mercoledì 2 aprile 2025

"PRIMA CHE IL GALLO CANTI" DI CESARE PAVESE

 

Prima che il gallo canti è un'opera di Cesare Pavese costituita da due romanzi brevi, Il carcere e La casa in collina, scritti tra il 1948 e il 1949.
I due romanzi affrontano il tema dell'ignavia durante la dittatura fascista. I due protagonisti sono, ognuno a modo suo, sospesi in un Limbo posto appena al di fuori della storia, e mentre nel mondo infuria la guerra e in Italia scoppia la Resistenza, loro restano confinati nelle proprie vicende personali senza lasciarsi coinvolgere.
Il carcere racconta dell'ingegnere Stefano, condannato al confinio in un piccolo paesino dove il mare è la quarta parete della prigione, invece La casa in collina narra del professore Corrado. Entrambi vivono la propria vicenda umana venendo solo sfiorati dagli eventi storici che infuriano tutt'intorno, si perdono tra la natura dei luoghi in cui vivono e la gente che frequentano, donne comprese.
Sia Stefano che Corrado soffrono la condizione di esuli della storia e sentono il bisogno di impegnarsi, tutti e due però al momento decisivo rinunciano e restano in disparte; Stefano sceglie di non incontrare un altro esule che l'ha contattato, Corrado sceglie di non farsi coinvolgere nella Resistenza e si limita a fuggire tra le montagne. A differenza del protagonista di Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, Corrado non cede all'impulso di impegnarsi nemmeno quando diventa testimone dell'ingiustizia della dittatura fascista, cioè quando i suoi compagni vengono arrestati e deportati, e sceglie solo di scappare e salvarsi la pelle.
Con Prima che il gallo canti, soprattutto col racconto La casa in collina, Pavese riflette sull'uguaglianza delle vittime della guerra, proponendo un'ideale superamento della contrapposizione tra antifascisti ed ex fascisti. L'opera è però anche un'importante riflessione sulla complicità con i regimi dittatoriali di chi non si oppone e lascia che le cose vadano per il proprio conto. Questo concetto si esplica chiaramente in questo dialogo tra Corrado e Cate, una sua vecchia fiamma:
"- Non sei mica fascista? - mi disse.
Era seria e rideva. Le presi la mano e sbuffai. - Lo siamo tutti, cara Cate, - dissi piano. - Se non lo fossimo, dovremmo rivoltarci, tirare le bombe, rischiare la pelle. Chi lascia fare e s'accontenta, è già un fascista."
Come in tutte le opere di Pavese il paesaggio svolge un ruolo di primo piano. Ne Il carcere tutto il paesino è una prigione a cielo aperto, di cui il mare è la quarta parete. Ne La casa in collina il paesaggio piemontese è invece un accogliente luogo che ospita e protegge, una culla in cui Corrado trova riparo dal mondo sconvolto e deturpato dalla guerra.

Prima che il gallo canti è da molti ritenuto il capolavoro di Cesare Pavese, ancor più importante de La luna e i falò. Al di là dei giudizi circa l'importanza dell'opera, a mio parere questa si può considerare decisamente la più moderna. 
In questi due racconti Pavese non racconta di eroi, ma di persone comuni, concentrate a preservare la propria quotidianità mettendosi al riparo dall'onere di una scelta coraggiosa e pericolosa. Ancora oggi tanti scelgono di ignorare i problemi del mondo, illudendosi di poter chiudere la storia fuori dalla porta e vivere una vita tranquilla, ma Pavese ci mostra come questa scelta lasci solo una profonda inquietudine e costringa ad una condizione subumana, immersi in un pantano ed in balìa degli eventi.

Francesco Abate

domenica 30 marzo 2025

FINALE PREMIO NABOKOV 2024

Sono ancora un po' frastornato per le ore di viaggio in auto, ma anche per il lungo fine settimana che mi sono concesso nella bellissima Lecce, coccolato dall'ospitalità salentina e dalla bella compagnia offerta dagli altri finalisti del premio Nabokov.
Sono stati due giorni bellissimi, passati tra nuovi amici, buon cibo e la straordinaria bellezza di Lecce. Tutto è poi culminato ieri sera a Novoli, dove sono salito sul palco del Premio Nabokov 2024 come finalista della sezione Racconti.

Se volete leggere Il ladro e gli altri racconti giudicati meritevoli dalla giuria del Nabokov, potete acquistare l'antologia Traiettorie.

Spero di tornare presto a Lecce, di cui sono innamorato. Chissà, magari potrò tornarci ancora grazie al Premio Nabokov, in fondo non c'è due senza tre!

Francesco Abate 

domenica 23 marzo 2025

CANTA AL CIELO LATIFA

 

Canta al cielo Latifa è una poesia contenuta nella raccolta Inferno.
Nei versi di questa poesia canto la storia della principessa Latifa del Dubai, che nel 2021 denunciò di essere tenuta prigioniera nella villa del padre, che l'aveva addirittura sequestrata a seguito del suo tentativo di fuga negli Stati Uniti.
Canta al cielo Latifa
dalla sua gabbia dorata;
quanto è triste la tua voce,
principessa
prigioniera del tuo stesso regno.
La storia fu seguita anche da Amnesty International perché, sebbene Latifa sia una principessa, la sua è una storia simbolo dell'oppressione femminile, quindi accende i riflettori su quello che succede a miliardi di donne in tutto il mondo, anche a pochi passi da casa nostra.
Canta al cielo Latifa;
cielo che non può più vedere
mentre la mano paterna
le copre spietata gli occhi.


Vi ricordo che potete acquistare Inferno in tutte le librerie e in tutti i collegamenti che trovate in questa pagina.
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Francesco Abate

domenica 9 marzo 2025

RESURREZIONE DI LEV TOLSTOJ

 

Resurrezione è un romanzo pubblicato dallo scrittore russo Lev Tolstoj nel 1889.
Ispirato a un fatto realmente accaduto, è un'opera in cui l'autore riflette sulla condizione dei reietti della società, soprattutto i carcerati, usandola come spunto per formulare la propria ricetta per la definitiva redenzione.
Resurrezione è ispirato a un fatto realmente accaduto, cioè al processo di una prostituta che tra i giurati vide l'uomo che l'aveva sedotta e rovinata; così come nel romanzo, l'uomo tentò di rimediare al torto compiuto sposando l'imputata, solo che nella realtà non ci fu lieto fine e la donna morì di tifo. Oltre allo spunto di cronaca, questo è un romanzo fortemente autobiografico, infatti lo stesso Tolstoj aveva sedotto una cameriera che poi, rimasta incinta, era stata allontanata, quindi nel romanzo lo scrittore cerca la redenzione propria, oltre che quella dell'umanità.
Il protagonista del romanzo è il nobile Dmitri Nechljudov, che per un caso ritrova il suo vecchio amore e lo trova corrotto e degradato all'infimo rango di prostituta accusata d'omicidio. La donna viene condannata, ma Nechljudov si convince di essere la causa della sua rovina, così decide di fare tutto il possibile per riscattarla, anche a costo di rovinare sé stesso. Ha inizio il viaggio del protagonista tra le classi più povere della società russa, di cui può osservare la miseria, e tra i carcerati, dei quali vede il profondo stato di degradazione umana.
Tolstoj attraverso Nechljudov propone una profonda riflessione sui contadini e sui carcerati. Riguardo ai primi, lo scrittore sposa la teoria secondo la quale sia ingiusto che i nobili possiedano la terra, traendone grandi profitti e tenendo nella miseria i contadini che la lavorano. Per quanto concerne i carcerati, lo scrittore ce li mostra come i dannati del Cocito, con Nechljudov che cammina dovendo fare attenzione a non calpestarli; gli viene negata la dignità umana e vengono degradati, eppure la loro condanna è stata comminata da una società corrotta che ha costruito le leggi per propria comodità e non per senso di giustizia.
La riflessione di Tolstoj sui carcerati si espande fino a diventare un processo etico alla società, e da questo processo si genera la consapevolezza della via per la resurrezione. La società è ingiusta e corrotta, nonostante ciò si concede il lusso di giudicare colpevoli delle persone e punirle negando loro l'umanità. L'unica soluzione a questa tremenda ingiustizia Tolstoj la rileva, attraverso Nechljudov, in una totale adesione al cristianesimo: gli uomini devono riconoscersi colpevoli davanti a Dio, ammettere perciò di essere incapaci di punire o correggere il prossimo, quindi perdonare.

Resurrezione di Tolstoj, oltre ad essere uno straordinario romanzo, leggibile e pregno di contenuti, offre anche una riflessione sulla condizione carceraria che si può traslare senza problemi ai giorni nostri.
Anche oggi i carcerati sono spesso privati della dignità umana (si guardi al tasso di suicidi in carcere) e ci tocca ancora chiederci chi davvero siano i colpevoli delle loro cattive azioni, perché è assodato che molti delinquenti nella vita non hanno mai avuto veramente la possibilità di vivere seguendo le leggi. Se le norme sono create dalla classe ricca, e in barba ad ogni principio di giustizia penalizzano qualcuno, come si può condannare costui se le viola? E come può chi ha scritto delle regole ingiuste giudicare i colpevoli e gli innocenti? 
Al di là della soluzione cristiana che offre Tolstoj, il problema c'è oggi come c'era allora e necessita di essere affrontato con analisi approfondite e non con l'assordante megafono della propaganda, come purtroppo oggi accade.

Francesco Abate

domenica 2 marzo 2025

RUSSIA

 

Russia è una poesia contenuta nella raccolta Inferno.
L'immagine che ho scelto per introdurre il post è quella degli ostaggi uccisi all'interno del teatro Dubrovka nel 2002, cittadini presi in ostaggio da terroristi ceceni e sacrificati dal proprio paese in nome di una parvenza di sicurezza. Ho scelto questa immagine per ricordare come le mostruosità della Russia di Putin non sono iniziate tre anni fa con l'invasione dell'Ucraina, ma da sempre l'ex KGB calpesta democrazia e diritti umani nel paese, come denunciato da coraggiosi giornalisti come Anna Politkovskaja (alla quale pure è dedicata una poesia in Inferno).
La poesia è composta da tre strofe. Nella prima traccio un malinconico parallelo tra la grande tradizione letteraria del paese e l'attuale squallida dittatura degli oligarchi ("C'era lo sguardo profondo di Lev, / c'era lo speleologo dell'anima Fedor, / c'era lo spirito di Anton e gli altri versi / ... / tutto oggi è coperto e calpestato / dai canini sporgenti e dal gas asfissiante / dello zar sorto dalla spuma di Stige").
Nella seconda strofa canto il desiderio di fuga di un cittadino russo soffocato dalla dittatura, perché non dobbiamo mai dimenticare che i russi sono esseri umani come noi e di questa situazione sono vittime, non complici.
Nella terza infine chiudo la poesia segnalando come il mondo scelga di non guardare. La poesia l'ho scritta prima dell'invasione dell'Ucraina, quando la Russia era ancora membro del G8 e nessuno si vergognava a fare affari col dittatore che faceva uccidere i giornalisti e aveva annesso militarmente Cecenia e Georgia.


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Francesco Abate

domenica 23 febbraio 2025

CAPIRE I BALCANI OCCIDENTALI

 

Capire i Balcani occidendali. Dagli accordi di Dayton ai giorni nostri è un saggio scritto a cura di Martina Napolitano, dottoressa di ricerca in Slavistica e docente di lingua russa, che si propone di spiegare in modo semplice e accessibile a tutti cosa sono i Balcani e quali criticità ancora oggi covino.
Comprendere i Balcani è fondamentale non solo per arricchire le proprie conoscenze, ma perché la storia d'Europa e del mondo spesso è stata fortemente influenzata dalle vicende di quei paesi. Un attentato compiuto a Sarajevo, nell'attuale Bosnia Erzegovina, fu la miccia che fece esplodere la Prima guerra mondiale, ed anche una delle ultime guerre combattute in Europa, la guerra in Kosovo, si è combattuta in quella regione. 
I Balcani sono da sempre un rebus, un enigma difficile da risolvere in cui troppi si cimentano con leggerezza e con la mente carica di pregiudizi. Culla di grandi diversità politiche ed etniche, i paesi balcanici convivono da sempre con situazioni tese e complesse da gestire. Alcuni fanno già parte da anni dell'Unione Europea, altri hanno intrapreso il percorso necessario per l'adesione, pur mantenendo però al loro interno forti movimenti nazionalisti che non smettono di fermentare e che chiedono (e spesso impongono) di seguire la direzione opposta.
A rendere delicata la regione dei Balcani, e quindi a renderne necessaria la comprensione, è anche la sua centralità in quei problemi che riguardano l'Europa intera. Nella zona c'è chi guarda con favore ad alleanze politico-economiche con la Russia, per non parlare degli importanti accordi commerciali che alcuni paesi balcanici hanno stipulato con la Cina, rinforzando quelli che al momento sono i nemici economici (e non solo) dell'UE.
Molto delicata per questi paesi è anche la questione dei migranti. I paesi balcanici fanno parte della rotta di passaggio dei migranti che dal Medio Oriente procedono verso nord, passando per Turchia e Grecia, allo scopo di raggiungere l'Unione Europea. Lo scoppio della guerra in Siria ha aumentato il flusso di migranti lungo la rotta e le politiche di chiusura dell'UE hanno trasformato questi paesi di passaggio in paesi di arrivo, costringendoli ad accollarsi l'accoglienza di un numero cospicuo di migranti. Questa enorme pressione su casse statali quasi mai floride, unite alla forza dei movimenti nazionalisti e di estrema destra dei paesi balcanici, ha favorito l'adozione di politiche disumane nei confronti dei migranti (come dimenticare i profughi a piedi nudi nella neve in Bosnia Erzegovina?), andando ad ingrossare inoltre le file degli euroscettici, che si sono sentiti appunto traditi e abbandonati dall'UE.

Le questioni riguardanti i paesi balcanici, la loro storia e la loro cultura, le loro divisioni etniche e politiche, non sono argomenti semplici al punto da essere esauriti in un breve articolo.
Il saggio Capire i Balcani occidentali ha però il merito di spiegare con molta semplicità, quindi in modo accessibile anche a chi è a digiuno della storia balcanica, tutte queste contraddizioni. Il saggio è ben lontano dall'esaltazione o dalla commiserazione dei paesi di cui tratta, ne analizza storia, geografia e società in modo molto semplice, non mancando di porre l'accento anche sulla cultura della gente che li abita, così da avvicinare di più il lettore a quei paesi che conosciamo così poco, ma che geograficamente e culturalmente ci sono molto vicini.
Dobbiamo capire i Balcani, anche perché la comprensione di altri popoli può sempre servire a correggere la rotta che sta seguendo attualmente il nostro paese. Nella nostra Italia tiepidamente rassegnata al fascismo che ritorna, che accetta passivamente l'approvazione di norme liberticide degne dell'Iran (il cosiddetto Ddl sicurezza), la lezione che in questi giorni arriva dalla Serbia può essere una scossa, perché i serbi ci hanno dimostrato che un popolo compatto e deciso nella protesta può rovesciare un Governo autoritario.

Francesco Abate 

sabato 15 febbraio 2025

VALANGA DI NEVE (CANTO PER I TOSSICODIPENDENTI)

 

Nessun cane in cerca dei loro resti,
nessun orecchio ad ascoltarne i lamenti;
soffocano silenziosi e nascosti,
sotto i passi di una umanità senza cuore.
Questa è la strofa conclusiva di Valanga di neve (canto per i tossicodipendenti), poesia contenuta nella raccolta Inferno.
In questa poesia canto dei tossicodipendenti, vittime di una società che prima li distrugge, poi li devia, infine li giudica e li allontana.
La tossicodipendenza è una piaga di cui si parla tanto, ma quasi sempre a sproposito, e gli approcci di chi dovrebbe salvare le vittime di questo morbo sono quasi sempre punitivi. La società che spinge le persone nel tunnel della droga finisce poi per punirli, perché è più facile rinchiuderli e giudicarli che aiutarli e fare autocritica.


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