mercoledì 8 febbraio 2017

ESTRATTO N°7 DE "IL PREZZO DELLA VITA"


Vi regalo un altro piccolo estratto del mio romanzo, Il prezzo della vita.

"Fece una rapida doccia, si vestì e tornò in spiaggia, dove ad attenderlo c'era il solito lettino. Si distese, passò solo un minuto e arrivò il Margarita che lui, senza pensarci due volte, cominciò a mandar giù. Non poteva più fare a meno di quella medicina, nonostante non funzionasse. Si guardò intorno: la spiaggia si era animata e ciò gli dispiacque. Una delle cose belle di quel posto era la tranquillità, tutto era calmo, nemmeno il mare faceva rumore. I turisti invece erano scostumati, facevano confusione e spesso sporcavano anche la spiaggia. I bahamiani benedicevano l'arrivo dei turisti, che per loro voleva dire sussistenza, ma erano degli ingenui, avrebbero dovuto preferire la possibilità di godersi quel paradiso, vivendo solo di pesca. Purtroppo l'essere umano mai è in grado di saper sfruttare i lati positivi delle situazioni in cui si trova, nessuno poteva saperlo meglio di Antonio che, nonostante la ricchezza smisurata, era riuscito ad essere infelice e a contagiare il mondo con la propria infelicità. Il Margarita era già finito, passarono un paio di minuti e la coppa fu sostituita. Cominciò a bere. Si interruppe quando sentì un sonno repentino impossessarsi di lui.
Senza ribellarsi, chiuse gli occhi e sperò che quella fosse l'ultima volta in cui chiedeva perdono a Jessica. Si chiese se quella povera ragazza fosse riuscita a trovare una vita migliore, una vita felice, poi si addormentò".

Francesco Abate - Il prezzo della vita - CSA Editrice

Il romanzo può essere ordinato al link http://www.csaeditrice.it/index.php?option=com_virtuemart&view=productdetails&virtuemart_product_id=294&virtuemart_category_id=2&lang=it , presso tutte le librerie e sui siti delle principali librerie online.

Potete seguire l'attività dell'autore su questo blog, sulla pagina Facebook "Francesco Abate, lo scrittore battipagliese" (https://www.facebook.com/FrancescoAbatescrittore/?fref=ts) e su Twitter "@FrancescoAbate3".

Grazie mille e buona lettura.

Francesco Abate

Francesco Abate nasce a Salerno il 26 agosto 1984, ma da sempre vive nella città di Battipaglia. Sin da piccolo manifesta interesse prima per la lettura, poi per la scrittura. Comincia ad abbozzare i primi romanzi già ai tempi del liceo, ma la prima pubblicazione arriva solo nel 2009 con "Matrimonio e Piacere". Autore anche di poesie, alcune delle quali pubblicate su Spillwords.com. Il prezzo della vita è la sua prima pubblicazione per la CSA Editrice.

sabato 28 gennaio 2017

RECENSIONE DE "LA INCREDIBILE E TRISTE STORIA DELLA CANDIDA ERENDIRA E DELLA SUA NONNA SNATURATA"


La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata è una raccolta di racconti pubblicato dallo scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez nel 1972.
Si tratta di sette racconti, l'ultimo dei quali dà il titolo alla raccolta.
Come in tutte le opere di Marquez, in questa raccolta troviamo una fusione perfetta tra realtà e magia, viene così dipinto un mondo irreale e fantastico. La realtà di fondo è quella dura delle persone spesso imbruttite dalla vita, o comunque costrette a fronteggiarla nelle sue manifestazioni peggiori, ma in ogni racconto questa realtà è pregna di piccoli o grandi eventi sovrannaturali che nemmeno suscitano tanto scalpore in chi li vede o in chi li vive.
Il primo racconto narra di un vecchio con ali d'angelo ritrovato in un giardino. Viene trattato come un fenomeno da baraccone e poi dimenticato, alla fine del miracolo vero e proprio non resta nulla. Nel secondo invece un mare putrido e puzzolente inizia a profumare di rose. Nel terzo è raccontato il ritrovamento dell'annegato più bello del mondo, nel quarto leggiamo dell'ultimo amore del senatore Onesimo Sanchez, nel quinto c'è un transatlantico fantasma, nel sesto la storia di un mago che sfrutta il suo potere per vendicarsi crudelmente del ciarlatano aguzzino che lo ha imprigionato. L'ultimo racconto, quello che dà il titolo all'opera, racconta della quattordicenne Eréndira costretta dalla nonna a prostituirsi per pagare un debito.
Leggendo questi racconti ci si immerge in un mondo di persone che stancamente tirano avanti, di contrabbandieri, di prostitute e di politici corrotti, eppure questo mondo duro non manca di meraviglie che rendono magica l'atmosfera. 

Francesco Abate 

giovedì 19 gennaio 2017

RECENSIONE DI "PASTORALE AMERICANA" DI PHILIP ROTH


Pastorale Americana è uno dei romanzi più importanti e forti di Philip Roth. Per questo romanzo Roth nel 1997 ha vinto il Premio Pulitzer. 
Nel 2016 ne è stato tratto l'omonimo film che ha segnato l'esordio alla regia di Ewan McGregor.

Il romanzo si divide in tre parti: Paradiso ricordato, La caduta, Paradiso perduto.
Nella prima parte c'è l'Io narrante, un vecchio amico del fratello dello Svedese, che ricorda le gesta del suo eroe e così ci presenta il personaggio. Egli scopre che Seymour Levov non ha avuto la vita perfetta che gli attribuiva erroneamente e così dà il via al racconto della vicenda centrale.
Nella seconda parte scopriamo il dramma della famiglia Levov, le difficoltà di Merry, l'attentato che ha distrutto la famiglia apparentemente felice e la fuga.
Nella terza parte Seymour prende finalmente consapevolezza della realtà delle cose, di come si è ridotta l'amata figlia e dei tradimenti e delle menzogne che hanno riempito la sua vita.

Il contesto storico nel quale si svolge la vicenda è molto ampio. Si parte dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando Seymour è ancora un ragazzo, per arrivare al Watergate, passando per la guerra in Vietnam e le contestazioni giovanili. 
Attraverso le vicende l'autore ci presenta con accuratezza gli effetti che ebbero questi eventi drammatici sulle vite e sulle coscienze degli americani. 

Attraverso la storia della famiglia Levov, Roth distrugge il sogno americano mostrando quanto sia scollegato dalla realtà fluida e dura degli Stati Uniti.
La famiglia Levov è il simbolo del sogno americano. Lou è l'emblema del self-made man, un uomo che è partito dal confezionamento di guanti ed è arrivato a costruire una grande azienda. Suo figlio Seymour (detto "Svedese") è stato un atleta formidabile al liceo, imbattibile in ogni sport praticato, ha poi sposato Miss New Jersey ed ha preso la guida dell'azienda paterna, gestendola in modo esemplare. 
Protagonista principale è Seymour, che nella prima parte del romanzo ci viene introdotto e fatto conoscere dall'autore che narra in prima persona. Lui vive il sogno americano e lo realizza in tutto, compra una grande e bella casa in campagna e con la sua bellissima moglie ha una figlia, Merry. La realtà però travolge la sua vita tranquilla come un fiume in piena, lo Svedese vede così i suoi sogni spazzati via e si rivela assolutamente non in grado di fronteggiarli. Merry infatti è balbuziente, una piccola insignificante macchia sull'immagine della famiglia perfetta, ma la cosa peggiore le avviene da adolescente, quando viene sedotta dalle proteste violente contro la guerra in Vietnam e finisce per compiere un attentato nella sua piccola città, per poi fuggire di casa. Questa tragedia mina profondamente la serenità in casa Levov e costringe Seymour a fronteggiare situazioni che nel suo microcosmo non avrebbe mai voluto che entrassero. Il dramma e una serie di circostanze costringono alla fine Seymour Levov ad aprire gli occhi, così scopre che tutte le persone che fanno parte della sua vita gli mentono o gli hanno mentito, lo tradiscono, sono molto più meschine di quanto potessero apparire. Emblematico è il finale del romanzo: durante una cena a casa del figlio, Lou Levov viene aggredito da una vicina alcolizzata di Seymour e, mentre viene curato, la cinica Marcia ride a crepapelle delle disgrazie di una famiglia la cui apparente perfezione si sta sgretolando. Il sogno americano va in pezzi.

La chiave del romanzo è sicuramente il personaggio di Seymour Levov. Come già detto, egli è l'incarnazione perfetta del sogno americano: ottimo atleta giovanile, marito di una reginetta di bellezza, dirigente di successo dell'azienda paterna. Il protagonista sente come suo il sogno americano e fa di tutto per costruirsi la vita perfetta, compra una bellissima casa in campagna ed è sempre molto accondiscendente ed affettuoso sia con la moglie che con la figlia. 
Lo Svedese ha la tendenza a non contrariare mai nessuno, cerca sempre di accontentare tutti, spesso anche mettendo sé stesso in secondo piano. Anche quando sua figlia gli porta la guerra in casa, non procede mai ad un'azione decisa e drastica, cerca in ogni modo di non nuocere né alla figlia né agli altri membri della famiglia. Questo suo modo di fare si rivela però un'arma a doppio taglio, infatti la mancanza di azione lo porta a non riavere più sua figlia e ad accettare passivamente il disfacimento della sua famiglia. Quando alla fine del romanzo scopre che tutti quelli che gli sono intorno, che lui più o meno ha sempre stimato o amato, gli hanno mentito o in qualche modo lo tradiscono, non compie alcuna azione, rimugina e ci pensa su, ma anche di fronte alla sconcertante scoperta di amare verità rimane assolutamente passivo. Questo suo atteggiamento gli è sempre valso l'odio del fratello, personaggio molto più impulsivo e irrequieto, che alla fine gli suggerisce invano di riprendersi sua figlia Merry con la forza.

La scrittura con cui Roth ha costruito questo romanzo è forte, narra gli eventi e poi squarcia i personaggi per mostrare al lettore tutte le emozioni che questi hanno provocato in loro, non trascurando anche quelle riflessioni e quegli stati d'animo apparentemente poco importanti. La caratterizzazione dei personaggi è magistrale tanto che anche alle comparse non è possibile restare indifferenti, o si amano o si odiano. L'unica pecca del romanzo è, a mio parere, la tendenza a diventare un po' prolisso. A causa di questa volontà dell'autore di portare alla luce ogni molecola dell'animo dei personaggi, a tratti la narrazione diventa un po' pesante. Si tratta però di un romanzo che vale la pena leggere, porta infatti a conoscere e riflettere su una storia che tutti conosciamo in modo troppo superficiale.

Francesco Abate

domenica 15 gennaio 2017

VI RACCONTO LA MIA POESIA "INVINCIBILE"

Ieri è stata pubblicata da Spillwords.com la mia poesia, "Invincibile".

Potete leggerla collegandovi al link http://spillwords.com/invincibile/.

Se sul sito di Spillwords potete leggere la poesia, approfitto di questo mio spazio per spiegarvi un po' di cosa parla, dato che non sempre il significato di un componimento poetico è immediato.
L'uomo non conosce cosa gli riserva il futuro ("la pagina che viene" o "la guerra che mi aspetta"). Io sono uno di quelli che passa molto tempo ad immaginarlo, a sognare di renderlo magnifico ("gioco a immaginare i mondi fatati che mi darà"). Ovviamente la realtà può essere peggiore delle mie aspettative, o migliore, di certo c'è che finché sogno posso soltanto essere fiducioso e felice, quindi invincibile. Non posso però sapere se essere un sognatore sia un pregio o un difetto, nel dubbio io rimango tale e mi godo i miei attimi di invincibilità. 
La poesia ha un breve epilogo in cui mostro la reazione che ha il vero sognatore quando il futuro si rivela in tutta la sua durezza ("il giardino che sognavo è un deserto"): prende atto della realtà perché negarla sarebbe da stolti, però non si lagna, fa semplicemente affidamento alle sue forze per uscirne al meglio ("ma ho gambe forti e finché reggono/io corro").

Colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che dedicheranno qualche secondo del loro tempo alla lettura della mia poesia, spero possa regalarvi le stesse emozioni che ha dato a me quando l'ho creata. Qualora doveste farvi piacere lasciare un vostro pensiero, buono o cattivo che sia, non esitate a farlo. Ringrazio anche il sito Spillwords.com per lo spazio concesso a me e ai tanti altri bravissimi artisti che pubblicano sulle sue pagine.   

Francesco Abate

mercoledì 11 gennaio 2017

KAFKA E LE DONNE

Di Franz Kafka si scrive tantissimo, molto alto è infatti l'interesse degli accademici e degli amanti della letteratura riguardo la figura dello scrittore cecoslovacco.
Uno degli aspetti su cui si stanno concentrando maggiormente gli studiosi della vita di Kafka è il suo rapporto con le donne.
Nel suo libro pubblicato di recente, intitolato Excavating Kafka, lo scrittore James Hawes sfata alcuni miti riguardo la biografia di Kafka. Riguardo al suo rapporto con le donne, Hawes sostiene che Kafka non fosse affatto timido, semplicemente non si legò a donne del suo ceto sociale perché amante del sesso sado-masochistico. Volendo essere lui il dominatore in un rapporto sadomaso, Kafka aveva rapporti con le donne prevalentemente nei bordelli e si legò solo ad una cameriera, Hansi Szokoll. Hawes giustifica la sua teoria con il fatto che Kafka fosse lettore di riviste pornografiche di carattere sado-masochistico.
La teoria di Hawes, ripresa dai più importanti giornali europei, non ha però convinto tutti gli studiosi anzi, molti non hanno esitato a criticarla. Klaus Wagenbach, storico biografo di Kafka, sostiene di aver letto le riviste consultate da Kafka e citate da Hawes, Der Amethist e Die Opale. A suo dire si tratta di riviste erotiche e non pornografiche, composte principalmente da testi scritti e disegni, prive di qualsiasi fotografia. Wagenbach ritiene quindi che quelle riviste non giustifichino in alcun modo le conclusioni di Hawes.
Se il sado-masochismo di Kafka è tutt'altro che dimostrato, quello su cui concordano molti studiosi è che non fosse timido con le donne come erroneamente creduto per decenni. Marketa Malisova, direttrice della Società di Franz Kafka a Praga, ha dichiarato in un'intervista che lo scrittore amava le donne e da loro era corteggiato. Egli non si legò mai sentimentalmente, secondo molti per timore di essere inadeguato dal punto di vista sessuale, secondo la Malisova invece egli fuggì il matrimonio e non l'amore. Non temeva altro che la riduzione della propria libertà conseguente al matrimonio.
Di Kafka sappiamo per certo che visse la più profonda passione amorosa per Milena Jesenska, scrittrice e traduttrice. Lei gli scrisse per chiedergli l'autorizzazione a tradurre un suo racconto dal tedesco al ceco, da allora nacque una fitta corrispondenza che si evolse nell'innamoramento di Kafka. La relazione rimase però solo epistolare, non per colpa di Kafka, ma perché la donna era già sposata e non volle lasciare il proprio marito. 

La figura di Kafka è, insieme a quella di Shakespeare, una delle più studiate in letteratura. Come tutte le personalità caratteristiche, anche su Kafka tanti scrivono di tutto. Non è mia intenzione volermi ergere a studioso di spessore, sono solo un amante della letteratura, ma sinceramente conclusioni "estreme" come quella di Hawes mi sembrano sensazionalistiche e poco supportate da prove concrete, buone per vendere tante copie e niente più. Kafka ebbe certamente un carattere per nulla convenzionale, basti leggere le sue opere e le sue lettere per capirlo, e questo ovviamente accende le più azzardate fantasie, ma di uomini che non vogliono sposarsi e che non intrecciano relazioni stabili ce ne sono a milioni e non credo che tutti siano sado-masochisti o abbiano una sessualità disturbata. Non bastano certo un paio di riviste pornografiche per delineare la sessualità di un individuo con precisione, altrimenti nell'era della pornografia online saremmo tutti libri aperti e probabilmente risulteremmo tutti più o meno disturbati.
Per onorare al meglio uno dei più grandi letterati del '900, io direi di lasciar perdere le illazioni sui suoi gusti sessuali e leggere le sue opere, comprendendo i suoi messaggi riguardo l'alienazione, le difficoltà del rapporto padre-figlio, l'angoscia di fronte all'esistenza. Ne trarremmo tutti un gran giovamento.

Francesco Abate


sabato 31 dicembre 2016

FELICE ANNO NUOVO

Salve a tutti,

non starò a farvi un discorso di fine anno e non vi tedierò con un bilancio, è stato un anno normale, come tutti ho avuto alti e bassi, cosa normale nell'arco di 366 giorni.

Voglio solo augurarvi un felice 2017. Vi raccomando di leggere molto, perché solo leggendo si nutre la coscienza critica e si è pronti a comprendere ed affrontare la vita reale, chi non legge è inerme contro il mondo.

Voglio poi ringraziare tutti quelli che hanno seguito il blog, che hanno letto i miei post o il mio romanzo, Il Prezzo della Vita. Spero che abbiate trovato nelle mie parole spunti di riflessioni interessanti e mi auguro di avervi regalato qualche momento di spensierata, ma non sterile, riflessione.

Vi ricordo che Il Prezzo della Vita può essere ordinato al link http://www.csaeditrice.it/index.php?keyword=Il%20Prezzo%20della%20Vita&x=2&y=5&limitstart=0&option=com_virtuemart&view=category&lang=it, in tutte le librerie ed anche quelle online.

Potete seguire la mia attività su questo blog, sulla pagina Facebook "Francesco Abate, lo scrittore battipagliese" e su Twitter "@FrancescoAbate3".

Grazie mille e tanti auguri.

Francesco Abate

venerdì 2 dicembre 2016

RECENSIONE DE LA LUNA E I FALO' DI CESARE PAVESE


Scritto nel 1949 e pubblicato nel 1950, pochi mesi prima che il suo autore si togliesse la vita, La Luna e i falò è un romanzo di grandissima importanza storico-culturale. Scritto pochi anni dopo la fine della guerra, mostra il bisogno degli italiani di tornare alla normalità dopo gli sconvolgimenti e i drammi generati dal conflitto, evidenziando la vocazione contadina propria del nostro paese.
Un elemento ricorrente nel romanzo è quello del falò. Ne vediamo nelle pagine iniziali nella loro forma propiziatoria e festiva, poi con lo scorrere della vicenda vediamo il loro volto distruttivo con l'incendio della casa del Valino e l'incenerimento del corpo di Santa.

Protagonista del romanzo è Anguilla che, dopo aver vissuto per anni prima negli Stati Uniti e poi a Genova, dopo aver quindi girato il mondo, sente il bisogno di tornare nei luoghi in cui è cresciuto, le Langhe piemontesi. Attraverso gli occhi del protagonista e i suoi dialoghi con l'amico Nuto, veniamo a conoscenza di tutto ciò che è capitato non solo ad Anguilla, ma a tutti i personaggi che animarono i luoghi in cui visse in gioventù. Conosciamo e vediamo la vicenda di Valino attraverso l'esperienza diretta di Anguilla, allo stesso tempo vengono rievocate le storie di tante persone che conobbe in gioventù. 
In questo romanzo Pavese ci mostra il peso che le radici hanno nella vita di una persona. Tale tema si evidenzia nel confronto tra Anguilla e il suo vecchio amico Nuto. Uno è fuggito da quella vita ed ha girato il mondo, l'altro è un idealista che odia l'arretratezza culturale del luogo e la vive con disagio. Anguilla finisce per tornare nei luoghi da cui è fuggito, Nuto invece non li abbandona mai. Entrambi sentono, o hanno sentito, il bisogno di andare via senza riuscire a farlo.

Pavese con La Luna e i falò rievoca lo scorrere lento della vita in campagna. Il protagonista ritorna nelle Langhe, dove è cresciuto, e si confronta con un tipo di esistenza ormai lontana e dimenticata, molto diversa da quella americana e genovese. 
Sebbene Anguilla ricordi con nostalgia i suoi trascorsi contadini, la vita in campagna non è per niente idealizzata e viene mostrata in tutta la sua drammaticità. Attraverso l'esperienza del Valino, il cui epilogo è scoperto dal protagonista grazie a Cinto, il lettore può assistere al dramma della povertà, della mancanza di prospettive e delle violenze in famiglia. 
Arriva poi la guerra a scombussolare tutto, la vita cambia radicalmente, ma i drammi non cessano, cambiano solo forma. Questo lo vediamo in particolar modo attraverso il racconto finale di Nuto, che racconta il tragico epilogo della vita di Santa, la terza figlia di colui che fu il padrone del giovane Anguilla, il sor Matteo.

Non mancano nel romanzo i contenuti politici, anche se sono fortemente limitati. Anguilla non ha una vera e propria idea politica, Nuto invece è un comunista convinto. Un evento in cui poi è reso il clima politico degli anni '50 è il funerale dei due repubblichini ritrovati morti dopo anni dalla fine della guerra: a loro il prete riconosce funerali solenni, parlando contro i partigiani e contro i comunisti in generale. 

Particolare è lo stile narrativo adottato dall'autore. Il protagonista narra i fatti in prima persona e senza una continuità temporale, salta di continuo tra il presente e il passato ed ogni capitolo può essere quasi visto come una storia a sé. Così facendo, Pavese ci porta a vivere direttamente l'esperienza del viaggiatore che torna dopo decenni nella terra natìa, con lo sguardo che si posa ovunque e non vede soltanto ciò che è adesso, ma anche ciò che fu e ciò che vi avvenne. Anche il linguaggio usato per la narrazione è funzionale a tale scopo, sono usati prevalentemente termini propri della comunicazione verbale, senza però mai ricorrere al dialetto. Leggere La Luna e i falò è in pratica come sedersi in poltrona e parlare con un uomo tornato alle Langhe dopo tanto tempo.

Francesco Abate