martedì 12 settembre 2023

DARFUR

 

Darfur è una poesia contenuta nella raccolta Inferno.
In questa poesia parlo del genocidio del Darfur, iniziato nel 2003 e ancora ben lontano da una vera conclusione. Il Darfur è una regione del Sudan nella quale, venti anni fa, le popolazioni non-arabe insorsero contro il Governo, il quale non esitò a colpire indiscriminatamente civili e militari pur di venirne a capo. Da allora sono stati centinaia di migliaia i morti, numerosi villaggi sono stati rasi al suolo e non si contano i casi di abusi sessuali.
Trattandosi di una guerra civile, cioè di uno scontro armato tra gente dello stesso paese, ho immaginato lo smarrimento e il dolore del sudanese "fratello" di entrambi i gruppi in guerra, che viene da tutti e due umiliato e ferito. In questo interminabile genocidio infatti, come sempre accade in tutte le guerre, in mezzo ai due schieramenti c'è tanta gente che si dibatte in un mare di sofferenze nel disperato tentativo di sopravvivere.
Il civile che ho immaginato nella poesia non è però neutrale, viene prima sedotto dalle promesse di libertà dei ribelli ("Viene il brigante e mi chiama amico, / mi darà la libertà, la prosperità..."), poi dalla promessa di vendetta dell'esercito regolare ("Viene il soldato e mi chiama amico, / mi darà la vendetta, l'orgoglio..."). Entrambe queste promesse si riveleranno però false, e per il povero sudanese in entrambi i casi ci saranno solo violenze e umiliazioni, così da lasciarlo intrappolato nella paura:
Resto da solo, io non ho un amico;
ho paura di volere, paura di non volere,
la mia saliva sa di fucile, la pelle di pistola,
mia moglie è un tempio straziato, in macerie,
i miei figli sono anime senza tomba, senza pace.


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Grazie e buona lettura.

Francesco Abate

giovedì 7 settembre 2023

LA SOLITUDINE DEL CITTADINO GLOBALE DI ZYGMUNT BAUMAN

 

La solitudine del cittadino globale è un saggio scritto dal sociologo polacco Zygmunt Bauman.
Pubblicato nel 1999, un anno prima del suo lavoro più celebre, Modernità liquida, questo saggio ci mostra come nell'epoca attuale, l'epoca postmoderna, nella nostra società l'assenza di libertà si è sostituita con un'assoluta mancanza di limiti alla libertà individuale; la libertà dovrebbe consistere nella possibilità data a ciascun individuo di scegliere i propri limiti, oggi invece limiti non ce ne sono e la libertà individuale è, almeno in apparenza, infinita. Questa overdose di libertà individuale, che a prima vista potrebbe sembrare positiva, finisce per creare una realtà sregolata in cui viene a mancare quella che i tedeschi chiamano Sicherheit, cioè un insieme di sicurezza esistenziale, certezza e sicurezza personale.
L'assenza di limiti, di un percorso definito, oltre a generare questa insicurezza, finisce per rendere il cittadino solo, distrugge infatti tutti gli spazi di condivisione delle idee e dei bisogni; in questo contesto di solitudine viene a mancare il tendere verso a un bene comune, c'è quella che Bauman chiama "privatizzazione dell'utopia". Questa solitudine, questa assenza di condivisione, si traduce nell'uomo in una sterile lotta contro nemici invisibili sostenuta spesso creando comunità fasulle, le quali fingono di combattere collettivamente una battaglia che in realtà ogni membro affronta per conto proprio.
Oltre a essere solo, quello che un tempo era un cittadino politico nella società postmoderna è semplicemente un consumatore. Questa trasformazione avviene perché il flusso di capitali sta acquistando sempre più potere a discapito della politica, aiutato dalla scellerata deregolamentazione con la quale i governi cedono lo scettro a chi detiene il potere finanziario, e avvantaggiato inoltre dal suo carattere internazionale che gli permette di sfuggire alle regole nazionali imposte dai vari governi. Quello che prima era fatto dalla regolamentazione normativa è oggi fatto dalla fabbricazione dei desideri operata dai grandi capitalisti; mentre un tempo erano i governi a dettare le norme di comportamento, e tali norme venivano fatte rispettare dagli organi di polizia, oggi le regole sono fatte da chi detiene i capitali e sono fatte rispettare dalla propaganda commerciale. Mentre un tempo i governi dittatoriali usavano l'oppressione per schiacciare i cittadini e ridurli all'obbedienza, oggi il capitale usa la routine, che limita ugualmente la libertà della persona ma viene percepita come rassicurante e viene addirittura ricercata. 
Essendo il cittadino abituato alla routine, finisce per soffrire maggiormente la crisi, che un tempo era il momento di prendere decisioni mentre oggi genera un surplus di incertezza. La condizione di incertezza delle conseguenze delle azioni, quindi la crisi, è per Bauman una realtà normale, ma attualmente fa più paura perché i cambiamenti sono molto più numerosi e profondi, più veloci, e soprattutto le persone si trovano nell'impossibilità di poter decidere perché mancano regole decifrabili.
L'uomo della società attuale è un "uomo modulare", cioè un uomo con troppe qualità e troppi aspetti, così che molti possono essere mantenuti soltanto per un po' ed essere esibiti al bisogno. L'uomo modulare è dotato di qualità mutevoli, scambiabili e monouso, ma è privo di essenza, esiste come una serie di compiti da eseguire; sviluppa legami ad hoc, pieni di incertezza e di rischio, mai rigidi.
L'incertezza in cui annaspa l'uomo modulare non è osteggiata da chi detiene il vero potere nella società attuale, cioè da chi detiene i capitali, in realtà è l'arma dell'attuale sistema economico usata per tenersi in vita, per evitare che i cittadini si stacchino da esso. Tutti sono resi precari, il futuro è mostrato come una costante minaccia e di conseguenza l'insicurezza aumenta. Perché cresca l'insicurezza, il sistema alimenta di proposito la povertà, usando così i poveri per ricordare agli schiavi che in caso di ribellione possono essere privati dei mezzi di sostentamento. Per lo stesso scopo esiste il lavoro flessibile, che priva il cittadino della sicurezza di un posto di lavoro stabile e di un futuro senza lo spettro della povertà.
La società odierna può essere definita una società eteronoma, fondata su certezze e tradizioni sacre ("Dio, patria e famiglia", giusto per fare un esempio), che si eleva a qualcosa di intoccabile, al di sopra dei cittadini e a cui questi devono obbedire e uniformarsi. Per giungere a una società autonoma, cioè ad una società fondata sulla consapevolezza che le regole e le istituzioni possono sempre essere migliorati, servono individui autonomi, cioè formati da un "arduo e infinito lavoro di identificazione", consapevoli dell'assenza di fondamenti prefabbricati ed esterni all'Io e pronti ad assumersi la responsabilità di formare l'Io ancora da scegliere. L'insicurezza impedisce però all'individuo di dedicarsi a questa "missione", per questo Bauman individua la necessità di un Reddito minimo garantito che, liberando i cittadini dalla paura della povertà, gli permetta di concentrarsi sulla costruzione e sul miglioramento di una repubblica con al centro dell'appartenenza comunitaria l'indagine critica. In alcuni paesi, rileva l'autore, qualcosa di simile al Redditto minimo garantito c'è già, ma viene commesso l'errore di presentarlo come un aiuto ai meno fortunati invece di uno strumento utile a cambiare il sistema socio-economico. Ovviamente tali misure dovrebbero essere universali e non statali, perché il potere globalizzato non può essere combattuto con azioni locali, per questo è necessario un nuovo internazionalismo utile a formare una repubblica che superi i confini nazionali. 

La solitudine del cittadino globale non è certo un saggio di facile lettura, non può esserlo vista la complessità e la delicatezza del tema trattato, eppure permette di ragionare sull'epoca che viviamo. Oggi viviamo dentro un turbine di informazioni, le quali ci piovono addosso così fittamente da impedirci di assimilarle, lasciandoci con la mente confusa e la bocca piena di preconcetti.
Bauman nel suo saggio rileva come sia venuto meno il ruolo di guida che un tempo avevano gli intellettuali; quelli moderni sono autoreferenziali e pensano più alle loro apparizioni televisive che non ai concetti espressi o al peso di quello che dicono. Il mio pensiero di fronte a questa cosa che sento giustissima va ai tanti personaggi che non fanno altro che appropriarsi di battaglie serie e trasformarle nella vetrina in cui mettersi in mostra, preoccupandosi di prendere sempre la posizione più rumorosa e proporla in modo da scatenare un putiferio. L'intellettuale vero è di certo divisivo, ma porta anche contenuti propri, cosa che, almeno a mio modo di vedere, i personaggi in questione non fanno (non ne cito nessuno perché non voglio trasformare il post in una disputa tra i loro sostenitori e i loro detrattori).
Venuti meno i riferimenti di un tempo, mancando la guida degli intellettuali e la necessaria riflessione per la creazione dell'uomo nuovo, ecco arrivare fenomeni come la solitudine e l'uomo modulare. Al di là di quelle che possano essere le idee politico-sociali di una persona, sfido chiunque a contestare la visione dell'uomo trasformato in consumatore, o del mito del multi-skills che si traduce in tanti ottimi lavoratori privi di qualsiasi essenza, o ancora del capitale che opera al di sopra della politica e al di fuori delle regole.
Nel 1999 Bauman descriveva nei dettagli un fenomeno che nei successivi ventiquattro anni ha prodotto i suoi effetti più sanguinosi, con la solitudine e l'assenza di limiti autoimposti che si sta traducendo in fenomeni di violenza gratuita ed estrema, con la deregolamentazione che sta spingendo l'umanità all'autodistruzione, e così via. Se non cominciamo a riflettere sul nostro mondo seriamente, a ragionare sul superamento dell'attuale sistema socio-economico e sulla creazione di nuovi punti di riferimento, sul modo di costruire una società che non schiacci né trascuri l'individuo ma gli permetta di trovare la propria felicità, trasformeremo la nostra esistenza in una lunga ed estenuante agonia. Dobbiamo cominciare a pensarci e farlo in fretta, perché il sistema economico sta già elaborando nuove teorie per conservarsi (vedi il lungotermismo).

Francesco Abate

sabato 2 settembre 2023

HANA, IL GATTINO AMAZZONE

 

Hana, il gattino amazzone è una poesia contenuta nella mia raccolta Inferno.
In questa poesia parlo di Hana Kimura, lottatrice di wrestling giapponese che si tolse la vita nel 2020. A spingerla al suicidio pare sia stato il cyberbullismo; una donna forte, una lottatrice, uccisa da uno o più vigliacchi pronti a colpirla dove era più fragile e indifesa: "...alla guerriera era impossibile far male / e ti spararono di notte dal mondo digitale."
La storia di Hana dimostra quanta fragilità si possa nascondere dietro un'immagine forte; lei era "Di giorno un'amazzone invincibile, / di notte un gattino morbido e fragile".
Quella di Hana è una vicenda come tante. Il grosso problema culturale che ci tormenta, e che non ci permetterà di essere pienamente umani finché non sarà risolto, è la tendenza a colpire chi viene percepito "debole"; solo quando capiremo che un vero uomo (inteso come essere umano, non come maschio) aiuta chi percepisce in difficoltà, non lo tormenta, vedremo risolversi i mille problemi che affliggono la nostra società. Purtroppo oggi l'essere umano medio è un vigliacco: "...mentre eri di spalle ti colpirono al cuore / e della tua vita rubarono il calore."


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Francesco Abate

giovedì 31 agosto 2023

VI PRESENTO "CINQUE SENSI", LA MIA ULTIMA POESIA

 

Cinque sensi è la mia ultima poesia, pubblicata sul sito Spillwords.com.

In questo componimento canto l'amore vissuto appunto attraverso i cinque sensi, i quali servono all'innamorato a constatare come qualsiasi cosa non possa essere paragonata alla persona amata. I sapori, i colori, gli odori, i suoni e i tocchi più dolci del mondo non sono niente per chi vive nell'incanto dell'amore.

Vi ricordo che in questa pagina potete trovare tutte le mie poesie pubblicate sul web.

Grazie e buona lettura.

Francesco Abate

mercoledì 30 agosto 2023

INFERNO FINALISTA DELL'VIII PREMIO LETTERARIO CITTA' DI SIENA

 

Condivido con voi la gioia di essere finalista dell'VIII Premio Letterario Città di Siena con la raccolta di poesie Inferno.

Colgo l'occasione per augurarvi buone letture.

Francesco Abate

mercoledì 9 agosto 2023

CAMBOGIA

 

Cambogia è una poesia contenuta nella raccolta Inferno.
La Cambogia è il secondo paese al mondo più colpito dalle mine antiuomo (solo l'Afghanistan è messo peggio), si stima che nel corso dei conflitti che hanno insanguinato il paese dal 1975 al 1998 ne siano state deposte ben sei milioni e di queste la metà ancora non sono state localizzate. La Cambogia ha il più alto rapporto tra persone amputate e abitanti (45.000 amputati su 16.000.000 di abitanti) e ad oggi conta circa 64.000 vittime.
Visto quanto detto sopra, ho scelto la Cambogia per rappresentare il dramma delle vittime di queste armi terribili, che mietono vittime senza pietà e senza distinguere tra civili inermi e militari. La mina esplode, trasformando qualcosa di straordinario come una vita umana in un informe ammasso di pezzi d'uomo.
Ecco un pezzo della poesia:
Pezzi d'uomo
concimano il cimitero dei deboli
dove le lapidi sono le mine
e ogni lacrima versata
è un botto che lacera.



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Francesco Abate

martedì 1 agosto 2023

IL PROFUMO DI PATRICK SUSKIND

 

Il profumo è un romanzo pubblicato nel 1985 dallo scrittore tedesco Patrick Suskind; un vero e proprio caso letterario che nel corso degli anni ha venduto milioni di copie, ispirato un film (Profumo - Storia di un assassino) e tre canzoni (tra le quali cito Scentless apprentice dei Nirvana e Du riechst so gut dei Rammstein).
Il profumo è la storia di un'ossessione, quella del giovane Jean-Baptiste Grenouille per il profumo perfetto. Nato nel quartiere più maleodorante di Parigi e dotato di un olfatto straordinario, Grenouille sviluppa una repulsione per l'odore umano, tanto da passare sette anni della propria vita su una montagna dove il disgustoso olezzo non arriva. C'è però un profumo che trova paradisiaco ed è umano, lo sente per la prima volta addosso a una fanciulla ancora adolescente; del tutto disinteressato alla vita umana e privo di sentimenti, Grenouille non sviluppa simpatia o amore per la ragazza dal profumo divino, semplicemente cerca di appropriarsi con avidità della fragranza che l'ha rapito e per farlo non esita a ucciderla, come la bestia che uccide la preda per poi divorarne la carne. Purtroppo per lui il profumo svanisce insieme alla vita della ragazza, resta solo nella sua memoria, così dentro di sé nasce il proponimento, che poi diventa ossessione, di ricrearlo per averlo sempre per sé.
Pur di raggiungere il suo scopo, Grenouille non esita a sopportare umiliazioni e stenti; a lui interessa solo quel profumo, non c'è altro che lo turbi o lo muova. La svolta della sua vita arriva con la scoperta dell'enfleurage, pratica di estrazione dei profumi attraverso l'immersione nel grasso. Finalmente capace di impossessarsi dei profumi nella loro purezza, Grenouille parte alla ricerca di altre fanciulle dal profumo divino, e quando le trova non esita a ucciderle per prendere dai loro corpi ciò che serve per l'estrazione del profumo; ne uccide ventiquattro, diventando un serial killer che terrorizza la città di Grasse e dintorni. I suoi sforzi danno frutto, perché entra in possesso del profumo tanto desiderato, e scopre che con questa essenza perfetta può finalmente far nascere nella gente l'amore, ma la repulsione che prova per gli esseri umani non gli permette di goderne.
Il profumo è la storia di un'ossessione che va oltre l'umanità, di un desiderio che cancella ogni empatia e trasforma un uomo in un predatore assetato di profumi. Quello di Grenouille è un animo così nero da portare alla catastrofe chiunque venga in contatto con lui, come un morbo che appesta attraverso il respiro o il tocco della mano. La storia costruita da Suskind è interessante ed è molto affascinante l'ambientazione, la Francia del XVIII secolo, ma il romanzo ha la pecca di lasciare ben poco al lettore, rivelandosi un buon intrattenimento o poco più. 

Francesco Abate