mercoledì 16 febbraio 2022

ROSSO MALPELO DI GIOVANNI VERGA

 

Rosso Malpelo è una delle più importanti novelle di Giovanni Verga. Pubblicata per la prima volta nel 1878, fu poi inserita nella raccolta Vita nei Campi due anni dopo.

La novella parla di un bambino che lavora in miniera insieme al padre. Siccome ha i capelli rossi e un carattere violento, è chiamato Malpelo e maltrattato da tutti. Il suo brutto carattere attira su di lui le violenze e i rimbrotti di parenti e colleghi, ma nessuno capisce che è proprio l'assoluta mancanza di amore nella sua vita a renderlo così selvaggio.
L'unica persona che mostra affetto sincero per il piccolo è il padre, il quale lavora con lui in miniera e là muore.
Benché indurito dalla vita, il piccolo non è cattivo e riesce ad affezionarsi a un bambino zoppo chiamato Ranocchio. Non avendo mai ricevuto manifestazioni d'affetto, Rosso Malpelo mostra i propri sentimenti in modo duro, arrivando spesso a picchiare l'amico per insegnargli a difendersi. L'affetto che prova per lui è però sincero e fa di tutto per renderlo più forte. Purtroppo anche l'amichetto muore, lasciando il piccolo protagonista da solo nel mondo duro e spietato della miniera.
Alla fine la morte arriva anche per il piccolo Rosso Malpelo, che viene inviato in una pericolosa esplorazione dalla quale non fa più ritorno.

Rosso Malpelo è una novella molto toccante e tratta i temi del pregiudizio, della miseria e della violenza contro i bambini.
La storia ci mostra come il protagonista sia buono, però viene giudicato cattivo solo perché rosso di capelli e dal carattere selvatico; nessuno pensa che siano i maltrattamenti a incattivirlo, gli adulti non fanno altro che picchiarlo e accusarlo ingiustamente di ogni guaio, così da generare un giovanissimo essere rassegnato come un vecchio prossimo alla morte. Fa specie leggere che il bambino invidia un asino morto, il quale ormai non sente più dolore; giovanissimo, con l'intera esistenza davanti, è già arrivato a giudicarla un supplizio peggiore della morte. Tanto assuefatto è all'oscurità della miniera da desiderare che tutte le notti siano scure.
La miseria è un'altra protagonista assoluta della novella. La famiglia del piccolo è povera, suo padre lavora in miniera ed è costretto a trascinarvi pure il figlioletto, finendo per condividere con lui i torti e la tragica fine. L'umanità che ci mostra Verga è senza speranza e senza sogni, fatta di persone che si trascinano col solo scopo di portare a casa la pelle. C'è anche un rapido sguardo sullo sfruttamento del lavoro quando il padre del protagonista, rimasto a lavorare di notte e in balìa dei pericoli, muore mentre il suo padrone si gode uno spettacolo a teatro.
La violenza contro i bambini è infine il tema principale di tutta la storia. I bambini sono la categoria di persone più debole della società, la meno protetta, e Verga ci mostra come nella miseria essi subiscano vessazioni ancora peggiori rispetto a quelle degli adulti. Il piccolo protagonista, che è un bambino come tanti, è costretto a un lavoro disumano e alienante, viene maltrattato dai colleghi più grandi, perché i più forti tendono a essere prepotenti coi più deboli, e non riceve un briciolo d'amore nemmeno dalla famiglia. Se l'umanità intera della novella non ha speranza, i bambini non hanno diritto neanche a briciole di gioia, ma subiscono soltanto rimbrotti e violenze.

Rosso Malpelo è una delle novelle più belle e toccanti di Giovanni Verga. Leggendola possiamo riflettere sui pregiudizi che generano i comportamenti che abbiamo nei confronti di altre persone, sull'imbruttimento morale causato dalla miseria e sulle violenze patite dai bambini.
La forza di questa novella è la sua modernità, infatti ancora oggi dobbiamo assistere allo sfruttamento e al maltrattamento dei bambini in zone del mondo particolarmente sferzate dalla povertà. I bambini vengono ancora usati nelle miniere, ad esempio in Congo costituiscono la principale fonte di manodopera per l'estrazione del cobalto, ma non serve andare così lontano per vedere atrocità del genere. 
La lettura di Rosso Malpelo ci ricorda che i bambini sono una categoria indifesa, che dovremmo proteggere, che spesso subisce in misura maggiore le cattiverie del mondo. Purtroppo i bambini non fanno rumore e non sanno piangere a comando per bucare lo schermo, quindi di loro ci interessa poco, ma ogni anno anche nel nostro paese tanti vivono una vita d'inferno, traditi e devastati da chi dovrebbe amarli e proteggerli.
Rileggete ogni tanto Rosso Malpelo e pensate nel mondo quanti bambini subiscono una sorte simile, quanti odiamo solo perché vestiti di una pelle dal colore diverso, quanti devono rinunciare all'infanzia per assicurarsi una stentata sopravvivenza.

Francesco Abate

mercoledì 2 febbraio 2022

PUBBLICATA LA MIA INTERVISTA SUL BLOG "IL GIALLISTA"

 

Sono felice di annunciarvi la pubblicazione della mia ultima intervista sul blog letterario "Il Giallista".

Colgo l'occasione per ricordarvi di visitare la pagina in cui sono raccolti tutti i contenuti inerenti il mio ultimo romanzo.

Buona lettura.

Francesco Abate

domenica 30 gennaio 2022

STORIA DELLA FILOSOFIA OCCIDENTALE DI BERTRAND RUSSELL

 

Storia della Filosofia Occidentale è un saggio scritto nel 1943 dal filosofo, scrittore e matematico Bertrand Russell e pubblicato nel 1945.
Il saggio è ancora oggi uno dei manuali di divulgazione filosofica più conosciuti, questo perché riesce a esporre le varie dottrine con chiarezza e con un linguaggio accessibile anche a chi è solo un appassionato e non uno studioso.

In Storia della Filosofia Occidentale, Russell non si limita a esporre il pensiero dei principali pensatori della storia, ma fa anche un accurato lavoro di presentazione del contesto storico, politico e sociale in cui essi vissero e operarono. Per l'autore infatti i filosofi sono allo stesso tempo effetti e cause: effetti delle condizioni del loro tempo e cause delle dottrine che hanno influenzato la società negli anni successivi. 
Il filosofo, ci dice ancora l'autore, è il prodotto di due fattori: condizioni etico-religiose e ricerche scientifiche. La dottrina di ogni filosofo è perciò influenzata, in modo positivo o negativo, tanto dal Vangelo quanto dalla legge di gravitazione enunciata da Newton.
In tutto il saggio, nelle considerazioni personali sulle varie dottrine, Russell insiste molto nel rapporto che il filosofo ha con la teologia e con la scienza. Per lui chi fa filosofia si trova in una via di mezzo tra i due estremi, in una Terra di Nessuno, perché ragiona su questioni a cui la scienza col suo metodo non può rispondere e per cui le risposte sicure dei teologi non sono soddisfacenti. La filosofia non è né scienza né teologia, però nel suo metodo prende un po' da entrambe, infatti si basa su speculazioni che non portano a conoscenze definite (come fa la teologia) e allo stesso tempo si appella alla ragione umana (come fa la scienza). Scrive Russell: "Quasi tutte le questioni di maggior interesse per le menti speculative sono tali che la scienza non può rispondervi, e le fiduciose risposte dei teologi non sembrano più tanto convincenti come nei secoli precedenti."
Riassumendo tutte le considerazioni dell'autore, si può dire che la filosofia ha una marcia in più sia rispetto alla scienza che rispetto alla teologia, perché specula al di là del metodo scientifico ma non ha l'infondatezza e l'arroganza del dogma religioso. Affidandoci solo alla scienza potremmo conoscere ben poco dell'universo, dimenticando numerose questioni fondamentali intorno ad esso; mettendoci invece solo nelle mani della teologia finiremmo per illuderci di sapere cose che non sappiamo.
Nella parte finale del saggio, Russell conclude che la filosofia nella storia si è composta fondamentalmente di due parti, una che specula intorno alla natura del mondo e l'altra che cerca una dottrina etica e politica sul corretto modo di vivere; queste due teorie sono state mescolate in modo disarmonico, finendo così per generare confusione. Da Platone in poi, i filosofi hanno lasciato che le loro opinioni sull'universo fossero influenzate dal desiderio di miglioramento, hanno così alterato la logica inventando argomenti non fondati per giustificare le loro convinzioni. Lo stesso errore lo hanno fatto per dimostrare l'esistenza di Dio: pur di giustificare un dogma, ogni filosofo ha smontato le teorie errate dei predecessori, però ne ha inventate altre giustificandole con discutibili deduzioni. La soluzione a questo equivoco in cui è caduta la filosofia è un'analisi di tipo scientifico, cioè una conoscenza raggiunta attraverso osservazioni e deduzioni libere dalle influenze dei preconcetti.
Russell è un filosofo che fa dell'analisi logica l'oggetto principale della filosofia. Egli ammette che ci sono domande a cui è impossibile trovare una risposta, ma rifiuta una via della conoscenza più alta che permetta di scoprire verità che sono nascoste alla scienza e all'intelletto. La filosofia così abbandona le sue pretese dogmatiche pur non cessando di suggerire e ispirare una nuova via per la vita.

Storia della Filosofia Occidentale è un saggio completo ma alla portata di tutti, che permette di osservare il percorso che ha seguito il pensiero nel corso dei millenni. 
Il merito di questo libro è innanzitutto la sua leggibilità, non occorre infatti essere un conoscitore della filosofia per leggerlo, per questo si può considerare un mezzo attraverso cui chiunque può avvicinarsi a una materia così complessa e affascinante (purché sia animato da buona volontà, è chiaro).
Giusta è anche la scelta dell'autore di descrivere il contesto storico-sociale in cui si sono sviluppate le varie correnti di pensiero. Può sembrare banale, ma certe idee che oggi possono sembrarci folli si leggono e assimilano in modo diverso se inserite nel proprio contesto storico. Questa scelta però permette anche una doppia lettura, ci permette infatti anche di capire l'impatto che certi dogmi o certe dottrine hanno avuto sull'intera società. Io per esempio, non me ne vogliano i religiosi, ho toccato con mano l'azione dannosa dell'espansione cristiana ed islamica sul pensiero occidentale: l'insistenza su dogmi giudicati intoccabili e la creazione di mostri sacri ha gettato l'attività intellettuale di tutta l'Europa in un profondo torpore per parecchi secoli.
Sempre molto interessanti sono anche le considerazioni di Russell sui vari filosofi e sulle loro dottrine. Tali esternazioni non sono mai fuori luogo e rendono l'esposizione meno piatta, infatti ogni capitolo non è la semplice esposizione di vari concetti ma diventa quasi un confronto tra due diversi modi di pensare. Inoltre dà una certa soddisfazione al profano come me leggere un filosofo che ne dice quattro a mostri sacri come Hegel o Nietzsche.
Leggere Storia della Filosofia Occidentale è un buon modo per entrare in contatto, o incontrare di nuovo dopo tanto tempo, una materia straordinaria come la filosofia.

Francesco Abate

martedì 11 gennaio 2022

LA REAZIONE ALLA CORRUZIONE DELLA CHIESA: L'ERESIA CATARA

La storia del cristianesimo, in special modo quello medievale, è storia di nefandezze e corruzione, di interessi puramente terreni e immoralità. I vescovi, i preti e i papi si comportavano come dei comuni nobili, a caccia semplicemente di titoli e vantaggi economici. In questo contesto di profonda corruzione nacquero numerosi movimenti poi condannati come eretici; di questi l'eresia catara fu quella che ebbe il maggiore impatto sugli eventi storici dell'epoca.

La parola "cataro" deriva dal latino medievale catharus, che significa "puro". La purezza fu infatti il dogma principale di questo movimento, in risposta al clero cristiano corrotto. Il movimento si diffuse principalmente tra l'Italia settentrionale e la Francia meridionale, trovando adepti in abbondanza sia tra il popolo che tra i nobili. I catari francesi furono anche detti "albigesi", nome derivante dalla zona di Albi.
I catari furono molto diffusi tra la seconda metà del XII secolo e la prima del XIV, anche se c'è chi si dichiara cataro ancora oggi. Favorì la loro nascita, oltre alla ricchezza e alla profonda corruzione del clero cristiano, il disappunto per il fallimento delle crociate in Terrasanta.

Per quanto concerne il dogma cataro, è difficile tratteggiarlo con esattezza perché lo conosciamo solo attraverso le testimonianze dei loro nemici.
Furono dualisti, credevano nell'opposizione tra materia e spirito. Essi vedevano inoltre una distinzione tra il Dio del Vecchio Testamento, che ritenevano solo un cattivo demiurgo, e quello vero rivelato nel Nuovo Testamento. 
Per loro la materia è cattiva e non esiste la resurrezione della carne. La punizione che spetta ai malvagi è la trasmigrazione dell'anima nel corpo di un animale; per questo seguivano una dieta vegana, anche se mangiavano i pesci, che credevano che si moltiplicassero per via non sessuata.
Aborrivano il sesso e addirittura consideravano il matrimonio peggiore dei rapporti occasionali, perché nel matrimonio il peccato è continuo. 
Non avevano nulla da obiettare contro il suicidio.
Per descrivere la contrapposizione tra catari e cristiani, il filosofo Russell cita: "I persecutori narrano il caso di un uomo accusato di eresia, il quale si difese dicendo che mangiava carne, mentiva, spergiurava, ed era un buon cattolico" (B. Russell - Storia della filosofia occidentale).
Erano precetti duri, ma non tutti erano obbligati ad osservarli per intero. Solo persone eccezionalmente sante, chiamate "i perfetti", dovevano osservarli tutti; gli altri potevano tranquillamente mangiare carne e sposarsi.

Il catarismo è importante da conoscere sia per l'impatto che ebbe sul piano dogmatico sia per quello storico.
La loro dottrina conquistò i popoli, stanchi di guide spirituali peccatrici e false, e anche i nobili, che vedevano nella povertà del clero l'occasione per acquisire più ricchezze e poteri. La loro richiesta di povertà e umiltà, sebbene osteggiata dalla chiesa cristiana, fu accolta in seguito da diversi ordini monastici, come quello domenicano.
Per quanto riguarda la storia, i catari furono perseguitati e subirono numerosi massacri. La loro espansione portò alla prima crociata indetta da cristiani contro altri cristiani e, fallita questa, alla creazione da parte di papa Gregorio IX dell'Inquisizione. La Chiesa, impegnata all'epoca nell'affermazione del proprio potere temporale, decise di rispondere col fuoco alle richieste di una religione più pulita e spirituale.

Francesco Abate 

venerdì 24 dicembre 2021

BUONE FESTE

Confesso che la mia intenzione era di pubblicare sul blog anche durante le feste, ma è stato un anno intenso, soprattutto nei suoi ultimi mesi, e ho bisogno di staccare un po' la spina. Il riposo a cui mi dedicherò non sarà semplice pigrizia, mi dedicherò all'otium così com'era inteso dagli antichi Romani: leggerò e mediterò così da accrescere il mio spirito e le mie conoscenze. Ho intenzione di tornare dopo il 7 gennaio fresco come una rosa e con tante idee.

Ne approfitto per fare un piccolo bilancio del 2021. Al netto dei problemi creati dalla pandemia, per me è stato un anno assolutamente positivo sotto tutti i punti di vista. Ho dovuto combattere tanto, per questo l'ho definito un anno intenso, ma alla fine ho raggiunto obiettivi importanti e dato una svolta forse decisiva alla mia vita.
La lotta dura quando è vincente lascia tanto entusiasmo oltre alla stanchezza, quindi ho tanti progetti per il 2022, soprattutto inerenti il mio percorso artistico.

Vi lascio ricordandovi che in questo blog trovate tutto ciò che serve per capire se i miei romanzi possono piacervi, e quindi se acquistarli, e per leggere le poesie che ho pubblicato fino ad ora.

Vi auguro buone feste, che siate religiosi o meno, e un anno nuovo carico di felicità e buone letture.
Siate indipendenti e assetati di conoscenza.

Francesco Abate

giovedì 16 dicembre 2021

PUBBLICATA LA POESIA "SI MUORE ANCHE A NATALE"

 

Sono felice di annunciarvi che il sito Spillwords.com ha pubblicato la mia ultima poesia, Si Muore Anche a Natale.

Ammetto che il titolo suoni un po' guastafeste, visto che le feste sono un po' il placebo con cui ci illudiamo di scacciare i dolori che ci tormentano, ma la realtà è che questi periodi gioiosi finiscono e puntualmente il carico di affanni torna a caderci sulla schiena; non dimentichiamo poi che tanti in questi giorni non solo non riescono a scacciare i dolori, ma addirittura li vedono accresciuti dall'atmosfera gaia che li circonda.
I canti dei giorni di festa possono illuderci, ma la verità è che si muore anche a Natale.

Spero che la poesia vi piaccia. Come sempre aspetto i vostri commenti. Vi ricordo inoltre che nella pagina Le mie poesie trovate i link a tutte le poesie che ho pubblicato finora.

Buona lettura.

Francesco Abate

lunedì 6 dicembre 2021

FRANKENSTEIN DI MARY SHELLEY

 

Frankenstein, ovvero il moderno Prometeo è un romanzo pubblicato dalla scrittrice inglese Mary Shelley nel 1818. L'opera nacque inizialmente come racconto breve, poi su incoraggiamento di Percy Shelley, marito di Mary, fu trasformata in un romanzo.
Curiosa è la genesi del romanzo. I coniugi Shelley stavano trascorrendo l'estate del 1816 a Ginevra, in una casa vicina a quella del celebre lord Byron. Quell'estate fu particolarmente piovosa e Byron propose di passare il tempo scrivendo una storia dell'orrore ciascuno da leggere poi a tutti. Per gioco, giusto per passare il tempo, Mary Shelley creò un'opera destinata all'immortalità.

L'opera inizia con le lettere di Robert Walton, un esploratore in spedizione al polo nord per una ricerca scientifica, alla sorella Margareth; in queste racconta del suo viaggio e delle difficoltà che incontra. Un giorno Walton trova sui ghiacci un uomo in fin di vita e lo porta a bordo della propria nave. Il nuovo passeggero è il dottor Frankenstein che, riprese le forze, racconta la sua storia. La vicenda narrata dal dottore è così sconvolgente da spingere Walton a raccontarla per esteso alla sorella nelle sue lettere.
Il dottor Frankenstein racconta come lui fosse riuscito a creare un essere vivente, a donargli il soffio della vita; dopo averlo creato era però fuggito via, tanto l'essere era mostruoso. La fuga però non salva il dottore da un atroce destino, infatti il mostro, scacciato dalla gente e isolato da tutti a causa del suo aspetto, decide di seguire il proprio creatore e vendicarsi uccidendo le persone che ama. In un incontro faccia a faccia, il mostro chiede al dottor Frankenstein di creargli una compagna, così che possa essere felice e smettere di perseguitarlo, ma questi prima accetta e poi ci ripensa, troppo ripugnato dall'idea di liberare nel mondo un altro essere così abominevole e pericoloso. Vista non accontentata la sua richiesta, il mostro decide di vendicarsi nel più atroce dei modi.

I personaggi più importanti del romanzo sono Robert Walton, il dottor Frankenstein e il mostro da lui creato.
Walton è un esploratore tanto attaccato alla conoscenza da mettere in gioco la propria vita in una pericolosa spedizione al polo nord. 
Il dottor Frankenstein è come Walton uno scienziato, solo che arriva a spingersi oltre e prova a creare un essere umano, a donare la vita. Egli varca quindi un confine etico e da semplice scienziato diventa creatore, ergendosi allo stesso livello di un dio, ma riesce soltanto a dare la vita a un mucchio di pezzi umani raccolti al cimitero, creando un mostro. Rifiuta subito il frutto della sua audacia perversa, ma questi lo perseguita e gli fa pagare un prezzo molto caro: il dottore vede morire in modo orribile le persone che più ama. Consapevole di non potere in nessun modo né liberarsi del suo errore né lenire il dolore per le perdite subite, consacra la parte restante della propria vita alla vendetta, quindi si pone l'obiettivo di eliminare per sempre ciò che ha creato.
Il mostro è di certo il personaggio più importante del romanzo. La sua storia la conosciamo da lui stesso, che la racconta al proprio creatore. Nonostante commetta atroci delitti, non è in origine un'anima malvagia. Impara i valori sani dell'umanità e si mostra caritatevole quando, nascosto in un casolare, osserva una famiglia di esuli francesi. Pur essendo di animo buono, il suo aspetto atroce gli rende impossibile qualsiasi contatto umano, infatti non appena si manifesta viene scacciato a bastonate dalla gente. La solitudine e l'emarginazione lo portano a serbare rancore nei confronti del suo creatore, che gli ha dato quell'aspetto mostruoso e l'ha abbandonato a sé stesso. Decide perciò di perseguitarlo, ma anche in questo caso non è un'azione malvagia fine a sé stessa: il suo scopo è ricattarlo per avere da lui una compagna, una persona da amare che non lo scacci per via del suo aspetto. Quando il dottore non esegue il compito, non esita a vendicarsi uccidendogli la moglie. Nonostante l'odio per l'uomo che l'ha destinato a tanta sofferenza, alla fine lo ritroviamo a piangere sul suo corpo senza vita e a mostrarsi pentito del male fatto.

Frankenstein, sebbene sia stato scritto inizialmente al solo scopo di spaventare, è un romanzo molto ricco di contenuti.
Prima di tutto la lettura impone un'attenta riflessione su quelli che sono i limiti da imporre eventualmente alla scienza. Nella stesura del romanzo Mary Shelley fu ispirata dagli esperimenti del dott. Erasmus Darwin (nonno del più celebre Charles) e dalle ricerche sul galvanismo, la scienza quindi si stava ponendo il problema del se e del come fosse possibile dare la vita a un organismo. Nella sua opera la scrittrice ipotizza la riuscita di una tale impresa, scrive quindi di un uomo che dona la vita a un altro essere, e ne immagina le conseguenze. Il suo romanzo è un monito: la scienza spingendosi troppo oltre può produrre abomini. Lo scienziato cieco e ambizioso immaginato dall'autrice vuole creare un essere vivente superiore all'uomo, finisce invece per mettere sulla Terra un essere bruciato dentro dal dolore che diventa portatore di morte.
Oltre alle riflessioni sulla scienza e i suoi limiti, il romanzo fa riflettere anche sui pregiudizi e sulle radici del male. Il mostro è come un bambino, impara osservando ciò che ha intorno, così guardando di nascosto una famiglia amorevole si riempie di buoni sentimenti. Diventato una creatura buona, si scontra però col pregiudizio, infatti a causa del suo terribile aspetto viene respinto in malo modo da chiunque. A questo punto il suo animo si deteriora, conosce la rabbia e il desiderio di vendetta, arriva a sporcarsi le mani di sangue nonostante soffra per questo. La lettura di quest'opera ci ricorda che il male non è figlio di una predestinazione, spesso le azioni malvage nascono da torti subiti o da una condizione di emarginazione. Mary Shelley inoltre ci dice una cosa che forse oggi sappiamo meglio di allora: l'immagine esteriore pesa molto più dell'anima nei giudizi.
Importante è anche l'ambientazione che viene data al romanzo. La natura descritta è maestosa, spaventosa, qualcosa di gigantesco e in grado di schiacciare l'uomo in qualsiasi momento. Questa scelta rende l'opera un perfetto esempio di romanzo gotico.

Frankenstein è una piacevole lettura che regala anche importanti spunti di riflessione. Si tratta di un romanzo che si legge facilmente, che riesce a mantenere sempre vivo l'interesse del lettore e a immergerlo in un mondo cupo fatto di paura e sensi di colpa. 
Oltre a essere un capolavoro della letteratura dell'orrore, il libro ha anche il pregio di presentare un cattivo con cui si entra in empatia; non c'è una vera entità malvagia, ma solo un povero emarginato che viene imbestialito da una società crudele e superficiale. La creatura del dottor Frankenstein è il mostro della letteratura classica più vicino ai canoni del cattivo moderno, per questo la sua storia non smette di affascinarci.
Impressionante è anche la visione della natura che troviamo in queste pagine: non la madre benevola e dispensatrice di meraviglie, ma una gigantessa potente e capace di annientarci come tante piccole formiche. Le lunghe descrizioni dei paesaggi di montagna in cui si muove il dottor Frankenstein servono a ricordarci quanto siamo piccoli. Oggi più che mai dovremmo ricordare questa lezione, così forse capiremmo davvero l'impatto che i cambiamenti climatici avranno sulle nostre vite.
Credo sia importante leggere questo romanzo perché ci permette di capire che anche una storia dell'orrore, magari pensata puramente per gioco, può avere il suo valore e fuggire dalle paludi della banalità. Forse gli scrittori e gli sceneggiatori di prodotti horror attuali dovrebbero leggere Mary Shelley con più attenzione.

Francesco Abate