lunedì 22 gennaio 2018

RECENSIONE DI "DELITTO E CASTIGO" DI FEDOR DOSTOEVSKIJ

Leggere un romanzo russo vuol dire quasi sempre fare una passeggiata nei punti più oscuri dell'animo umano. Si tratta di un viaggio che può sconvolgere, ma finisce sempre per appassionare ed arricchire il lettore.
Dei tanti romanzi russi celebri, Delitto e Castigo penso si possa considerare uno dei più moderni, nonostante sia stato scritto nel 1865. Viviamo infatti in un'epoca in cui il mondo cambia a grande velocità e i temi che Dostoevskij affronta in questo romanzo sono proprio figli di grandi cambiamenti che investirono la Russia in quegli anni. Negli anni '60 dell'Ottocento infatti vi furono grandi mutamenti socio-culturali in Russia. Il più drammatico fu forse la riforma contadina, che liberò i contadini dallo stato di servitori della gleba, non gli diede però la terra e li spinse a riversarsi tutti in città, arricchendo così le fila del proletariato urbano ed aumentando nelle città la miseria con tutti i fenomeni ad essa connessa (alcolismo, gioco d'azzardo, prostituzione, ecc.). 
Il drammatico cambiamento sociale che ho descritto sopra è mostrato in tutto il suo oscuro squallore nel romanzo. La Pietroburgo in cui si muove il protagonista, il giovane ex studente Raskol'nikov, è quella dei quartieri malfamati, delle bettole piene di ubriaconi e prostitute, di gente che chiede l'elemosina in strada e di un infinito squallore morale.

Come sempre accade nei romanzi di Dostoevskij, ad ispirare il romanzo non furono solo considerazioni sulla società. Delitto e Castigo analizza prima di tutto gli effetti del nichilismo sull'animo umano, per farlo lo porta alle estreme conseguenze e lo mostra senza filtri, aprendo davanti agli occhi del lettore il flusso dei pensieri del protagonista. 
Raskol'nikov, ragazzo molto colto, matura un convincimento estremo: l'uomo di grande valore, quello che si distingue dalla massa, ha il diritto di passare sulla vita delle altre persone, che lui stesso non esita a definire "pidocchi". Il ragionamento che porta il protagonista ad una conclusione tanto forte ha un suo senso: i grandi uomini del passato, oggi celebrati come liberatori, o comunque eroi, spesso sono passati sopra tante vite senza neanche pensarci troppo, eppure la storia non li condanna. Napoleone, grande imperatore citato spesso ad esempio dal protagonista, è giudicato dalla storia un grande uomo e poco importa ai fini di questo giudizio le tante vittime che ha dovuto mietere per compiere la sua ascesa. Mancando le leggi morali che il nichilista disconosce (morale e religione), è corretto dire che per un fine superiore, il grande uomo può scegliere di versare il sangue di un "pidocchio". Raskol'nikov sente di essere destinato a grandi cose, ritiene quindi giusto uccidere una vecchia e avida usuraia per rubarle i soldi necessari per riprendere la carriera universitaria, ricominciando così la sua marcia verso le grandi imprese che sente di poter compiere. L'omicidio non ha però come unico scopo la rapina, è una prova: riuscendo ad uccidere senza intoppi e rimorsi, Raskol'nikov dimostrerebbe a sé stesso di essere un grande uomo, non un "pidocchio". Mai il protagonista si pente per l'omicidio commesso, non ritiene importante l'aver reciso una vita, il suo unico rammarico è non riuscire a gestire la pressione dell'inchiesta a suo carico. La debolezza dei suoi nervi e la sua incapacità di vivere nascondendo senza problemi il delitto lo convincono di essere a sua volta un "pidocchio", un uomo comune privo di alcuna grandezza, soggetto quindi alle leggi umane e morali. La vicenda di Raskol'nikov si conclude con una sorta di rivelazione, infatti la bontà infinita di Sonja e l'amore che scopre di provare per lei, scacciano dal suo animo le convinzioni nichilistiche e lo riportano alla realtà.
Nonostante la decisione tanto radicale, Raskol'nikov è molto simile a chiunque di noi. Egli è sicuro, ma allo stesso tempo è continuamente lacerato dai dubbi. Il suo stesso cognome deriva dal sostantivo russo raskol, che vuol dire "scissione". Decide di fare l'omicidio, poi cambia idea, infine lo fa. Tutte le sue decisioni passano per queste lunghe discussioni con sé stesso e molte volte, nonostante sia sicuro delle sue idee, finisce per agire in preda ad una sorta di delirio, come se forzasse sé stesso all'azione.
Visto lo sviluppo della trama e la maturazione che subisce l'animo di Raskol'nikov, è lecito dire che Dostoevskij con Delitto e Castigo mette in guardia dall'abbracciare teorie nichilistiche troppo radicali, dal rinnegare completamente la morale e le leggi, e come rimedio ultimo all'abbandono di ogni umanità ci indica l'amore incondizionato. A Raskol'nikov questa risposta, questo amore che distrugge l'estremo egoismo, lo mostra Sonja.

Seppur centrale, la vicenda del delitto di Raskol'nikov non è l'unica del romanzo. Essa si intreccia con quelle della sua famiglia e di quella di Sonja. 
Sua sorella Dunja è fidanzata con il ricco avvocato Luzin, il quale però si mostra un villano. Luzin è a suo modo il contrario di Raskol'nikov, egli infatti abbraccia in pieno le leggi morali del suo tempo, lo fa però per convenienza, in realtà non ha alcuno scrupolo e non esita ad accanirsi sui più deboli pur di raggiungere i propri scopi. Liberatasi di Luzin, è poi insidiata da Svidrigajlov, un nobiluomo per cui ha lavorato in passato e per causa di cui fu coinvolta in uno scandalo. Svidrigajlov è un depravato privo di alcuna morale, non esita ad abusare del suo potere e ad usarlo su donne e ragazzine, finisce però divorato dal senso di colpa.
Per quanto concerne la famiglia di Sonja, essa vive una vicenda di miseria nera. Sua madre, Katerina Ivanovna, ha sposato in seconde nozze un funzionario alcolista e perdigiorno. Katerina continua a vivere nel passato, ricordando di esser stata una nobildonna istruita e ben vista in società, ma la sua vita scivola malinconicamente in una lurida miseria. Sonja per aiutare la sua famiglia è costretta a prostituirsi. Nonostante viva una condizione misera e ingiusta, Sonja mantiene una incredibile bontà ed è sempre pronta a sacrificarsi per gli altri. La sua bontà d'animo ed il suo amore incondizionato per il prossimo, mai corrotti dal lavoro meschino che è costretta a fare, si riveleranno la cura per l'animo malato di Raskol'nikov.

Oltre alle considerazioni di carattere sociale ed umano contenute nel romanzo, non mancano degli spunti considerabili autobiografici.
Il carattere della vecchia usuraia, che accumula ricchezze per lasciarle in eredità ad un monastero affinché le dicano messe in suffragio, richiama ad una vecchia zia dell'autore. In condizioni di miseria, Dostoevskij contava molto su tale eredità, salvo poi ricevere la sgradita sorpresa.
La morte di tisi di Katerina Ivanovna rimanda alla stessa sorte che toccò a sua moglie. Anche la deportazione e i lavori forzati furono un destino ben noto a Dostoevskij, che vi fu condannato per associazione sovversiva. 

Per concludere, io ho iniziato ad amare Dostoevskij dopo aver letto L'idiota e adesso posso dire di adorarlo. Lo scrittore russo riesce a trattare temi straordinariamente complessi con una scrittura scorrevole, la lettura è sempre piacevole e non stanca mai. Riesce a tenere anche il lettore sulle spine. Leggere Dostoevskij è sempre tempo ben speso, riesce infatti a regalare ore piacevoli ma non sprecate, impegnando in piacevoli riflessioni su questioni morali che oggi sono più attuali che mai.

 Francesco Abate

2 commenti:

  1. Da anziana (79 a).,grazie al covid,sto rileggendo i grandi classici che ho letto da giovane.Tra questi c'è Delitto e castigo.Che dire? L'autore scandaglia l'animo umano e costringe il lettore a seguirlo in questo esercizio di introspezione.Le virtù, i vizi,le miserie umane economiche e spirituali sono ben rappresentate nei numerosi personaggi.Ho fatto bene a rileggerlo nell'età matura perchè solo ora ho potuto coglierne la grandezza letteraria e umana.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse l'unica cosa positiva di questo periodo drammatico è che ci ha dato tanto tempo per la lettura.
      Dostoevskij è un maestro nel cogliere anche le sfumature più sottili dell'animo umano; a differenza di Tolstoj si concentra però sui lati malvagi. Un gigante della letteratura che è giusto conoscere a fondo.

      Grazie per il commento.

      Elimina

La discussione è crescita. Se ti va, puoi lasciare un commento al post. Grazie.