giovedì 24 settembre 2020

RECENSIONE DEL SAGGIO "DISOBBEDIENZA CIVILE" DI HENRY DAVID THOREAU

 

Disobbedienza civile è un saggio pubblicato dallo scrittore americano Henry David Thoreau nel 1849. L'autore lo pubblicò col titolo Resistenza al governo civile, il titolo attuale fu messo dopo la sua morte.
Ho scelto per presentare questo saggio la foto di Gandhi perché l'opera fu ispiratrice dei grandi movimenti non-violenti, influenzando molto personalità come Martin Luther King e Gandhi. Thoreau infatti vede come unica soluzione alle politiche ingiuste dei governi, che perseguono solo i fini di una ristretta cerchia di potenti invece di occuparsi della collettività, la disobbedienza civile intesa come lotta non violenta. La soluzione per lui non sono le rivolte violente, che ammette solo in casi estremi, ma il mancato pagamento delle tasse.
Della disobbedienza civile da lui propugnata Thoreau non fu solo un teorico: rifiutò di pagare la poll tax per protestare contro la politica aggressiva del governo statunitense, finendo in galera.

In Disobbedienza civile Thoreau insiste sul principio che tutti dovremmo essere prima uomini e poi cittadini. 
Il cieco rispetto della legge produce uomini già morti; l'autore paragona i servitori dello Stato, quelli che mettono le leggi e l'autorità prima di sé stessi e della propria coscienza, a burattini di legno capaci di servire contemporaneamente sia Dio che il diavolo. Pochissimi sono quelli che servono lo Stato anche con la coscienza; questi finiscono sempre per opporsi a chi detiene il potere, e sono eroi comunemente trattati come nemici.
Thoreau fa un esempio relativo al periodo in cui scrive. Il governo americano è schiavista e guerrafondaio, la popolazione negli USA è composta per 1/6 da schiavi, inoltre l'esercito ha invaso il Messico e lì applica la legge marziale. Per un uomo essere associato a un governo del genere è un disonore.
In presenza di un Governo così lontano dal giusto, l'uomo che ha coscienza non può fare altro che ribellarsi. L'autore critica quegli uomini buoni che non condividono le politiche del Governo ma non fanno nulla per cambiarle; al massimo si limitano a dare il voto a qualcuno scaricandogli il compito di aggiustare la situazione. Questo è un comportamento passivo che non porta a niente, perché non fa altro che manifestare debolmente agli uomini il desiderio che il giusto prevalga, senza però fare niente affinché ciò accada. L'uomo saggio non aspetta la maggioranza, ma lotta.

Thoreau, facendo riferimento alla situazione a lui contemporanea, critica quelli che protestano contro l'invasione del Messico ma non si rifiutano nemmeno di pagare la tassa con cui viene finanziato l'intervento armato.
L'uomo non ha il dovere di estirpare il male dalla società, ma ha l'obbligo di tenersene fuori e non supportarlo. Tutto si può fare, a patto che non sia fatto a danno di qualcun altro. Non si può nemmeno aspettare di cancellare l'ingiustizia seguendo gli iter legislativi, ci vuole troppo tempo e l'uomo viene al mondo per vivere, non per sprecare tempo a migliorare la società. Questo principio, che è alla base della disobbedienza civile, è molto interessante perché introduce un concetto fondamentale: la vita del singolo, che è unica e irripetibile, vale più di quella della società intesa come ente politico; viene perciò abbandonata la retorica della supremazia della collettività per rimettere l'uomo al centro della vita.
L'uomo ha l'obbligo di non appoggiare le iniziative ingiuste dello Stato e allo stesso tempo non può dedicare la sua esistenza a una inutile e infinita lotta politica, ha quindi una sola strada da percorrere: la disobbedienza civile. Gli Stati Uniti avevano invaso il Messico, quindi l'uomo di coscienza come minimo non avrebbe dovuto pagare la poll tax istituita per finanziare l'invasione. Lo Stato tutela solo la propria autorità, non il giusto, per questo quando istituisce una legge ingiusta questa deve essere violata.

Il miglior metodo di disobbedienza civile è il mancato pagamento delle tasse. L'unico momento in cui un cittadino medio incontra il Governo è quando arriva l'esattore delle tasse, per questo l'unico atto davvero efficace di disobbedienza civile è rifiutare di pagarle.
Ovviamente Thoreau propaganda il mancato pagamento delle sole tasse ingiuste, infatti lui dichiara di pagare volentieri quelle per le strade e l'istruzione.
Essendo il mancato pagamento delle tasse la forma migliore di lotta, l'autore spiega come la ricchezza sia un ostacolo alla disobbedienza civile. Quando un uomo ricco non paga le tasse, lo Stato gli prende tutto e perseguita anche i suoi figli. L'uomo che vive nella giustizia e nell'onestà perciò non deve accumulare ricchezze per non essere vulnerabile; deve possedere giusto quello che gli serve per vivere, così non avrà mai bisogno di sottomettersi allo Stato perché questi non potrà togliergli nulla. La ricchezza è quindi una forma di schiavitù.

Thoreau conclude il saggio analizzando la sua esperienza in carcere.
Racconta di aver perso fiducia nello Stato quando fu incarcerato per il mancato pagamento della poll tax. Vide che lo Stato lo trattava come carne e sangue, mortificandone il corpo invece di pensare a come avvalersi dei suoi servigi mentali. Lo Stato non fa valere così una superiorità intellettuale, ma come un bullo usa la propria superiorità fisica e si limita a premiare o punire il corpo dei suoi cittadini.
Nonostante fosse incarcerato, si sentiva più libero dei suoi concittadini: i veri prigionieri erano coloro che avevano pagato la tassa ingiusta e si erano sottomessi.
Capì in quel frangente di avere poco in comune coi suoi concittadini, i quali si dichiaravano interessati alla giustizia ma cercavano solo la sua parvenza.

Considero Disobbedienza civile un saggio da leggere assolutamente. Prima di tutto è necessario conoscerne i contenuti visto il grande impatto che ha avuto sulla storia del mondo, inoltre mostra un pensiero moderno che ancora oggi va preso in considerazione.
A differenza degli anarchici, Thoreau non vuole la fine di ogni governo, o almeno non una fine immediata, ma auspica l'avvento di classi dirigenti più vicine al cittadino, che non lo comandino per favorire gli interessi dell'una o dell'altra cerchia ma gli permettano di vivere la sua vita in serenità. 
Essendo però il sogno dello scrittore ben lontano dal realizzarsi, lui indica la strada della disobbedienza civile e della lotta non violenta.
Il pensiero di Thoreau a mio modo di vedere porta a un superamento del vecchio concetto di nazione. La nazione nei secoli scorsi era un'entità quasi sacra, il cui interesse era nettamente prevalente su quello del singolo; lo scrittore americano invece ritiene la vita dell'individuo molto più importante, così come la sua coscienza, e per questo un uomo giusto non può e non deve piegarsi all'ingiustizia, anche se questa è imposta da una legge.
Per valutare il pensiero dello scrittore bisogna però tenere presente di quello che a mio modo di vedere è il suo limite: egli ritiene che esista una giustizia assoluta. Per Thoreau l'uomo deve servire il giusto e non la legge, ma in mancanza del concetto di una giustizia assoluta questo concetto può diventare pericoloso, potrebbe infatti spingere chiunque a violare qualsiasi legge in nome di un proprio principio morale. Forse, onde evitare questo equivoco, sarebbe più giusto dire che deve essere violata qualsiasi legge che arrechi un danno ad altre persone, ma anche in questo caso entreremmo in un terreno pericoloso, perché incarcerare un assassino gli arreca un danno, e lui è pur sempre una persona, quindi si potrebbe opinare anche sul carcere per i delinquenti.
Il pensiero di Thoreau a mio modo di vedere va conosciuto ed apprezzato, preso come base per la formazione di un pensiero proprio circa il modo di rapportarsi a uno Stato tutt'altro che infallibile, ma necessariamente va rimodulato sulla base di presupposti più solidi della giustizia assoluta.

Francesco Abate

4 commenti:

  1. Hai detto più o meno le stesse parole del mio prof. di Teoretica all'università.
    Thoreau era permeato, come Thomas More, dall'idea che esistesse una giustizia assoluta e questo lo ha reso cieco alle sfaccettature complesse del mondo.
    Ti abbraccio.

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    1. Quello della giustizia assoluta è un problema che in filosofia torna spesso. Chi crede in Dio, crede in una giustizia assoluta; chi non crede in Dio spesso ha solo un concetto diverso di giustizia, ma comunque la vede come un valore assoluto. Questo modo di pensare, che io non condivido, ha condizionato la formazione di teorie politiche come l'anarchia o il comunismo, per questo chi studia la filosofia o la storia deve per forza imbattercisi e ragionarci su.
      Il fatto di aver espresso nel post un concetto analogo a quello del tuo professore mi rassicura, vuol dire che non ho detto una fesseria. :-)

      Baci.

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    2. Ragazzi scusate la mia ignoranza ma la mia filosofia si ferma ai tempi del liceo e non riesco a seguirvi. Bella però la tua recensione Francesco!
      Bacu

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    3. @Olivia Grazie mille! Spero di riuscire ad accendere la tua curiosità su questi temi. :-)

      Baci.

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