domenica 25 ottobre 2026

BELLE GREENE E IL CULTO DEL LIBRO

 

Leggendo il romanzo Belle Greene di Alexandra Lapierre (Edizioni E/O) si è portati a riflettere su una realtà che sembra lontana secoli, ma che invece è più vicina a noi di quanto possa sembrare. La protagonista, Belle da Costa Greene, compie il passing, cioè nasconde le proprie origini afroamericane e si spaccia per bianca, dimostrando con la sua intera esistenza, grazie a un innato talento ed alla grande passione per i libri, che senza i pregiudizi anche la gente di colore riusciva ad arrivare lontano.
Tra le pagine del romanzo però si tratta anche un altro tema al quale l'autrice non dà il giusto risalto: quello della mercificazione della cultura. Belle Greene è la direttrice della biblioteca personale del ricchissimo J. P. Morgan, il quale le permette di disporre di cifre importanti per acquistare all'asta i volumi di maggior pregio. Grazie alle grandi conoscenze, all'intuito e alla furbizia di Belle, la biblioteca di Morgan si arricchisce di volumi antichissimi che la rendono una delle più importanti al mondo. Arriva un momento però in cui la bibliotecaria di Morgan deve scontrarsi con il magnate delle ferrovie Henry E. Huntington, il quale dispone a sua volta di cifre elevate e fa lievitare i prezzi dei volumi alle aste. A quel punto Belle Greene riflette sull'effetto della condotta di Huntington sul mercato dei libri di pregio, però al suo ragionamento manca un pezzo, una presa di coscienza attraverso la quale avrebbe dovuto ammettere che lo stesso problema lo causavano i grandi capitali di Morgan: le disponibilità economiche del magnate alle aste di libri di pregio mettevano fuori gioco le biblioteche gestite da enti pubblici, lasciando pezzi di patrimonio culturale alla mercé dei capricci di un miliardario, che solo per sua bontà avrebbe lasciato poi ad altri il privilegio di vederli. Belle Greene vede il marcio della mercificazione della cultura solo quando esce perdente dal gioco, ma finché vince non si accorge di essere l'astuto generale al servizio di un crudele ladro di cultura.
C'è poi un altra questione che dovrebbe svelarsi al lettore durante la lettura delle gesta di Belle Greene: il culto del libro come oggetto. Presi dalla passione per i volumi antichi, per il loro valore economico e culturale, anche il lettore come l'autrice cade preda del fascino esercitato dall'oggetto, quando in realtà il valore di un libro è dato dal suo contenuto, dalle idee che comunica e dalle immagini che evoca. I volumi antichi dovrebbero essere nella disponibilità degli enti pubblici, che li destinano alla ricerca per l'arricchimento di un patrimonio culturale comune, mentre i libri in sé dovrebbero valere solo per ciò che contengono. Il romanzo di Belle Greene è invece l'inno all'adorazione dell'oggetto, errore che non dovrebbe commettere chi ama la cultura, e che non è del tutto estinto al giorno d'oggi, visto che spesso si giudica ancora il valore di un'edizione dalla qualità dell'immagine di copertina, dall'impaginazione o altre sciocchezze di questo genere.

Francesco Abate

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