giovedì 15 febbraio 2024

ERITREA

 

"Giovane ragazza dalla pelle alla nocciola,
perché i tuoi ricci ribelli son fuggiti
dalla casa in cui nascesti?"

Eritrea, poesia contenuta nella mia raccolta Inferno, non è solo il canto di un paese stritolato dalla dittatura, ma è anche la voce di tante donne che fuggono dall'inferno per resistere a un destino nefasto.
"Là parlavo a voce bassa per paura delle orecchie
ma io ho la voce forte e i polmoni per urlare,
per questo fuggii"
La donna eritrea che parla nella poesia fugge, ma non lo fa perché codarda; a spingerla alla fuga è la forza di opporsi al piede prepotente che vuole schiacciarla, ridurla al silenzio, usarla e poi buttarla via.
In Eritrea, come purtroppo in tantissime parti del mondo, le donne sono, insieme ai bambini, le vittime preferite dei regimi, che quando non le uccidono le declassano al rango di schiave, e la fuga in questi casi è il più grande atto di coraggio, un atto che molto spesso costa la vita.
La poesia si conclude con la donna che rivendica la voglia di vivere della sua fresca gioventù:
"Là la morte è padrona con la falce sua compagna
ma io ho le carni fresche e la voglia di campare,
per questo fuggii".

Vi ricordo che potete acquistare Inferno in tutte le librerie e in tutti i collegamenti che trovate in questa pagina.
Se volete, potete anche seguirmi sui social alle seguenti pagine: FacebookMeWe.
Se vi fa piacere, fatemi sapere cosa pensate dei miei libri commentando sul blog, sulle pagine social o lasciando una recensione sulle piattaforme di acquisto.

Colgo l'occasione per segnalarvi la mia ultima intervista, rilasciata ad Ottiche Parallele Magazine.

Grazie e buona lettura.

Francesco Abate

sabato 10 febbraio 2024

SOFFOCARE DI CHUCK PALAHNIUK

 

Soffocare è un romanzo pubblicato nel 2001 dallo scrittore statunitense Chuck Palahniuk, dal quale è stato tratto l'omonimo film diretto del regista Clark Gregg nel 2008.
Al centro di questo romanzo c'è la nevrosi, il protagonista Victor Mancini è infatti sessodipendente ed ha serie difficoltà a vivere un'esistenza normale nella società. Perseguitato da un'infanzia passata con una madre instabile ed ossessionata da teorie complottiste, Victor non fa niente per combattere la propria dipendenza anzi, la alimenta in continuazione, e nel frattempo mantiene l'anziana madre in una costosa clinica per malati di Alzheimer raccattando i soldi con un espediente tanto furbo quanto squallido: ogni sera, in un ristorante diverso, volontariamente inghiotte qualcosa che rischia di soffocarlo, per poi venire salvato dall'eroe di turno che puntualmente lo prende a cuore e gli dona del denaro. 
L'ipersessualità in questo romanzo è una disperata via di fuga, una trasgressione necessaria per deragliare da un percorso di vita fin troppo ben definito dalla società. Tutti i personaggi principali di questo romanzo non riescono a conformarsi alla vita definita normale, ognuno trova una propria via di fuga. Per buona parte del romanzo la fuga dalla società è distruttiva, infatti i personaggi non fanno altro che abbandonarsi alla propria dipendenza e chiudersi nel proprio malessere; nel finale sembrano trovare la loro via, perché realizzano che non c'è una strada maestra da seguire per essere felici, l'unica soluzione che c'è è disegnare il proprio mondo, realizzarlo e viverlo. Il romanzo si conclude proprio con Victor e i suoi amici intenti a crearsi un mondo proprio, a concretizzare quella fuga dalla società solo abbozzata a colpi di dipendenze e trovate squallide.
Victor Mancini, il protagonista di Soffocare, per molti versi somiglia a due dei personaggi principali dell'opera dello scrittore russo Fedor Dostoevskij. Victor è infatti imprigionato nel proprio sottosuolo, come il protagonista di Memorie del sottosuolo, e con ogni azione autolesionista sceglie di scivolare sempre più in basso, di farsi respingere sempre più dalla società, di annegare nelle bassezze del proprio animo, e come il suo omologo tenta di trovare consolazione abbandonandosi alla massima abiezione quando tenta di consumare un rapporto sessuale sull'altare di una chiesa. Victor è un dannato, uno schiavo del proprio lato oscuro, ma presenta anche dei lati di estrema bontà paragonabili a quelli del principe Myskin, protagonista de L'idiota, che appaiono quando prende sulle proprie spalle i peccati che tormentano le anziane pazienti del centro per i malati di Alzheimer in cui è ricoverata sua madre. Questo dualismo tra il suo sottosuolo e i suoi lampi di bontà provocano una sorta di corto circuito nella sua anima, soprattutto quando si convince di essere una sorta di erede di Gesù Cristo, ma il tutto si risolve quando viene a conoscenza della verità intorno alle proprie origini e alle persone che lo circondano, a quel punto realizza di dover trovare una strada diversa da quella già tracciata dalle narrazioni religiose.
Soffocare è senz'altro un bel romanzo, disturbante e forte come ci si aspetta da un'opera di Palahniuk, anche se non all'altezza del suo capolavoro, Fight Club. Sebbene sia peculiare della scrittura di Palahniuk una certa volgarità e la descrizione esplicita di immagini crude o di atti sessuali, in alcuni casi la scelta di un certo tipo di linguaggio e di certi particolari appare un po' forzata, finalizzata più a colpire che a dare un valore aggiunto all'opera. Nonostante tutto vale la pena di leggere questo romanzo, ci mostra infatti tante cellule impazzite che non riescono a integrarsi in questo grande organismo che è la società odierna, facendoci vedere come esse tendano ad essere espulse ma allo stesso tempo tentino di costruirsi una propria strada, perché anche chi non riesce a sottostare alle regole sociali (che non ha scelto) ha il diritto di vivere un'esistenza dignitosa e felice.

Francesco Abate

domenica 4 febbraio 2024

LA MARCIA DI REHAM

 

La marcia di Reham è una poesia contenuta nella raccolta Inferno.
La poesia parla di Reham Yacoub, nutrizionista irachena e attivista dei diritti umani, uccisa da un commando armato nel 2020 probabilmente per via delle sue attività di protesta contro il governo iracheno e le sue violazioni dei diritti umani.
Nella poesia ho voluto spronare la povera Reham, e tutte le persone coraggiose come lei, a non mollare nemmeno mentre la morte incombe, perché "morire fa male, però non dura".
Purtroppo la sua marcia coraggiosa e il suo sacrificio, almeno per ora, non sono serviti a niente, e la poesia purtroppo ha una conclusione amara:
"Cammina Reham, ancora il governo
con lo scettro trasforma l'Iraq in inferno."

Vi ricordo che potete acquistare Inferno in tutte le librerie e in tutti i collegamenti che trovate in questa pagina.
Se volete, potete anche seguirmi sui social alle seguenti pagine: FacebookMeWe.
Se vi fa piacere, fatemi sapere cosa pensate dei miei libri commentando sul blog, sulle pagine social o lasciando una recensione sulle piattaforme di acquisto.

Francesco Abate

venerdì 26 gennaio 2024

INFERNO FINALISTA AL PREMIO NABOKOV

 

Continuano i riconoscimenti per la raccolta di poesie Inferno, selezionata tra le opere finaliste del Premio Nabokov 2023.

Sono felice di tutti questi riconoscimenti, che mi fanno sperare di essere riuscito nell'impresa di costruire un'opera capace di comunicare il dolore che troppe persone nel mondo devono patire.

Grazie e buona lettura.

Francesco Abate

domenica 21 gennaio 2024

EGITTO

 

Egitto è una poesia contenuta nella mia raccolta, Inferno, nella sezione dedicata all'inferno dei popoli.
Nei versi c'è il lamento che un egiziano muove al proprio presidente, al-Sisi. Il presidente di una nazione dovrebbe essere un padre per i propri cittadini, esercitare il potere per garantire loro benessere e giustizia, per questo nella poesia il cittadino si rivolge ad al-Sisi con tono confidenziale, chiamandolo per nome.
Dici di essere mio padre, Abdel,
perché allora non mi lasci uscire?
Al-Sisi attua sui dissidenti egiziani una feroce repressione, come abbiamo saputo attraverso le vicende di Giulio Regeni e Patrick Zaki, tutto col silenzio complice della comunità internazionale, che si guarda bene dal censurarlo vista la fitta rete di interessi economici in comune (cito un esempio: l'Egitto ha comprato numerose navi italiane, quindi i nostri politici illuminati si guardano bene dal farlo arrabbiare).
Il dissidente che canta non è però una vittima inerme, né un sofferente che chiede pietà: è un eroe che rivendica la forza delle proprie idee e vede la sofferenza nel potente che usa la forza per difendere il potere:
Pensi che io stia qui a tremare,
ma il freddo tormenta le ossa
del debole, del mostro,
di chi beve potere per nascondere il vuoto.


Vi ricordo che potete acquistare Inferno in tutte le librerie e in tutti i collegamenti che trovate in questa pagina.
Se volete, potete anche seguirmi sui social alle seguenti pagine: FacebookMeWe.
Se vi fa piacere, fatemi sapere cosa pensate dei miei libri commentando sul blog, sulle pagine social o lasciando una recensione sulle piattaforme di acquisto.

Francesco Abate

mercoledì 10 gennaio 2024

VI PRESENTO IL RACCONTO DELLA MORTE

 

Ho il piacere di presentarvi Il racconto della morte, l'ultima poesia che ho pubblicato sul sito Spillwords.com.

Si tratta di una breve poesia in cui la Morte spiega, attraverso un racconto, come chiudersi fuori dal mondo per fuggirle non fa altro che facilitarne la venuta; se è vero che alla morte non si può sfuggire, è pur vero che rinunciando a vivere le si facilita il compito. 
Questa poesia mi sta particolarmente a cuore perché esprime un concetto che non vale solo per la morte, ma per il dolore in generale; chi si isola dal mondo per non farsi male, si nega le esperienze di vita, finisce per distruggersi, perché quando il male arriva, così come la morte non si può fuggire senza le porte che aprono al mondo e senza finestre che mostrano il cielo.

Vi ricordo che potete trovare tutte le poesie che ho pubblicato su Spillwords su questa pagina.

Grazie e buona lettura.

Francesco Abate

domenica 7 gennaio 2024

DISERTATE DI FRANCO BERARDI

Da sempre la retorica nazionalista presenta la diserzione come la più abietta delle azioni, il peccato più grave di cui macchiarsi, un imperdonabile tradimento ai danni della nazione e dei connazionali, figlia dalla più patetica vigliaccheria. Ma se oggi disertare fosse l'unica soluzione, l'unica via di salvezza?
Per l'attivista e saggista Franco Berardi, detto Bifo, disertare è oggi l'unica difesa che ha l'essere umano dal crollo della società. Il nostro modello di vita comune attraversa una crisi irreversibile; per anni ci hanno illuso che l'espansione non sarebbe mai finita, che l'essere umano avrebbe vissuto in un mondo sempre migliore e sarebbe stato sempre più felice, adesso invece ci troviamo a fare i conti con i disastri causati dal capitalismo e dal neoliberismo, con un ambiente che si rivolta contro al super-sfruttamento al quale lo stiamo sottoponendo, con la sovrappopolazione e con l'avanzamento di culture che fino a pochi anni fa abbiamo schiacciato e sfruttato (e che per questo ci odiano). Messi di fronte all'amaro calice della fine dell'espansione ed alla vista della morte (il Covid ha demolito la nostra illusione di invulnerabilità), la nostra psiche cede e ci abbandoniamo sempre di più a comportamenti irrazionalmente violenti, i quali spiegano fenomeni come l'invasione russa dell'Ucraina (una guerra inter-bianca ed inter-capitalista) o le manifestazioni violente sempre più frequenti anche nelle nostre città.
La società crolla, eppure chi la regge, per conservare il potere, ci chiede di sorridere, far finta di niente e vivere seguendo la strada che Palahniuk illustra nel romanzo Fight Club: produci, consuma, crepa. Il finto benessere non inganna però la nostra mente, e un malessere cresce nella popolazione occidentale, aumentando sempre di più casi di depressione o scelte in contrasto con l'espansione come quella di non fare figli.
Questo malessere, che è una conseguenza della crisi irreversibile vissuta dalla società, potrebbe però essere quell'adattamento che può salvare l'essere umano. Secondo Berardi infatti la soluzione è proprio quella di disertare, cioè abbandonare il gioco per non dover seguire le sue regole. Per l'autore ci sono cinque tipi di diserzione:
1) diserzione dalla politica, cioè rinunciare alla finzione democratica e smettere di credere che si possa salvare il mondo eleggendo qualcuno al governo delle nazioni;
2) diserzione dal lavoro, sottrarsi allo sfruttamento finalizzato alla produzione dell'inutile e dedicare le proprie energie "alla cura, alla trasmissione del sapere, alla ricerca, all'autosufficienza alimentare";
3) diserzione dal consumo, evitando di consumare qualsiasi cosa che non sia prodotta dalle comunità di autoproduzione, boicottando così la circolazione delle merci;
4) diserzione dalla guerra, non aggredire e non difendere, non combattere per nessuna ragione;
5) diserzione dalla procreazione, perché mettere al mondo un essere umano quando le probabilità che sia felice sono vicine allo zero è un atto egoista e irresponsabile.
Come può facilmente intuire chiunque stia leggendo, applicare del tutto queste diserzioni è praticamente impossibile in questo mondo e in questa epoca. Di questo è consapevole anche l'autore, che specifica come si debba provare ad avvicinarsi il più possibile all'indipendenza dal legame sociale, evitare ogni attaccamento alle cose, disprezzare ed ignorare ogni legge.
Con la società che crolla intorno a noi, Berardi ci suggerisce quindi di fuggire e pensare a noi stessi, evitando così di restare travolti dal crollo.

Leggendo questo saggio, mi è tornata alla mente una poesia che scrissi nel 2017, La vera rivoluzione, nella quale scrivevo che "La vera rivoluzione è fermarsi" in una società che ci fa correre a vuoto dietro traguardi che sono i suoi e non i nostri. 
Posso dire di condividere in grandissima parte il pensiero di Franco Berardi, solo che nel disertare io mi pongo sempre un intento costruttivo. Di disertori in genere ce ne sono due tipi, c'è quello che si nasconde e basta, poi c'è quello che combatte per conto proprio. Io non credo che basti chiamarsi fuori dalla società, bisogna cercare di contaminare col germe della diserzione quante più persone possibile, far capire agli altri quello che si è capito, cioè che i valori della società attuale non significano più niente, si deve provare a trasformare la propria svolta in un vero cambiamento culturale; ovviamente non è facile e non è qualcosa che può riuscire in pochi anni, ma provarci non ci impedisce di essere felici, quindi se si dovesse fallire si morirebbe comunque con la consolazione di aver seguito le proprie inclinazioni e di essere stati liberi, perciò vale la pena provare.

Francesco Abate