dalla riduzione alla definizione troppo sintetica di "Anni di piombo". In quegli anni non ci fu solo il terrorismo dei gruppi di estrema destra e delle Brigate Rosse, non ci fu solo il compromesso storico; fu in verità un periodo molto complesso, che si contraddistinse per la straordinaria voglia di partecipazione alla vita politica.
Per riuscire nel suo intento, lo storico non scrive solo con la sistematicità del professionista, ma cerca di trovare una sintesi con lo sguardo del testimone (De Luna è stato a lungo militante del gruppo politico Lotta Continua). Il risultato è un libro che non presenta i fatti nudi e crudi, e nemmeno li riporta in ordine cronologico, bensì li raggruppa e li analizza per aree tematiche, ricercando le ragioni e gli sviluppi della militanza e della violenza, e anche interrogandosi sul difficile rapporto con la memoria di quegli anni.
A dispetto dei comuni saggi storici, questo è maggiormente concentrato sulle idee e sull'emotività che mossero i fili in quegli anni straordinariamente agitati e complessi. De Luna inoltre non pone l'accento sulle vittime celebri, su tutte Aldo Moro, ma parte ricordando quelle minori e interrogandosi sulle ragioni per cui a distanza di anni le loro morti restino ancora relegate nell'oblio.
Le Ragioni di un Decennio non è un libro sui fatti, si propone in realtà come guida per interpretarli e per metabolizzare quegli episodi che sembrano ancora indigesti. Leggendolo riusciamo a entrare nel clima di quegli anni, quasi a dialogare con chi era, o provava a essere, protagonista di una stagione politica piena di fermenti.

Le Ragioni di un Decennio è un libro importante, prova infatti a fare luce su un decennio di difficile lettura e tenta di ridare rilievo storico a morti cadute nel dimenticatoio. De Luna guarda ai temi caldi di quel periodo con lo sguardo del testimone, senza però abbandonare del tutto il rigore storico.
Sebbene tratti un tema molto interessante, è però importante approcciarvisi dopo aver acquisito una buona conoscenza del periodo storico, perché i fatti spesso sono solo accennati visto che all'autore interessa studiarne le ragioni e le idee. Leggerlo senza un'adeguata preparazione non ne pregiudica certo la comprensione, ma rallenta parecchio la lettura e richiede un ampio ricorso alle note che sono a fine libro.
Pur non essendo di facile lettura (cosa comprensibile vista la complessità del tema trattato) credo sia comunque un testo importante per chi vuole capire meglio le pulsioni che agitavano l'Italia in quegli anni, così da non ridurre un intero periodo storico carico di sogni e idee all'immagine di una Notte della Repubblica.

Francesco Abate

martedì 1 marzo 2022

PUBBLICATA LA POESIA "UNA GALASSIA NELLA MANO"

 

Ho il piacere di annunciarvi la pubblicazione della poesia Una Galassia nella Mano sul sito Spillwords.com.

Si tratta di una poesia in cui canto l'esplosione dell'amore, seguita però da una delusione bruciante che rende vani gli sforzi del cuore innamorato.
L'ispirazione per questa poesia mi è nata ascoltando la canzone Stjarnan i min hand della cantante svedese Elize Ryd. Non credo che il senso sia uguale perché non conosco lo svedese, ma ascoltando quelle dolci note mi sono nati nell'anima alcuni versi da cui sono poi partito per la composizione.

Vi consiglio di ascoltare la canzone e, se vi andrà, di leggere la mia poesia. Vi consiglio inoltre di ascoltare altro di Elize Ryd, è infatti molto brava.

Buona lettura (e buon ascolto).

Francesco Abate