I supplizi capitali è un saggio pubblicato nel 2005 da Eva Cantarella.
In questo saggio l'autrice analizza i reati per i quali era prevista la pena di morte nella Grecia e nella Roma antiche, oltre ai modi in cui essa era eseguita. Non si creda che quest'analisi sia fine a sé stessa o sia un semplice esercizio di arricchimento culturale, lo scopo è quello di comprendere meglio le ragioni alla base dell'applicazione dei supplizi capitali, così da arricchire il dibattito sulla loro legittimità.
Non è un caso la scelta dell'autrice di tornare indietro fino alla Grecia antica e alla Roma delle origini, infatti sebbene il dibattito sull'abolizione della pena di morte sia iniziato nel Settecento con Cesare Beccaria, è da Platone che iniziano le riflessioni circa la natura della pena, e nel Protagora il filosofo propone per la prima volta un'idea di giustizia prospettiva invece che retributiva, cioè una giustizia pensata affinché il reo sia recuperato, non semplicemente punito. Nell'antica Grecia affondano quindi le radici del concetto di giustizia riabilitativa, che è quanto di più incompatibile possa esistere con la pena di morte.
Studiare la storia antica della pena di morte ci aiuta inoltre a vedere come le società del tempo si siano sforzate nel tempo di trasferire l'amministrazione della giustizia dalla sfera privata agli spazi pubblici. Sia in Grecia che a Roma, in origine a punire con la morte per molti reati era il capofamiglia, il quale era legittimamente considerato sovrano nel piccolo nucleo sociale (la famiglia) sul quale si reggeva l'intera comunità. Col passare del tempo, in entrambe le realtà, le leggi furono modificate affinché fossero sempre meno i casi in cui il giudizio e la pena fossero comminati nello spazio privato della casa, togliendo quindi potere ai capifamiglia ed accentrando l'amministrazione della giustizia nelle mani della comunità.
La lettura di questo saggio è importante anche per sfatare il mito secondo cui l'ideazione dei supplizi capitali fosse solo un esercizio di crudeltà. Sebbene io resti convinto che un certo sadismo abbia influenzato spesso la scelta delle modalità di un'esecuzione capitale (basta guardare il disegno all'inizio del post), l'autrice, attraverso lo studio dei documenti giuridici, delle tradizioni ed anche della letteratura, dimostra come la tipologia del supplizio fosse influenzata dalla natura del reato e dallo scopo della pena; le modalità cambiavano a seconda che il reo fosse punito per vendicare l'offesa che aveva fatto alla vittima, che venisse punito per la violazione di legge o che dovesse espiare un peccato commesso contro un dio.
Francesco Abate