martedì 30 giugno 2020

"I PROTETTORI DI LIBRI" RECENSITO SUL BLOG "LA GIOSTRA DEI LIBRI"


Oggi sono felice di segnalarvi una recensione del romanzo I Protettori di Libri pubblicata sul blog "La giostra dei libri". 
Ringrazio Penny, alias Sugar Free, per aver dedicato spazio alla mia opera e per la bella recensione. A tutti voi consiglio di seguire il suo blog, in cui troverete tanti spunti per letture interessanti.

Ne approfitto per ricordarvi che sulla pagina dedicata al mio romanzo troverete i link a tutte le segnalazioni e le recensioni, inoltre troverete le pagine dove potrete acquistarlo.

Vi ringrazio e vi auguro buona lettura.

Francesco Abate 

lunedì 22 giugno 2020

COMMENTO AL CANTO "AD ANGELO MAI QUAND'EBBE TROVATO I LIBRI DI CICERONE DELLA REPUBBLICA"


Italo ardito, a che giammai non posi
di svegliar dalle tombe
i nostri padri? ed a parlar gli meni
a questo secol morto, al quale incombe
tanta nebbia di tedio?
Il canto Ad Angelo Mai quand'ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica fu composto da Leopardi a Recanati nel gennaio del 1820.
A ispirarne la composizione fu la notizia del ritrovamento di un frammento del De re publica di Cicerone da parte del cardinale Angelo Mai, col quale Leopardi era in frequente contatto epistolare. Se la notizia del ritrovamento entusiasmò particolarmente il poeta, lo stesso non accadde con la lettura del testo: in una lettera sconsigliò a suo padre Monaldo di acquistarlo perché era stampato su carta di infima qualità e non aggiungeva nulla a quello che Cicerone aveva scritto in altri trattati. 
La celebrazione della scoperta è comunque per Leopardi solo un pretesto che viene esaurito nelle prime quattro strofe di quello che in realtà è un canto patriottico e intriso del pessimismo leopardiano.

Il canto è composto da dodici strofe di quindici versi. A differenza dei due precedenti, qui tutte le strofe hanno la stessa struttura e lo stesso schema delle rime.

Nelle prime quattro strofe Leopardi si dedica alla celebrazione del ritrovamento. Si rivolge ad Angelo Mai chiamandolo "Italo ardito".
Il poeta in questo ritrovamento e in altri simili vede l'opera divina, la quale fa riecheggiare il potente grido degli avi ogni volta che gli italiani sembrano dimenticare sé stessi e il loro glorioso passato.
L'autore si meraviglia che i gloriosi eroi del passato ancora si interessino dell'Italia; ciò vuol dire che per essa nutrono ancora delle speranze, mentre lui ormai sente di non averne più. Segnala inoltre come i grandi del passato siano stati succeduti da "immonda plebe".

La seconda parte, cioè le ultime otto strofe, abbandonano le considerazioni circa gli interventi degli avi e cominciano a passare in rassegna i più grandi uomini italiani del passato, sviluppando attraverso ognuno di loro un tema caro al poeta.
Nella V strofa si rivolge a Dante e Petrarca. Del primo piange la sfortuna (lo definisce "non domito nemico della fortuna") e constata come ebbe più amico l'Inferno che la Terra; del secondo invece invidia il dolore, perché lo liberò dall'oppressione della noia e del nulla ("... O te beato, / a cui fu vita il pianto! A noi le fasce / cinse il fastidio; a noi presso la culla / immoto siede, e su la tomba, il nulla").
Nella VI e VII strofa elogia Cristoforo Colombo e le sue grandi scoperte, segnalando però come queste abbiano rimpicciolito il mondo invece di ingrandirlo. Per Leopardi l'immaginazione è la prima fonte di felicità; conoscendo completamente il mondo si perde la possibilità di fantasticare sull'ignoto, quindi si diventa più lontani dalla felicità ("... Ahi ahi, ma conosciuto il mondo / non cresce, anzi si scema, e assai più vasto / l'etra sonante e l'alma terra e il mare / al fanciullin, che non al saggio, appare").
A dare nuovo impulso all'immaginazione venne Ludovico Ariosto ("cantor vago dell'arme e degli amori" - riferimento all'incipit de L'Orlando furioso), a cui si rivolge nell'VIII strofa, ma adesso le sue leggende e il loro fascino sono perdute.
Nella IX e X strofa si tocca forse il momento più toccante del canto. Leopardi si rivolge a Tasso, nel cui stato d'animo identifica il proprio. Piange il misero destino del poeta sorrentino, osteggiato da cortigiani invidiosi e innamorato della sorella del duca d'Este (l'amore in realtà fu una leggenda che si diffuse dopo la sua incarcerazione, le cospirazioni dei cortigiani contro di lui probabilmente solo frutto della sua immaginazione); per lui la morte fu una liberazione, anche se gli negò di conoscere la gloria che giustamente gli avrebbero procurata i suoi versi, ma "Morte domanda chi nostro mal conobbe, e non ghirlanda". Gli ultimi due versi della IX strofa mostrano chiaramente come Leopardi identifichi il suo male in quello di Tasso. I versi dedicati al poeta sorrentino sono molto sentiti perché nel periodo in cui li scrive Leopardi sente molto intensamente il proprio malessere psicologico: in una lettera del 6 marzo 1820 si definisce "stecchito e inaridito come una canna secca" e segnala come "nessuna passione trova più l'entrata di questa povera anima". 
Le strofe XI e XII si rivolgono a Vittorio Alfieri, che nei suoi trattati contro la tirannia celebrò la libertà e la lotta contro gli oppressori, e fino alla fine dei suoi giorni fu sicuro della resurrezione dell'Italia divisa e martoriata; Leopardi afferma come la morte fu per lui una salvezza, gli impedì infatti di vedere come la situazione sarebbe ulteriormente peggiorata.
Nella parte conclusiva della XII strofa, il canto torna a riferirsi ad Angelo Mei, a cui il poeta chiede di proseguire nella sua opera, a risvegliare i morti poiché dormono i vivi, così da spingere i contemporanei a compiere atti illustri o a vergognarsi ("... O scopritor famoso, segui; risveglia i morti, / poi che dormono i vivi; arma le spente / lingue de' prischi eroi; tanto che in fine / questo secol di fango o vita agogni / e sorga ad atti illustri, o si vergogni").

Francesco Abate

giovedì 18 giugno 2020

RECENSIONE DEL ROMANZO "JANE EYRE" DI CHARLOTTE BRONTE


Jane Eyre è il romanzo più importante della scrittrice inglese Charlotte Bronte e può essere considerato uno dei migliori dell'Ottocento.
Si tratta di un'opera che critica e rompe le regole morali del tempo, presentando un personaggio femminile che fino alla fine non si piega alle convenzioni della società.

La protagonista del romanzo è Jane Eyre, bambina orfana di entrambi i genitori che viene allevata dalla zia Sarah Gibson Reed. In casa zia e cugini sono tutt'altro che amorevoli con lei perché non è né ricca né bella, così è costretta a subire gli atti di bullismo del cugino John per poi vedersi punita dalla zia quando reagisce. Nonostante l'ostilità che la circonda, Jane ha un carattere forte e si ribella alle ingiustizie subite.
La vita per lei sembra sul punto di prendere una svolta positiva quando la zia decide di liberarsene e la manda in un istituto per orfane finanziato da un sacerdote, il signor Brocklehurst. Lei è felice di andar via da casa per studiare, ma nell'istituto Lowood le ragazze sono trattate come animali: servono loro cibo rancido e mal cucinato, non hanno vestiti adatti a proteggersi dal freddo e neanche fuoco a sufficienza. Le terribili condizioni di Lowood scatenano un'epidemia di tifo che porta alla morte di diverse allieve; la strage spinge alla nomina di un curatore che adegua le spese migliora sensibilmente le condizioni igienico-sanitarie dell'istituto.
A Lowood Jane si distingue come allieva e finisce per diventare un'insegnante. Il suo carattere la spinge però a desiderare di vedere il mondo fuori Lowood e inizia a cercare lavoro come governante. Viene chiamata a Thornfield Hall per occuparsi della piccola Adele, figlia del padrone di casa, il signor Rochester.
Col passare del tempo Jane comincia a sentirsi attratta dal signor Rochester, il quale ricambia il sentimento ma nasconde un terribile segreto.
Non vi dico altro perché la storia è avvincente e vi rovinerei il piacere della lettura se vi rivelassi troppi particolari.

Nonostante sia stato scritto più di 150 anni fa, Jane Eyre presenta un personaggio femminile che ancora oggi appassiona e si fa amare.
Jane Eyre è una ragazza non bella, ma intelligente e con un gran senso della giustizia. Vive un'infanzia terribile, ma riesce a riscattarsi; il suo riscatto però non passa mai da un adattamento, infatti non cede mai a un compromesso e la sua vittoria finale consiste nell'appagamento dei suoi sentimenti ottenuto senza snaturare sé stessa. Lei ama il signor Rochester ma da lui viene tradita, perché le cela il suo terribile segreto; nonostante ciò non lo odia e non cerca vendetta, però non accetta di amarlo in condizioni che vanno contro le proprie regole morali. Jane vuole un rapporto d'amore dove i coniugi siano alla pari, non vuole essere mantenuta e tantomeno accetterebbe di essere una semplice amante, e per non cedere a compromessi è disposta perfino a rinunciare all'amore della sua vita. La forza di Jane è il suo essere una sintesi perfetta di giustizia e sentimento: lotta per avere ciò che vuole alle condizioni che ritiene giuste, questo però non la rende un giudice inflessibile ed è sempre pronta a perdonare le debolezze altrui. 
Due personaggi che vanno analizzati insieme sono il signor Brocklehurst e la giovane Helen Burns, rispettivamente il finanziatore di Lowood e la migliore amica di Jane nell'istituto. Li analizzo insieme perché sono due modi diversi di intendere la fede. Il sacerdote è un ipocrita che fa la carità alle orfane per poi tenerle in condizioni di incredibile miseria, quindi non fa il bene per un'effettiva bontà d'animo ma solo per apparire buono, inoltre pretende che esse siano modeste nel vestire, mentre le donne della sua famiglia vestono in modo lussuoso. Helen invece vive la fede con grande profondità, non reagisce alle ingiustizie subite a Lowood perché crede nella beatitudine del Paradiso e nella caducità di tutto quello che è terreno, perfino sul letto di morte esprime una serenità angelica mentre l'amica Jane piange sconvolta dal dolore. Se il signor Brocklehurst è la fede esteriore e ipocrita, Helen Burns è la fede vera e profonda. Attraverso il romanzo vengono criticate entrambe: nel primo caso si predica il bene per poi fare del male, nel secondo caso si accetta il male con troppa passività e non si prova a fuggire dalle avversità. Jane Eyre ammira e ama Helen Burns, ma non ne condivide l'atteggiamento troppo mite.
La signora Reed, zia di Jane, odia la protagonista con tutte le sue forze e non smetterà neanche sul letto di morte. Il suo odio nasce dal rancore nei confronti del defunto marito, il quale decise di adottare Jane rimasta orfana, e l'acceca a tal punto da renderla incredibilmente ingiusta e crudele. La vicenda della sua morte permette all'autrice di mostrare una verità che non dovremmo dimenticare mai, cioè che "la giustizia senza sentimento è troppo dura per lo stomaco umano"; Jane ha sofferto tanto per colpa della signora Reed e non può perdonarla, ma nemmeno cede al desiderio di vendetta perché ormai è in pace con quel passato.
Le figlie della signora Reed, Eliza e Georgiana, sono tra loro gli esatti opposti. La prima è rigida e austera, la seconda estremamente frivola, entrambe però non si amano e non provano amore nemmeno per la madre. Eliza è ragione priva di sentimento, diventa suora cattolica eppure non ama nemmeno la propria famiglia; Georgiana è invece un concentrato di sentimento privo di sostanza, ama gli slanci patetici ma di vero amore non ne prova, finendo per sistemarsi con un matrimonio di convenienza.
Bessie è una governante di casa Reed ed è l'unica a voler bene a Jane durante la sua terribile infanzia. Si tratta di un personaggio importante perché fa scoprire alla piccola l'amore e la dolcezza che le vengono negate dalla famiglia.
Il signor Rochester è il datore di lavoro di Jane a Thornfield Hall. Ha un brutto carattere, ma si innamora sinceramente di Jane. Lui vorrebbe viziarla, ma lei glielo impedisce perché non vuole essere mantenuta. Nonostante l'ami davvero, la tradisce nascondendole il terribile segreto che nasconde nella sua residenza e che finisce per invalidare il loro matrimonio. Il peccato che tiene nascosto finisce per rovinarlo, ma in quella rovina trova la felicità perché Jane riesce a non odiarlo. Le circostanze permettono loro di stare insieme in un rapporto di totale parità, proprio come lei avrebbe voluto. 
Ultimo personaggio importantissimo è St.John, che salva la vita a Jane e diventa inconsapevolmente lo strumento attraverso il quale la vicenda si conclude. Desidera ardentemente fare il missionario in India, ma non lo spinge la carità, bensì la consapevolezza che in una situazione così estrema saprebbe far fruttare le sue qualità meglio di quanto potrebbe come semplice sacerdote di un piccolo villaggio. Convinto che le qualità di Jane possano renderla adatta alla causa, le propone di sposarlo così da poterlo seguire in India e aiutarlo; non la ama, semplicemente sente che lei ha le qualità adatte per essergli utile e, sposandola, la terrebbe in una condizione di sudditanza. Incassato il rifiuto di Jane, che non accetta di sposarlo perché ha intuito la ragione della proposta, va da solo.

Jane Eyre è un romanzo che mostra le ipocrisie della società e come queste possano stritolare nella morsa dell'ingiustizia una persona buona e valida. Jane lotta contro la vita, contro usi distorti della fede e contro concetti distorti dell'amore, e alla fine vince perché riesce a non scendere a compromessi. Per tale ragione Jane Eyre è un personaggio femminile che ancora oggi affascina tantissimo; non siamo in presenza della solita donna capace di riemergere da una condizione disagiata grazie alla sua bellezza, la cui riemersione consiste però nell'ingresso all'interno della società e delle sue regole: qui le regole vengono infrante davvero e la protagonista riesce a mantenersi originale fino alla fine.

Credo che Jane Eyre sia un romanzo da leggere almeno una volta nella vita.
Presenta un personaggio femminile affascinante e straordinariamente moderno, parla della rottura delle regole e allo stesso tempo ci mostra il mondo cattivo da cui tante anime indifese vengono stritolate. Il tutto viene impreziosito dalla capacità di Charlotte Bronte di descrivere tutto con grande semplicità; la trama è affascinante e complessa, i paesaggi e i personaggi sono descritti con precisione e finezza, così come riflessioni e stati d'animo, eppure la lettura è molto leggera e non diventa mai stancante.
Ci sono poi all'interno di questo romanzo passaggi bellissimi che fanno venir voglia di impararli a memoria. Ve ne segnalo uno che ho trovato straordinario, parla di come alcune persone sappiano concentrarsi solo sui piccoli difetti perdendosi così i grandi pregi: "Imperfezione della natura umana! Vi sono delle macchie sulla faccia dei pianeti più luminosi: e degli occhi come quelli della signorina Scatcherd possono vedere soltanto questi difetti minuscoli, e sono ciechi a tutto lo splendore dell'astro!"

Francesco Abate  

domenica 7 giugno 2020

IL RUOLO DELLA NATURA NE "I PROTETTORI DI LIBRI"


Questo mese non vi lascerò un estratto del romanzo I Protettori di Libri, ma vi parlerò del ruolo che la natura ricopre in esso.
La protagonista della storia è Giovanna, una poliziotta in preda a un'indefinita malinconia e resa cieca dalle restrizioni imposte dalla dittatura che governa l'Italia. La sua anima accecata ha però un accenno di risveglio quando si ritrova immersa nella natura che circonda la casa del misterioso ribelle Francesco, incontrato durante una perlustrazione. Sarà la scossa che la natura dà alla sua anima a spingerla in un inaspettato e drastico cambio di vita.
Attraverso la bellezza che ci offre, e che possiamo percepire con tutti i nostri sensi (profumi, colori, suoni, sapori, tocchi), la natura è l'antidoto all'intorpidimento dell'anima causato dalla vita vuota e inutilmente frenetica in cui siamo immersi. Per sottolineare questo suo immenso potere, ho voluto mostrare come lo spirito malato della giovane Giovanna trovi nella natura e nella sua magnificenza la cura più immediata e più efficace. 
Il ruolo centrale della natura non sminuisce quello della cultura, che è la vera protagonista del romanzo; la conoscenza è lo strumento che ci permette di comprendere i moti interni al nostro animo e di cogliere meglio la magnificenza che ci circonda, quindi rende più incisiva l'azione della natura.
Sempre più spesso l'uomo si circonda di grigiore e fugge dalla natura, distruggendo la propria vita e inaridendo la propria anima; solo il ritorno alla comunione col cosmo e la fuga dal nostro mondo artificiale ci permetterà di guarire le malattie della nostra anima e ci permetterà di giungere alla vera felicità.

La descrizione della natura che si trova nel romanzo è frutto della mia esperienza personale. Si trovano nominate le ortensie, che sono i miei fiori preferiti, e l'episodio di Giovanna che sale sull'olivo l'ho scritto pensando a tutte le volte in cui salgo io sugli olivi per potarli o per raccogliere le olive che stanno più in alto.
Io sento dentro di me il potere della natura e ne ho avuto una prova concreta durante la chiusura dovuta al coronavirus; con le campagne disabitate e il tempo dilatato dall'assenza di impegni, mi sono goduto lunghissime mattinate all'ombra degli olivi, accompagnato dal fruscio delle foglie mosse dal vento e dal canto degli uccelli. Non avete idea della pace che ho avuto in dono e della grande ispirazione, perché la natura è anche la migliore musa per gli artisti.


***


Qual è la drastica scelta di vita compiuta da Giovanna? Quali conseguenze porterà? Come cambierà la sua vita dopo l'irruzione della natura e della cultura? Diventerà una persona migliore? Sposerà una giusta causa? Cosa la costringerà a salire su un olivo?
Scoprirlo è semplice, basta acquistare I Protettori di Libri su uno dei link che trovate andando a questa pagina. Il romanzo è disponibile sia in formato cartaceo che elettronico.
Dopo averlo letto, non dimenticate di lasciare un commento sul blog, su Facebook o su Twitter.

Grazie e buona lettura.

Francesco Abate

giovedì 4 giugno 2020

COMMENTO AL CANTO "SOPRA IL MONUMENTO DI DANTE CHE SI PREPARAVA A FIRENZE"

Perché le nostre genti
pace sotto le bianche ali raccolga,
non fien da' lacci sciolte
dell'antico sopor l'itale menti
s'ai patrii esempi della prisca etade
questa terra fatal non si rivolga.
Composto a Recanati tra il settembre e l'ottobre del 1818, il canto Sopra il monumento di Dante che si preparava a Firenze fu ispirato da un manifesto pubblicato nel luglio dello stesso anno in cui si annunciava la costruzione di un monumento al sommo poeta a Firenze. Il monumento fu poi inaugurato il 24 marzo del 1830 in piazza Santa Croce.

La poesia è composta da dodici strofe; le prime undici presentano diciassette versi, l'ultima invece ne ha solo tredici. Anche qui, come in All'Italia, c'è una differenza tra le strofe pari e quelle dispari, in questo caso però sono meno marcate e la struttura ritmica è più regolare, rendendo questo canto più simile a quelli petrarcheschi.

Leopardi usa la figura di Dante Alighieri non per una celebrazione della poesia, ma per la composizione di un canto patriottico.
I versi che aprono il canto sono una critica all'ignavia degli italiani (l'antico sopor d'itale menti), poi la prima strofa si chiude con un invito all'Italia: Leopardi la sprona a guardarsi indietro e disperarsi, a guardare i grandi uomini del passato visto che nel presente non ce ne sono (O Italia, a cor ti stia / far ai passati onor; che d'altrettali / oggi vedove son le tue contrade, / né v'è chi d'onorar ti si convegna).

Nella seconda strofa il poeta parafrasa il manifesto con cui venne annunciata la costruzione del monumento; riprende l'esempio del cittadino straniero che, giunto in visita a Firenze, cerca una statua del suo cittadino più illustre e, non trovandola, rimprovera aspramente la città intera. Era effettivamente una vergogna che il più grande letterato fiorentino non avesse neanche una pietra commemorativa nella città in cui era nato e che aveva amato.
Leopardi loda coloro che hanno pensato di ovviare a una tale vergogna e per loro è sicuro che ogni petto italiano si accenderà d'amore.

Nonostante il soggetto al centro della poesia sia il monumento di Dante, questo come ho già detto è un canto patriottico.
Dante fu un uomo politico attivo oltre che letterato e anche nella sua opera più importante, la Divina Commedia, denunciò a più riprese la corruzione che stava portando l'Italia alla rovina. Leopardi sfrutta il forte patriottismo che fu di Dante per rivolgersi a lui e mostrargli lo scempio che vive il paese che amava, ben peggiore di quello che poté vedere di persona.
Ciò che Leopardi sottolinea maggiormente in questo componimento è il dramma dei giovani italiani mandati a morire in Russia per volontà dell'imperatore francese Napoleone. Il poeta descrive questa triste situazione ed è certo che dall'aldilà Dante ne sia disgustato, altrimenti non sarebbe la stessa persona che fu in vita ("Padre, se non ti sdegni, / mutato sei da quel che fosti in terra. / Morian per le rutene / squallide piagge, ahi d'altra morte degni, / gl'itali prodi; e lor fea l'aere e il cielo / e gli uomini e le belve immensa guerra"). 
Non solo ne descrive la morte in terra straniera, ma Leopardi immagina i soldati italiani in agonia piangere per un estremo sacrificio donato a colui che ha schiavizzato la loro patria ("O patria nostra. Ecco da te rimoti, / quando più bella a noi l'età sorride, / a tutto il mondo ignoti, / moriam per quella gente che t'uccide").   

Il canto Sopra il monumento di Dante che si preparava a Firenze è importante anche perché introduce il tema del conforto della disperazione.
Leopardi definisce infinita la sciagura degli italiani che muoiono in Russia, eppure li esorta a rassegnarsi e a fare di questa disperazione il loro conforto ("Anime care, bench'infinita sia vostra sciagura, datevi pace; e questo vi conforti che conforto nessuno avrete in questa o nell'età futura"). In pratica secondo il poeta l'unico conforto di quei disperati deve essere la disperazione stessa.
Questo tema Leopardi lo approfondisce nel 1821 nello Zibaldone. Scrive che l'uomo non può vivere senza speranza. La disperazione stessa non può esistere senza la speranza; l'abbandono delle speranze si accompagna o alla speranza di non soffrire più, perché non si spera più in niente (non ci sono perciò aspirazioni che possono essere frustrate), o a quella di godere della disperazione stessa e dei sentimenti forti che è in grado di suscitare. 
Per Leopardi quindi la disperazione può donare un conforto così come la speranza stessa.

Francesco Abate

giovedì 28 maggio 2020

COMMENTO DEL CANTO "ALL'ITALIA"


O patria mia, vedo le mura e gli archi
e le colonne e i simulacri e l'erme
torri degli avi nostri,
ma la gloria non vedo

All'Italia è il primo componimento contenuto nei Canti di Giacomo Leopardi.
Composto a Recanati nel settembre del 1818, introduce un'importante novità rispetto alla canzone petrarchesca: ne abbandona la perfetta simmetria, infatti le sue sette strofe di venti versi presentano una differenza tra pari e dispari sia nella disposizione di endecasillabi e settenari, sia nell'ordine delle rime.

Si tratta di un canto patriottico che può essere diviso in due parti: le prime tre strofe descrivono la miseria in cui è precipitata l'Italia, le successive quattro raccontano la gloria dei greci che sconfissero i persiani.
Leopardi gioca sul confronto tra la mancanza di amore per la patria degli italiani e l'eroismo dei greci antichi, che diedero la vita pur di non essere conquistati dai persiani di Serse.
Tra la prima e la seconda parte c'è anche un cambio di narratore; nelle prime tre strofe è infatti Leopardi che si rivolge all'Italia e ne canta la miseria, mentre nelle ultime tre a cantare è il poeta greco Simonide, introdotto nella quarta strofa ("e sul colle d'Antela, ove morendo / si sottrasse da morte il santo stuolo, / Simonide salia, / guardando l'etra e la marina e il suolo"). La scelta di Simonide come narratore non è casuale, infatti egli è famoso soprattutto per il suo inno dedicato ai morti delle Termopili (dove un gruppo di spartani tenne testa al ben più imponente esercito di Serse, dando tempo al resto della Grecia di preparare la controffensiva).

Molto significativa è l'immagine con cui Leopardi identifica l'Italia: una donna in lacrime, nuda e in catene, che non regge minimamente il confronto col glorioso passato in cui dominava il mondo ("Sì che sparte le chiome e senza velo / siede in terra negletta e sconsolata, / nascondendo la faccia / tra le ginocchia, e piange. / Piangi, che ben hai donde, Italia mia, / le genti a vincer nata / e nella fausta sorte e nella ria").
Per la critica questa immagine non è da riferirsi solo all'Italia, ma possiamo in essa vedere lo stesso poeta, il quale soffre nonostante l'imponente statura morale. Questa doppia lettura ci permette di trovare anche in questo canto patriottico la dimensione esistenziale della poetica leopardiana.

Nella terza strofa c'è un passo molto interessante riferito agli italiani andati in Russia a combattere per l'esercito napoleonico: "Dove sono i tuoi figli? Odo suon d'armi / e di carri e di suoni e di timballi: / in estranie contrade / pugnano i tuoi figliuoli".
Per Leopardi di certo doveva essere doloroso pensare a italiani che morivano per i francesi, visto che per un periodo fu un acceso nazionalista anti-francese come suo padre Monaldo.

Francesco Abate

giovedì 21 maggio 2020

RECENSIONE DE "L'AMANTE DI LADY CHATTERLEY" DI DAVID HERBERT LAWRENCE

L'amante di lady Chatterley è il più importante romanzo dello scrittore inglese David Herbert Lawrence.
A causa del suo contenuto erotico, il romanzo ha subito in passato duri attacchi da parte della censura, e attualmente viene tenuto in considerazione più dai registi di film erotici che dagli amanti della letteratura. Si tratta però di un atteggiamento ingiusto da tenere nei confronti di un libro che è invece uno dei più importanti romanzi del Novecento, tanto per i temi trattati quanto per il periodo storico in cui ebbe il coraggio di trattarli.

Protagonista della vicenda è Constance Reid, ragazza dell'alta borghesia, la quale sposa il rampollo di una famiglia di ricchi proprietari di miniere, Clifford Chatterley, e con lui si trasferisce a Wragby.
Clifford nel corso della Grande Guerra è rimasto ferito e ha perso l'uso della parte inferiore del corpo. A Constance non pesa prendersi cura del marito invalido e neanche l'assoluta mancanza di attività sessuale. Solo una volta tradisce il marito con lo scrittore Michaelis, ma si tratta di una storia fatta di pochi incontri e davvero poco soddisfacente.
Tutto cambia quando lady Chatterley incontra il guardiacaccia Oliver Mellors il quale, essendo al servizio del marito, vive in una capanna nel bosco di loro proprietà. Inizialmente i due si scontrano, ma lentamente prendono coscienza di provare un interesse l'uno per l'altra e finiscono per diventare amanti.
Constance, stanca della vita con Clifford, preme perché Mellors la prenda con sé, ma la situazione è complicata perché entrambi sono sposati. La loro determinazione è però accelerata da un evento: Constance rimane incinta. A questo punto entrambi decidono di ottenere il divorzio dai rispettivi coniugi, i quali però non intendono assecondarli.

Sebbene la trama sembri quella di un normale romanzo d'amore, L'amante di lady Chatterley è molto complesso, ricco di temi importanti e incredibilmente rivoluzionario. 
Il tema centrale del romanzo è il valore salvifico della passione. Attraverso gli occhi di Constance, Lawrence ci mostra la civiltà industriale in tutto il suo grigiore; l'Inghilterra delle miniere è fatta di minatori deformati nel corpo e nello spirito, mentre i nobili che appartengono alle classi "superiori" sono vuoti e interessati solo al denaro. Siamo negli anni Venti e circola con forza il fiume degli ideali socialisti, ma si tratta di chiacchiere che restano solo teoria perché i lavoratori non fanno nulla per elevarsi e gli intellettuali accettano lo stato delle cose.
L'Inghilterra dell'età industriale è devastata dalla sete di denaro e dalla voglia di divertirsi. Un elemento di modernità è a mio modo di vedere questo giudizio di Lawrence sul divertimento: c'è nelle masse un bisogno disperato di divertirsi, come fosse una droga, e per appagarlo si cerca sempre più denaro e si rinuncia alla propria umanità. Vuoto divertimento e bisogno di spendere sono il male della massa. Cambiando gli anni Venti del Novecento con quelli del Duemila, l'analisi si rivela perfetta anche per i giorni nostri.
Nel romanzo c'è anche un'aspra critica agli intellettuali. Constance ha l'occasione di conoscerne alcuni e assistere alle loro discussioni, rendendosi conto della vuotezza delle loro chiacchiere e della loro ossessione per lo spirito, che li porta a trascurare completamente il corpo o a giudicarlo addirittura un peso. Il loro problema è che ambiscono solo alla fama.
Lady Chatterley scopre inaspettatamente la cura a tutti questi mali del mondo: la passione. Lo scopo del romanzo è quello di comunicarci come si possa fuggire all'imbruttimento dell'essere umano solo tornando alla natura, quindi anche a quello che c'è di naturale nel nostro corpo. Mentre gli intellettuali negano il corpo o lo giudicano un peso, e il sesso sembra visto da tutti come una sporca necessità, lei capisce che è l'unico mezzo per tornare alla natura e all'originaria bellezza dell'uomo. Si tratta di una passione carnale e libera dai vincoli della morale, ma non bisogna prendere il messaggio di Lawrence come un inno alla promiscuità e all'esagerazione, infatti la protagonista sceglie di vivere con Mellors e non ha rapporti con altri mentre sta con lui; la loro ribellione al mondo ipocrita si realizza con il percorso che li porta ad amarsi, perché prima si concedono il sesso e solo dopo si innamorano, e con la loro rottura delle barriere sociali, perché lei è nobile e lui un semplice guardiacaccia.
Il romanzo non può essere giudicato semplicemente erotico, non pone infatti il sesso fine a sé stesso come centro della narrazione ma una carnalità dal valore salvifico, presenta in sé quindi una forte componente filosofica. Anche la descrizione dettagliata degli atti sessuali non viene scelta da Lawrence per fare scalpore, è essenziale per mostrare il cambiamento che avviene in Constance, la quale prima vede il sesso come una porcheria che non dà piacere a nessuno, poi scopre invece quanto possa essere bello e quanto possa cambiare in meglio la vita e l'anima di una persona.

I protagonisti della storia sono: Constance Chatterley, Clifford, Oliver Mellors, sir Malcom Reid, Hilda Reid, mrs.Bolton.
Constance è una donna ricca di vita. La sua permanenza nella grigia e inquinata Wragby, città industriale sede delle miniere del marito, finisce per imbruttirla dentro e fuori, renderla apatica e totalmente disinteressata a qualsiasi piacevolezza. Il suo rapporto con il sesso inizialmente è lo stesso che sembrano avere tutti: non ne è interessata più di tanto. Un sussulto i suoi sensi lo hanno quando conosce lo scrittore Michaelis, il quale sembra diverso dalle altre persone, ma la scoperta della sua meschinità sembrano riportarla alla totale quiescenza dei sensi. L'incontro con Mellors risveglia di nuovo le sue passioni carnali; lui l'attrae come una calamita e le fa scoprire il piacere del sesso fatto con la spinta di una vera passione. Attraverso gli incontri con Mellors, Constance torna in vita, perciò capisce che l'unica soluzione per liberare l'umanità dalla deformazione generata dall'era industriale è il ritorno alla vera passione e alla natura. Lei realizza in pieno questo ritorno quando, dopo aver fatto l'amore con Mellors, si mette a correre nuda per il bosco. 
Clifford è il ricco proprietario delle miniere di carbone di Wragby. Il suo totale distacco dalla vita sensuale è accentuato dall'autore con l'invalidità che lo paralizza dai fianchi in giù, causata da una ferita durante la Prima Guerra Mondiale. Inizialmente si interessa poco degli affari, scrive e ha ambizioni da intellettuale; non è comunicare qualcosa però il suo vero intento, a lui interessa soltanto la fama. Dopo l'arrivo della governante in casa, perde interesse per la scrittura e riprende a fare l'uomo d'affari, quindi smette di interessarsi alla fama e comincia a correre dietro al denaro. Nel suo pensiero c'è attenzione solo al denaro, al progresso tecnologico e alla spiritualità, mentre in tutto ciò che è "fisico" vede soltanto qualcosa di inferiore. Lui è l'emblema della deformazione prodotta dalla società, un uomo interessato solo a fama e ai soldi, disinteressato a tutti i piaceri fisici e incapace di provare amore. Dopo il tradimento e l'abbandono della moglie, intrattiene una relazione ambigua con la governante, una sorta di sesso senza penetrazione, più simile all'avvinghiarsi di un bimbo alla madre che non a quello di due amanti, segno della deformazione avvenuta negli istinti dell'uomo.
Oliver Mellors è il guardiacaccia di Clifford e diventa l'amante di lady Chatterley. Uomo schivo e scorbutico, in realtà non ama le persone perché ne vede la deformazione. Vive liberamente la sua passione e cerca il piacere, ma solo con lady Chatterley lo trova davvero perché le altre donne sembrano non interessate al sesso. Sebbene non abbia particolari inibizioni, non è però un donnaiolo incallito e tradisce la moglie solo con Constance. Il suo essere diverso, uomo di vera passione in mezzo a uomini presi solo dal denaro e dal potere, finisce per causargli notevoli problemi in società. Ama la natura e per questo, benché fosse un militare dalla carriera ben avviata, ha scelto di fare il guardiacaccia. Diventa la guida di lady Chatterley, le mostra il piacere e le fa capire quanto sia deforme il mondo che invece lo respinge. 
Sir Malcom Reid è il padre di Constance. Lui approva il comportamento della figlia, ma inizialmente tenta di scoraggiarla a proseguire la sua storia con Mellors perché consapevole dei disagi che le comporterà in società. Lui sulla passione la pensa come la figlia, ma non ha il coraggio di viverla apertamente, infatti si è concesso diverse scappatelle ma sempre tenute ben nascoste. 
Hilda Reid è la sorella di Constance. Inizialmente la invoglia a tradire Clifford, consapevole che la giovane sorella non possa vivere una vita intera senza provare i piaceri della carne, poi però si oppone alla storia con Mellors. Nonostante si professi socialista, non ammette che persone di rango diverso possano unirsi e vivere insieme; in lei perciò vediamo l'ipocrisia di chi si professa socialista pur opponendosi all'effettiva realizzazione dell'uguaglianza.
Mrs.Bolton è la governante di Clifford. Si tratta di un personaggio minore, ma voglio citarlo perché rappresenta alla perfezione l'ipocrisia della società: odia i Chatterley, che ritiene responsabili della morte del marito minatore, ma per denaro arriva addirittura ad assecondare le perversioni di Clifford; respinge ogni idea moderna, vede il bene sempre nei comportamenti degli uomini e dei vecchi mentre in quelli delle donne e dei giovani vede sempre il male.

Come ho già detto, L'amante di lady Chatterley fu a suo tempo giudicato scandaloso e dovette subire una dura censura. Lawrence lo pubblicò a Firenze nel 1928, ma in Gran Bretagna cominciò a circolare legalmente (libero dall'accusa di immoralità) solo nel 1960. Curioso anche l'aneddoto circa la prima traduzione italiana, del 1945: l'autore si preoccupò di non tradurre letteralmente tutti i termini sconci usati da Lawrence, dando così al testo un effetto quasi comico (tradusse fuck con bacio).
Per capire l'ostilità contro questo romanzo, dobbiamo tener conto non solo delle immagini esplicite con cui Lawrence descrive i rapporti sessuali, ma anche a mio parere del significato complessivo del testo. Nel 1928, in un'Inghilterra ancora ferma agli ideali vittoriani del secolo precedente, un romanzo che distrugge la società industriale e indica la passione carnale come via per fuggirne non poteva essere accolto bene. Non solo la sconcezza, quello che a mio modo di vedere dispiacque ai censori inglesi fu vedere il loro modello socio-economico fatto a pezzi e mostrato in tutta la sua mostruosità.
La grandezza di Lawrence e di questo romanzo sta nell'aver sbattuto in faccia ai lettori tanti anni fa temi di straordinaria modernità. Prima di tutto non c'è inferiorità della donna rispetto all'uomo, infatti nel romanzo l'eroina è una donna a cui piace il sesso e non ha problemi a viverlo, nonostante ciò significhi rinnegare la società e i suoi valori. C'è poi il tema del consumismo, oggi tanto attuale, e del bisogno di divertirsi e spendere per dimenticare la propria misera condizione. C'è l'ipocrisia di chi predica la rivoluzione e poi, quando si può fare, protegge lo status quo. C'è anche il tema dell'inquinamento, perché Lawrence nella descrizione di Wragby non manca di sottolineare come il cielo abbia i colori alterati dal fumo e sull'erba piova la cenere come neve. C'è poi il tema della libertà sessuale, che può apparire scontato oggi, ma nel 1928 aveva una carica rivoluzionaria maggiore.

Ho acquistato questo libro quasi per caso. Di sicuro Lawrence è uno scrittore che non riceve grandissime attenzioni, eppure credo che L'amante di lady Chatterley sia uno dei più grandi romanzi del Novecento e per questo vada giudicato una lettura fondamentale.
Consiglio di leggerlo sia a chi ama il genere erotico sia a chi lo detesta, questo perché mostra come anche in questo genere di libri sia possibile inserire una profonda critica sociale e un'importante riflessione sull'umanità.

Francesco Abate