martedì 18 agosto 2020

RECENSIONE DEL ROMANZO "ULISSE" DI JAMES JOYCE

 

Considerata l'opera più importante dello scrittore irlandese James Joyce, Ulisse è per molti addirittura uno dei più grandi romanzi della storia della letteratura.
Il romanzo opera un'originale sovrapposizione tra le vicende quotidiane di persone ordinarie e l'odissea dell'eroe omerico Ulisse, mostrando così il viaggio che ogni uomo percorre dentro sé stesso.

L'Ulisse narra le vicende di Leopold Bloom e Stephen Dedalus, si svolge tutto durante il giorno 16 giugno 1904 nella città di Dublino.
Entrambi i personaggi nel corso della storia decidono di cambiare vita. Stephen va via da casa deciso a non tornarvi più, così da non dover più subire la sgradevole compagnia dei due coinquilini, e dopo una mattinata passata nella scuola dove insegna decide di non tornare più neanche lì.
Leopold Bloom è invece tormentato dai tradimenti della moglie Molly. Sa di essere tradito ma non ha mai avuto il coraggio di affrontarla.
La giornata passa attraverso eventi insignificanti, in cui l'autore ci immerge nei ragionamenti e nelle decisioni prese dai personaggi, fino all'incontro casuale tra Leopold e Stephen e al monologo finale di Molly.

La caratteristica principale di questo romanzo è la sovrapposizione tra le storie di due uomini ordinari, Stephen Dedalus e Leopold Bloom, e la vicenda narrata da Omero nell'Odissea. Ognuno dei protagonisti è una trasposizione moderna di un eroe omerico. 
Originariamente Joyce diede a ciascun capitolo del romanzo un nome in grado di riportare al relativo passaggio del poema omerico, così da sottolineare la similitudine tra la vicenda umana del protagonista e quella epica del suo omologo; successivamente però decise di non farlo e lasciò i capitoli senza titolo, anche se molti commenti dell'opera li utilizzano per facilitarne la comprensione.
Il protagonista assoluto, l'Ulisse del romanzo, è Leopold Bloom. Nel romanzo lo conosciamo mentre va via dalla casa dove viene tenuto sotto scacco dalla moglie, così come l'Odissea inizia con la partenza di Ulisse dall'isola dove Calipso lo tiene prigioniero. Si tratta di un uomo il cui difetto principale è la passività, infatti non affronta la moglie e subisce in silenzio il suo tradimento; a sua volta prova a tradirla ma riesce a intrattenere solo una relazione epistolare. Non viene tenuto in gran considerazione dalle persone che lo conoscono e non mostra particolari qualità. Il suo viaggio interiore lo porta alla fine a una riconciliazione con la moglie, così come il viaggio di Ulisse nell'Odissea lo riporta da Penelope, e gli permette di conoscere il giovane Stephen e di diventare per lui una sorta di padre spirituale.
L'altro protagonista è Stephen, che può essere associato a Telemaco. Lo conosciamo all'inizio del romanzo mentre vive in balìa di un amico scroccone, così come Telemaco doveva subire la sgradita compagnia dei Proci. Il suo viaggio interiore lo porta a conoscere Leopold, il quale diventa per lui una sorta di guida, un padre spirituale, simboleggiando così il ricongiungimento tra Telemaco e Ulisse nella parte finale dell'Odissea.
Personaggio di rilievo è anche la moglie di Leopold, Molly. A un suo monologo è dedicato l'intero ultimo capitolo e attraverso il suo flusso di pensieri viene disegnata agli occhi del lettore, visto che di lei fino al momento Joyce ha dato solo qualche breve accenno nel quarto capitolo. Soffre per il carattere indeciso del marito e per questo lo tradisce col suo impresario, anche se medita di abbandonare quest'ultimo per trovare un altro amante. Alla fine trova però dentro di sé il ricordo del primo incontro amoroso col marito Leopold e decide di essergli finalmente fedele. Spiritualmente così avviene il ricongiungimento tra marito e moglie, così come per Ulisse e Penelope.

La caratteristica principale dell'Ulisse è di certo la sua originalità. Joyce costruisce un romanzo moderno perfettamente sovrapponibile a un capolavoro dell'epica antica, porta il viaggio dal mondo di fuori a quello di dentro, lo fa svolgere nell'anima dei protagonisti.
Per riuscire a mostrarci il viaggio interiore dei protagonisti, l'autore ci fa entrare nella loro mente e mostra ogni brandello di pensiero, anche il più insulso. Per questa ragione si avvale della tecnica del "flusso di pensieri", con periodi spesso anche molto lunghi formati dai pensieri esposti così come vengono pensati, col disordine e l'incompletezza tipici delle menti che viaggiano a briglia sciolta tra l'immaginazione e il ragionamento. Con questa tecnica noi non sappiamo cosa pensa il personaggio, lo sentiamo pensare.

Parlando di questo romanzo è necessario spendere due parole sull'impatto che ebbe, e che ha ancora oggi, sulla cultura irlandese. A distanza di quasi un secolo dalla sua pubblicazione nel 1922, a Dublino ogni 16 giugno si festeggia il Bloomsday, commemorazione il cui nome deriva dal cognome del protagonista, in cui si svolgono varie attività culturali e appassionati con vestiti dell'epoca percorrono il tragitto percorso da Leopold Bloom nel romanzo.
Il legame così forte degli abitanti di Dublino con l'opera è prima di tutto riconducibile al fatto che Joyce sia un orgoglio per l'intera Irlanda, è infatti riuscito a influenzare l'intero mondo culturale con le sue opere. Bisogna poi considerare che nell'Ulisse non mancano riferimenti alla travagliata storia irlandese e alle pesanti ingerenze subite ad opera dell'Inghilterra; uno di questi riferimenti si trova proprio all'inizio dell'opera, quando troviamo Stephen Dedalus costretto alla sgradevole compagnia dello scroccone Buck Mulligan e di un inglese.

L'Ulisse di James Joyce è considerato uno dei più grandi romanzi della storia. A qualcuno suonerà blasfemo perciò quello che sto per dire: a me non piace per niente.
La letteratura è arte e per me "arte" è ciò che trasmette dei contenuti importanti (idee, sensazioni, nozioni, ecc.) attraverso il bello. Nell'Ulisse di contenuti ce ne sono in quantità industriale, forse dentro c'è l'intera umanità, ma a mio modo di vedere manca completamente il bello. 
La continua trasposizione dei pensieri nel loro flusso disordinato rende la lettura sgradevole e difficile, con tanti salti dove spesso non si riesce a mantenere il filo logico. Aggiungete a questo che Joyce in alcuni passaggi conia dei neologismi, che piazza ovunque citazioni, che spesso richiama eventi storici a noi poco noti, e potete immaginare come certi periodi siano davvero impossibili da capire senza una guida. 
Il romanzo non ha una trama perché, esclusi i lunghi ragionamenti e i moti dell'animo, non succede quasi niente di rilevante e questa mancanza di attesa degli eventi rende ancora più pesante la lettura, invitando il lettore all'abbandono.
Joyce si dimostra grandissimo, riesce infatti a variare continuamente stili di scrittura e mette nelle pagine un'arte che difficilmente si trova nei libri, ma a mio parere esagera e finisce per creare un romanzo ottimo da studiare, ma non da leggere. 
Ulisse fu concepito inizialmente da Joyce come racconto da inserire in Gente di Dublino; a mio parere forse svilupparlo come racconto con lo stile degli altri presenti nella raccolta lo avrebbe un po' impoverito di contenuti, ma l'avrebbe reso molto più leggibile, quindi capace di veicolare al meglio il suo messaggio.
Anche dopo aver letto quello che tutti considerano il suo capolavoro, per me il miglior prodotto di James Joyce resta il racconto I morti.

Francesco Abate 

6 commenti:

  1. Ciao Francesco.
    Ulysses è uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, per quanto riguarda la narrativa contemporanea anglosassone.
    Joyce è un maestro nell'insegnare l'uso della tecnica del flusso, da lui si può solo imparare.
    Molto belli anche i racconti di Dubliners.

    Oggi ho postato la tua poesia, ti lascio il link del post:

    https://fraimieilibri.blogspot.com/2020/08/il-canto-di-bacco.html

    Ti abbraccio!

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    1. Sulla maestria di Joyce concordo nonostante non abbia apprezzato l'opera. Francamente credo che il suo messaggio in "Gente di Dublino" sia più comprensibile, anche se nell'"Ulisse" di certo è più completo e approfondito.

      Baci.

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  2. Una ottima e colta recensione la tua ad'un opera letteraria famosa é un esempio per molti scrittori, un mito per tanti lettori. Lo ho letto più volte in diversi periodi della vita. La prima volta è stata una lettura difficile, la seconda una lettura noiosa, e l'ultima una lettura inutile.
    Ciao fulvio

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    1. Sono felice tu abbia apprezzato la recensione.
      Al netto di tante critiche e della difficoltà di lettura, l'"Ulisse" conserva un grande fascino e di certo ha avuto un grande impatto sulla cultura moderna, per questo merita di certo molta attenzione. Purtroppo io non l'ho apprezzato, anche se non lo ritengo una lettura inutile, semplicemente è un'opera così complessa che può essere studiata ma non solamente letta.

      Grazie per il commento.
      Francesco

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  3. Ho vaghi ricordi del libro, tutti risalenti ai tempi del liceo.
    Anche a me Joyce non è piaciuto tanto, è un po' ridondante anche se ha indubbiamente lasciato una grande impronta nella letteratura novecentesca.
    Ciao!

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    1. Di sicuro è uno scrittore che non lascia indifferenti, o si ama o si odia.
      Io "Gente di Dublino" lo adoro, ma "Ulisse" proprio non l'ho digerito.
      Baci.

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