domenica 18 giugno 2017

COMMENTO DE "IL NOME DELLA ROSA" DI UMBERTO ECO

"Mi rallegro che si possa diventare best seller contro i pronostici cibernetici, e che un'opera di letteratura genuina possa soppiantare il ciarpame ... l'alta qualità e il successo non si escludono a vicenda". Ho voluto aprire con questo commento di Antony Burgess perché credo che il modo migliore per definire Il nome della rosa è dichiarare come esso sia una prova lampante che un'opera di qualità può avere successo.
Il nome della rosa è un romanzo storico ricco di elementi e spunti di riflessioni, scritto molto bene, ricco di suspance e mai banale. Attraverso questo romanzo, che per lui fu il primo, Umberto Eco ci trasporta nel '300 e ci catapulta nel bel mezzo dei travagli politici e spirituali che dominavano l'epoca. La vicenda si svolge nel bel mezzo della cattività avignonese, periodo in cui la sede papale fu trasferita da Roma ad Avignone a causa dei numerosi contrasti con il Sacro Romano Impero. Quello che sarebbe potuto essere un banale thriller, iniziato con l'arrivo di un monaco dalla mentalità molto "illuminata" all'interno di un'abbazia benedettina del nord Italia per indagare sulla misteriosa morte di un monaco, si intreccia col clima politico-culturale molto agitato. Si finisce in un turbine di eventi storici, di riflessioni filosofiche di carattere spirituale e non, ma soprattutto si resta immersi nella corruzione nascosta all'interno di un luogo sacro. 
Mentre le morti nell'abbazia aumentano e il mistero si infittisce, assumendo quasi dei caratteri sovrannaturali e apocalittici, i lettori possono vedere attraverso gli occhi del protagonista una delle fasi più cruente dello scontro tra papato e impero, vedendo snocciolate le tesi delle due diverse fazioni. Nonostante il contesto storico delicato e la voglia dell'autore di approfondire tante tematiche storiche e filosofiche di grande importanza, la storia non perde mai il suo fascino e costringe il lettore a leggere con avidità fino all'ultima pagina.

I vari personaggi che animano la vicenda rappresentano essi stessi modi diversi di vivere la fede e la sete di conoscenza, che i tragici accadimenti dell'abbazia finiscono per rendere temi centrali del romanzo. Ovviamente all'interno di un'abbazia, in cui tra l'altro si svolge un incontro tra due delegazioni, i personaggi sono tantissimi. Mi limiterò a descrivere quelli che mi hanno impressionato maggiormente, dandomi l'impressione di essere veicoli di un messaggio.
Adso da Melk è colui che narra la vicenda, scrivendo in vecchiaia ciò che visse in gioventù. Nei giorni in cui si svolge la vicenda, egli è un giovane novizio benedettino che fa da assistente a Guglielmo da Baskerville. Nel corso del romanzo subisce un processo di crescita molto brusco. All'inizio è un ingenuo novizio, affascinato dall'erudizione e dalla sagacia del maestro, ma poco utile perché spettatore passivo dei suoi ragionamenti. Alla fine del romanzo invece inizia ad esporre con coraggio le sue personali riflessioni ed è decisivo nella risoluzione del caso. Anche a livello spirituale subisce una maturazione importante, infatti nell'abbazia vede da vicino la corruzione di alcuni appartenenti al proprio ordine monastico (lotte di potere, sodomia, sfruttamento della prostituzione, amore malato per la cultura), allo stesso modo assiste all'ingiustizia perpetrata dalla Santa Inquisizione, inoltre sperimenta in prima persona il peccato di lussuria e questo lo porta ad importanti riflessioni sull'amore e sulla purezza dello spirito.
Guglielmo de Baskerville è il vero protagonista della vicenda. Egli simboleggia la ragione e con metodo deduttivo è abilissimo nel cercare verità nascoste. Guglielmo arriva all'abbazia non solo con l'ordine di indagare su una morte misteriosa, egli è anche nel vivo dello scontro politico-spirituale che coinvolge l'imperatore ed il papa. Da francescano quale è, egli è chiamato a difendere le posizioni dei suoi fratelli spirituali riguardo la povertà di Cristo, ed è inviato a farlo dall'imperatore, che per convenienza politica appoggia tale teoria teologica. Guglielmo de Baskerville è anche simbolo di una fede inquieta: egli è un ex inquisitore, andato via perché non più convinto che la Santa Inquisizione fosse dalla parte del giusto, o almeno sempre più sospettoso che tra eretici e cattolici vi fossero semplicemente delle differenze di vedute, che non necessariamente una delle due parti fosse nel torto. Alla fine della vicenda Guglielmo ottiene una vittoria e una sconfitta. Esce sconfitto sul piano politico quando l'incontro tra la legazione papale e quella dei francescani fallisce grazie all'astuzia dell'inquisitore Bernardo Gui. Vince però sul piano della logica, riuscendo finalmente a scoprire l'origine delle morti sospette che sconvolgono l'abbazia. La vittoria serve a Guglielmo solo per appagare il suo orgoglio smisurato, infatti la catastrofe cala comunque sull'abbazia e non gli è possibile salvare il tesoro più prezioso custodito nella biblioteca.
Abbone da Fossanova, l'Abate dell'abbazia in cui si svolge la storia. Si tratta di un religioso molto legato alle ricchezze materiali ed al prestigio dell'ordine. Spesso si dilunga in lodi sulla magnificenza dei gioielli in possesso dell'abbazia e sulla grandezza della biblioteca, tenta di giustificare la sua passione dando a questa ricchezza un valore spirituale che spesso appare forzato. Una volta terminato in modo fallimentare l'incontro tra le due legazioni, dopo aver incassato una figuraccia con la legazione papale che ha scoperto i tanti peccati commessi dai monaci all'interno dell'abbazia, l'Abate solleva Guglielmo dalle indagini temendo che si scopra altro solo per salvare il buon nome dell'ordine, incurante del rischio che l'assassino possa tornare a colpire.
Malachia e Berengario, rispettivamente bibliotecario e aiuto bibliotecario dell'abbazia. Il primo è un fantoccio, custodisce i libri semplicemente eseguendo ordini e senza alcuna curiosità verso la conoscenza che essi custodiscono. Berengario è un lussurioso, coinvolto in torbide vicende di sodomia.
Remigio e Salvatore, due ex dolciniani arrivati all'abbazia dopo l'uccisione di Fra Dolcino. Sono all'abbazia semplicemente per sfuggire alle persecuzioni, del loro passato tutti sanno ma tutti tacciono. Remigio però, nonostante sia fuggito per viltà, si rivela alla fine intimamente ancora convinto della bontà dell'eresia dolciniana; Salvatore è invece un misto di nozioni cristiane, eretiche e stregonesche, non esita addirittura a tentare riti di magia nera per far innamorare di sé una donna. Il primo quindi rappresenta l'adesione consapevole all'eresia, il secondo invece l'adesione del popolo ignorante spinto dalla rabbia per una classe clericale sempre più ricca e lontana.
Jorge da Burgos, uno degli abati più anziani, completamente cieco, molto ricercato dai suoi confratelli per le confessioni. Jorge è un fedele intransigente ed estremista, contrario a tutto ciò che non sia una passiva ed intensa fede in Dio. Fortemente convinto che l'eccessivo amore per il sapere porti alla perdizione, non esita a macchiare la propria anima di terribili peccati pur di salvare la cristianità dalla diffusione di nuove teorie da lui giudicate dannose per l'animo umano. Si tratta a mio parere dell'esatto contrario di Guglielmo, ritiene infatti che la ragione debba fermarsi alla contemplazione della Verità e non debba andare oltre, l'uomo deve conoscere solo per arrivare a Dio; Guglielmo invece non ritiene sbagliato l'amore per la conoscenza per sé stessa ed è convinto che conoscere più cose possa solo avvicinare a Dio.  
Bernardo Gui, inquisitore dell'ordine domenicano, arriva all'abbazia come membro della legazione papale. Si tratta di un uomo astuto che usa le regole della fede per fini politici. Venuto a conoscenza dei delitti e dei tanti peccati che si consumano nell'abbazia, non esita a far cadere tutte le colpe su un capro espiatorio al fine di ufficializzare la vicenda, screditare così la reputazione di chi si proponeva da mediatore (in questo caso l'Abate) e mandare all'aria l'incontro. Con questa mossa Bernardo Gui assicura al papa la possibilità di poter screditare ulteriormente i propri avversari politici, accostandoli tutti all'eresia. A Bernardo Gui del vero assassino non interessa nulla, trovato il capro espiatorio e processatolo, dichiara fallito l'incontro tra le due legazioni e va via, senza nemmeno aspettare per verificare la bontà delle sue conclusioni.

Come già detto più volte sopra, Il nome della rosa offre un quadro piuttosto ricco di particolari dei contrasti che dilaniavano il mondo cristiano nel Trecento. Oltre a citare numerose eresie, indicandone in linea di massima il credo, Eco ci fa conoscere le tristi imprese di Fra Dolcino e la terribile fine che gli riservò la Chiesa.
Nel romanzo è però vissuto in diretta uno dei momenti di maggior tensione tra il papato e l'impero. Il papa si è insediato ad Avignone per essere protetto dal re di Francia, l'imperatore Ludovico pretende il primato sul potere temporale e per farlo appoggia quel ramo dei francescani che predica la povertà della Chiesa in conseguenza della povertà che fu di Cristo. Lo scontro tra francescani e delegati papali è quindi in realtà scontro tra papa e imperatore. Poco dopo la fine della vicenda narrata, la situazione degenererà con l'elezione di un antipapa da parte di Ludovico e si arriverà allo scontro definitivo. La tensione non si manifesta però soltanto con gli scontri politici, attraverso alcuni personaggi e le loro vicende viene evidenziato un momento di inquietudine spirituale, lo stesso francescano Guglielmo è pieno di dubbi e guarda con interesse a nuove teorie poco gradite alla chiesa.
Come tutti sappiamo, uno dei più celebri romanzi storici è I promessi sposi di Alessandro Manzoni. Eco prende da Manzoni lo stratagemma del manoscritto ritrovato, così da avere un pretesto per poter narrare i fatti in prima persona e soprattutto poter anticipare anche avvenimenti che al momento della vicenda principale non si sono ancora verificati. Così come Manzoni nel Prologo dice di aver rinvenuto il manoscritto contenente la storia di Renzo e Lucia, allo stesso modo Eco dice di aver ritrovato questo quaderno con gli appunti di Adso da Melk.

Tutto il romanzo è ricco di particolari. I personaggi spesso sul loro corpo portano i segni di quello che è il loro spirito, vi sono però descrizioni molto approfondite anche delle costruzioni in cui si svolge la vicenda. Questo io credo sia dovuto all'Eco semiologo, da bravo studioso dei segni egli è attento a lasciarne nel romanzo tanti da rendere evidente in un particolare quella che è l'anima della persona o dell'oggetto descritto.
Nonostante questi tanti approfondimenti storico-filosofici e questa ricchezza di particolari descritti, il merito di Umberto Eco è senz'altro quello di aver creato una storia che incolla il lettore e lo costringe a non fermarsi fino all'ultima pagina, infatti la suspance non manca mai e i colpi di scena arrivano con un buon ritmo. Per questo un'opera tanto complessa è riuscita a conquistare anche i meno "colti", diventando un best-seller contro le previsioni.

Francesco Abate 
    

lunedì 12 giugno 2017

VI RACCONTO LA MIA POESIA "ALBA"

Vi è mai capitato di svegliarvi al mattino presto, di gettare lo sguardo oltre la finestra e godere del momento magico in cui il cielo si illumina, cambia colore, e la notte cede il passo al giorno? Ad eccezione delle persone tremendamente pigre, che sprecano quei momenti imprecando contro il motivo della levataccia, credo che chiunque finisca per essere rapito dallo spettacolo dell'alba. Questo rapimento io racconto nella poesia Alba.
Pubblicata sul sito Spillwords.com, la poesia descrive la sensazione che l'alba regala al corpo ed alla mente, poi ci mostra anche come questa fotografia della potenza della natura possa e debba darci la forza per combattere le nostre battaglie quotidiane contro la società che vuole annullare la nostra individualità per omologarci e trasformarci in pezzi di una macchina inumana (i nuovi colori che invadono il cielo / sono il tuo biglietto d'ingresso / allo stadio che ospita la gara del secolo / tra la vita e la morte dell'animo).  
La poesia si apre con l'invito ad alzarsi fatto come se avessimo trascorso la notte distesi sull'erba (Abbandona l'abbraccio della rugiada), l'ho fatto sia per mantenere tutto in un contesto naturale, perché siamo tutti immersi nella natura, che ci piaccia o no. Subito dopo c'è l'invito a godersi la bellezza dell'alba (e apriti alla nuova luce che arriva / ... / sono il saluto che ti arriva dal mondo). Ovviamente l'alba è il risveglio del mondo, quindi non rappresenta solo l'inizio della giornata, ma anche l'inizio delle nostre battaglie quotidiane, quindi nel componimento invito il lettore a trarre energia dalla rinascita della natura (Spalanca le braccia e ruba il miracolo) per poi affrontare la vita con coraggio (Gioca con coraggio la tua partita / e non sprecare occasioni).

Qualora vogliate leggere la poesia, la trovate al link http://spillwords.com/alba/.

Grazie e buona lettura.

Francesco Abate 

martedì 6 giugno 2017

LE DIVERSE FACCE DEL SESSO NEL MIO ULTIMO ROMANZO

Nel mio ultimo romanzo spesso viene tirato in ballo il sesso. Ognuno dei personaggi coinvolti nella vicenda ha una vita sessuale attiva, ognuno di loro ha però un modo diverso di concepire e di vivere l'atto sessuale.
Premetto che nei miei romanzi nulla è fine a sé stesso, se raccontando le vicende mi sono preoccupato di descrivere determinati atti sessuali è per rendere in modo più efficace la psicologia dei soggetti che li compivano. Ovviamente il romanzo non è erotico e per questo non c'è una descrizione particolarmente ricca di particolari degli amplessi, in fondo siamo adulti e tutti sappiamo come avvengono certe cose, inoltre internet e la tv oggi ci offrono modi molto più immediati di vedere nel dettaglio certe cose. Negli ultimi tempi anzi di sesso, secondo me, se ne parla pure troppo e si cerca troppo di creare regolamenti e codici di comportamento, privandolo di quella naturalezza e spontaneità che dovrebbero governarlo.
Di seguito comunque vi spiegherò come vivono il sesso i diversi protagonisti del romanzo Il prezzo della vita.

Antonio Baldi, il protagonista assoluto, il ricco uomo d'affari che tutto compra col denaro, è quello la cui attività sessuale compare più volte nel romanzo. Il suo sesso non è però figlio di amore o passione, nei suoi rapporti non c'è traccia di queste due cose. I suoi rapporti carnali sono un'affermazione di potere, lui sottomette la donna per mostrare la propria forza, trasformando il potere del denaro in una vera e propria sopraffazione fisica. Non si fa scrupoli a stuprare o a prendere la donna con l'inganno, mai seduce facendo leva solo sulle sue qualità e mai prova qualcosa che possa essere definito un innamoramento. Antonio non solo arriva ad usare il corpo delle donne con cui sta senza avere il loro consenso, gode anche nell'umiliarle ed a manifestare pienamente il potere che gli ha consentito di perpetrare il suo abuso. La sua vita lo porta però a vivere un vero e proprio contrappasso, infatti lui usa il sesso per manifestare il proprio potere e nel sesso troverà la propria rovina.
Filomena Livriero usa il suo bellissimo corpo come moneta di scambio. Donna poco dotata, non esita a sfruttare la propria bellezza per sedurre l'uomo ricco e sistemarsi con un buon matrimonio. Anche quando tradisce, lo fa con una persona che può garantirle benessere più economico che spirituale, mai le sue azioni sono mosse da amore o passione. Pur di difendere i vantaggi che acquisisce con la vendita del proprio corpo, non esita a subire le più atroci umiliazioni. 
Michele Mestieri, pur essendo il collaboratore più vicino ad Antonio, segretamente è anche il suo più determinato antagonista. Egli usa il sesso per ferire e spodestare il suo padrone, rubandogli la moglie come un traditore ruberebbe al proprio re il suo gioiello più splendente. Il suo rapporto clandestino è un vero e proprio gioco di potere, una sorta di ammutinamento. Solo in gioventù provò una vera passione, ma la vita gli insegnò presto un'amara lezione.
Jessica Mestieri, la figlia di Michele, è una sedicenne che usa il sesso come modo per trasgredire. Chiusa in casa da un padre troppo possessivo, priva di una vera vita sociale, finisce per avere solo i rapporti sessuali proibiti con un uomo più anziano come occasione per evadere dai propri disagi. La trasgressione però può rovinare, infatti finisce con lo spalancare al male le porte della propria esistenza e si riduce anche lei ad usare il proprio corpo come moneta di scambio.
La madre di Jessica è un personaggio minore, eppure la sua vicenda prima ci mostra il sesso usato come moneta di scambio, poi come mezzo per riconquistare la gioventù perduta. Donna di mezza età, infatti, finisce per sedurre ragazzini così da sentirsi giovane almeno per qualche ora.
Di John Wayne nel romanzo si parla pochissimo, è una vera e propria comparsa, eppure in lui si vede il sesso più vero e sincero, quello fatto per semplice passione. John adesca senza curarsi dell'età e dello status sociale, cambia continuamente partner e se la spassa. Magari è molto lontano dall'ideale cristiano o da quello romantico del sesso, ma è infinitamente più puro e sincero del sesso fatto dagli altri personaggi.

Inutile dirvi che trovo infinitamente squallido il sesso manipolatorio, quindi non posso che biasimare coloro che vivono come Antonio, Filomena o Michele (e sono tanti!). Già provo molta più comprensione per Jessica, lei infatti sfoga in modo sbagliato un istinto che le viene impedito di sfogare, finisce per concedersi a chi non dovrebbe. Per la sua sfortuna però hanno più colpe i genitori che lei stessa, non posso dirvi altro perché vi anticiperei la trama, ma capirete il mio ragionamento leggendo il romanzo. La madre di Jessica fa prima una scelta di vita disgustosa, cedendo all'opportunismo, poi rovina l'esistenza propria e della sua famiglia cercando di recuperare in modo maldestro una gioventù ormai perduta. L'unico personaggio che, almeno dal punto di vista dell'attività sessuale, giudico positivo è John Wayne. In molti censurerebbero il suo modo di fare libertino, lui però è felice, dona felicità, si gode i momenti senza impegnarsi in promesse fasulle. John Wayne è l'unico uomo davvero spontaneo e sincero e come tale va apprezzato anche da chi normalmente censura un'eccessiva liberalità di costumi. 

Sarei felice di conoscere la vostra opinione in merito, visto che l'argomento suscita sempre l'attenzione di tutti. Se vi farà piacere, lasciate un commento a questo post.



Vi ricordo che Il prezzo della vita può essere ordinato al link http://www.csaeditrice.it/index.php?option=com_virtuemart&view=productdetails&virtuemart_product_id=294&virtuemart_category_id=2&lang=it, in tutte le librerie ed anche in quelle online. Attualmente è in promozione sui siti de LaFeltrinelli e Mondadori Store.
Potete seguire la mia attività su questo blog, sulla pagina "Francesco Abate, lo scrittore battipagliese" (https://www.facebook.com/FrancescoAbatescrittore/?fref=ts) e su Twitter "@FrancescoAbate3".

Grazie mille e buona lettura.

Francesco Abate

Francesco Abate nasce a Salerno il 26 agosto 1984, ma da sempre vive nella città di Battipaglia. Fin da piccolo manifesta interesse prima per la lettura, poi per la scrittura. Comincia ad abbozzare i primi romanzi già ai tempi del liceo, ma la prima pubblicazione arriva solo nel 2009 con Matrimonio e piacere. Il prezzo della vita è la sua prima pubblicazione per la CSA Editrice. Pubblica anche poesie sul sito Spillwords.com.

martedì 23 maggio 2017

VI RACCONTO LA MIA POESIA "A META' DI QUESTO VIAGGIO"

La vita è un lungo viaggio e come tutti è fatta di tappe. Ci sono le tappe belle e quelle più difficili, i momenti che ti invogliano a camminare ancor di più e quelli che ti fanno venir voglia di interrompere tutto e lasciar perdere. In mezzo alle tante tappe della vita non mancano i momenti in cui si riflette sul cammino che si sta percorrendo, questo è A metà di questo viaggio.
Pubblicata sul sito Spillwords.com, questa poesia esprime i dubbi e le domande che assalgono la mente nel corso della vita. L'espressione A metà di questo viaggio, che dà il titolo al componimento, mi è stata ispirata dal primo verso della Divina Commedia (Nel mezzo del cammin di nostra vita). All'epoca di Dante Alighieri la vita media era di circa settant'anni, quindi il mezzo del cammin della sua vita furono i trentacinque anni. Oggi l'aspettativa di vita è aumentata di molto ed io ai trentacinque arriverò tra tre anni, ma la vicinanza della mia età con quella di Dante mi ha spinto a rubare e modernizzare il suo famosissimo verso.
Le similitudini tra il mio componimento e la Commedia di Dante si esauriscono qui. Nessun viaggio spirituale è cantato in questa poesia, semplicemente c'è una riflessione profonda ed un po' amara, con una serie di interrogativi che nascono riguardo il futuro.
Nella poesia c'è la riflessione che nasce nel momento di sconforto (un uomo disteso esausto/sulla barca alla deriva), quella generata dal momento di stanchezza (un uomo stanco in fuga/da paludi stagnanti) e quella fatta nell'attimo in cui si guarda con speranza al futuro (un uomo seduto a terra/sul mondo in fiamme/lancia un sogno verso il cielo). Tutte le riflessioni conducono alla domanda conclusiva (cosa mi resta? cosa ho capito?), alla constatazione delle cose che sono andate storte e l'eterna lotta tra la tentazione di abbandonarsi e la voglia di continuare a lottare.
Come tutte le mie poesie, anche questa lascia intravedere un pizzico di pessimismo, ma la domanda finale lascia comunque intendere che una scintilla di speranza è viva anche nel momento più buio. La chiave per vivere una buona vita forse è proprio questa, ragionare su ciò che è andato storto, ma non smettere mai di pensare che in futuro potrà andare meglio.

Qualora vogliate leggere la poesia, la trovate al link http://spillwords.com/a-meta-di-questo-viaggio/.

Grazie e buona lettura.

Francesco Abate

martedì 16 maggio 2017

IL PREZZO DELLA VITA AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

E' per me un onore essere presente anche quest'anno con una mia opera nel più importante evento italiano dedicato alla letteratura.

Anche quest'anno il romanzo Il prezzo della vita sarà esposto al Salone del Libro di Torino (18-22 maggio). Potrete trovarlo nello stand della CSA Editrice che sarà localizzato nel Padiglione 2, stand L28. In fondo al post troverete la piantina del padiglione 2 con la posizione dello stand cerchiata in rosso. Fateci un salto, troverete una casa editrice seria e appassionata che pubblica opere di spessore non solo di autori italiani, ma anche di importanti scrittori stranieri.

Grazie mille.

Francesco Abate




giovedì 11 maggio 2017

COMMENTO DE "I BUDDENBROOK" DI THOMAS MANN

Quando ci si ritrova in mano il romanzo I Buddenbrook di Mann, si sente il peso del libro e si teme di aver pescato un mattone illeggibile e noioso di cui si maledirà l'acquisto. Nella nostra società frenetica, che ci costringe a continue corse e conti alla rovescia, pensare di doversi dedicare alla lettura di settecento pagine fa tremare le ginocchia. Scommetto anche che molti lo comprano solo per potersi vantare di aver letto un romanzo di settecento pagine e potersi atteggiare ad uomini di cultura. Io stesso, comprando il libro, ho temuto di aver fatto un errore e di aver speso soldi per un romanzo che non avrei nemmeno terminato.
Dopo aver letto I Buddenbrook posso dire che si tratta di un romanzo che ci insegna a non giudicare dalle apparenze. La mole del libro può spaventare, ma la scrittura di Mann è straordinariamente scorrevole e le pagine volano via che è un piacere. Si tratta di una saga familiare, quindi una trama priva di eventi che possano soddisfare il concetto di suspense coltivato in noi dai thriller, eppure lascia nel lettore una gran voglia di perdersi tra le sue pagine e si potrebbe passare una giornata intera senza interrompere mai la lettura.

Tema centrale del romanzo è il declino dei Buddenbrook, una famiglia di ricchi commercianti di Lubecca. I Buddenbrook devono la loro fortuna al nonno Johann, che fondò l'azienda che poi verrà tramandata di generazione in generazione. Grazie all'abilità negli affari di Johann, la famiglia acquista una buona posizione finanziaria ed un notevole prestigio non limitato solo agli affari, ma anche politico.
Il romanzo comincia nel momento migliore della famiglia e lentamente ne illustra il declino. Nonostante le fortune aziendali siano alterne, e non manchino le perdite, la rovina non ha ragioni economiche. Nonno Johann ha creato una fortuna ed ha tracciato il percorso che la famiglia deve seguire per mantenere la rispettabilità che serve per avere posti di primo piano in società. Si tratta di una famiglia borghese dalla mentalità molto chiusa, dove il primogenito di Johann, Gotthold, viene allontanato perché ha osato contrarre un matrimonio poco consono alla sua posizione. A continuare la tradizione creata da Johann ci pensa il figlio di secondo letto, Jean, che in pieno acquisisce la mentalità sociale e religiosa del padre e agisce al solo fine di continuare la tradizione fortunata da lui creata. L'attenzione data al lustro della famiglia è simboleggiata da una cartella che i vari capifamiglia si tramandano, in cui segnano tutti gli eventi rilevanti della storia familiare e in cui è tracciato l'albero genealogico. Nella loro intenzione è chiaro l'intento di lasciare un'impronta ben marcata nella storia. Se Gotthold è però stato solo "un incidente", i figli di Jean portano in sé i semi da cui germoglierà la rovina della famiglia. La rovina dei Buddenbrook è tutta dovuta a fattori psicologici, l'azienda di famiglia sarà infatti liquidata per volontà di Thomas, ma non rischierà mai la bancarotta. Leggendo le vicende dei figli di Jean, è come se fossero lentamente consumati dalle inquietudini che hanno dentro. Giungere a questa conclusione è possibile grazie alla grande cura con cui Mann tratteggia la psicologia dei suoi personaggi.

Come detto sopra, il capostipite della famiglia Buddenbrook crea la fortuna della famiglia e traccia la strada che i suoi eredi dovranno seguire per mantenerla. Proprio quella linea finisce per consumare lentamente gli eredi e causare la fine della famiglia. Intrappolato nella mentalità bigotta inculcatagli, ogni membro della famiglia Buddenbrook è capace di fare solo ciò che deve, non ciò che vuole o che può, vivendo con una costante pressione psicologica e finendone consumato, trovando prima la morte interiore e in un secondo momento quella esteriore. 
Per spiegare meglio questa riflessione, basterà spiegare un po' la psicologia dei personaggi principali del romanzo di cui, come già detto, Mann traccia il ritratto psicologico con grande maestria.
Thomas, il figlio primogenito di Jean, è chiamato a continuare la tradizione di famiglia. Egli è chiamato presto a prenderne in mano la reggenza, infatti il padre muore poco più che cinquantenne, e mostra subito di avere assorbito il suo spirito. Innamorato di una commessa in un negozio di fiori, egli rinuncia a sposarla senza nemmeno piangerci troppo su, semplicemente consapevole che sarebbe una relazione sconveniente. Nella gestione delle questioni familiari ha un cinismo che in alcuni casi, come nella gestione dell'eredità materna, rasenta la cattiveria. Sistema sempre le cose come si conviene, stando attento a non nuocere mai alle finanze ed al buon nome della famiglia; tiene rapporti molto freddi con il fratello Christian, colpevole di avere comportamenti sconvenienti; sprona la sorella Tony ad un matrimonio con un personaggio che non piace a nessuno, in fondo nemmeno a lei, semplicemente per liberarla dallo status di divorziata. Fa sempre quel che deve, ma lentamente in lui si spegne ogni entusiasmo e una pesante angoscia si impossessa del suo cuore. Comincia a cercare conforto nel suo erede, Hanno, ma di questo deve constatare la debolezza fisica e la scarsa propensione agli affari, così il suo malessere aumenta ancor di più. Cerca poi rifugio nella religione e nella filosofia, ma educato com'è alla vita pratica e priva di riflessioni profonde, decorata solo con una fede di facciata, gli è impossibile giungere a delle conclusioni che si rivelino salvifiche per lui. La sua morte è quindi prima morale, poi fisica. Le modalità del suo decesso sono simbolo della caduta della sua famiglia e di tutto ciò che lui è stato: muore per strada e con la faccia nel fango, e l'autore non manca di sottolineare come faccia specie che se ne vada così un uomo sempre attento e meticoloso alla sua toilette. 
Il figlio secondogenito di Jean, Christian, è l'esatto opposto di Thomas. Concentrato solo su sé stesso e non sulla famiglia, gli riesce impossibile correre lungo i binari tracciati dai suoi predecessori e questo lo porta ad essere disprezzato dal fratello maggiore. Vive fuori dalle convenzioni familiari, ma la sua educazione lo porta a non sapersi muovere al di fuori di esse, finisce quindi per rendersi ridicolo ed a contrarre un matrimonio "sconveniente" che sarà la sua rovina.
La sorella di Thomas, Antoine, è il personaggio più complesso e a tratti più affascinante del romanzo. In gioventù è quasi la ribelle di famiglia, non ama particolarmente le convenzioni che tanto piacciono al padre e manifesta spesso comportamenti più moderni e indipendenti. Ricevuta un'offerta di matrimonio da un uomo che non le piace, ma che il padre trova adatto, si ribella e viene mandata in vacanza al mare. Qui stringe amicizia col giovane Morten, uno studente universitario dalle idee politiche e sociali molto moderne e vicine al socialismo, rimane affascinata dai suoi discorsi e tra i due sembra nascere un amore. Di colpo però torna alla carica lo spasimante e, dopo una scenata, Tony si lascia convincere dal padre a contrarre quel matrimonio da lei osteggiato. In questo momento in lei avviene un cambiamento radicale, da indipendente diventa un soldato completamente votato alla causa familiare, attenta solo a compiacere il padre prima e Thomas poi. Il suo matrimonio finisce male, questo però non la spinge ad incolpare il padre, bensì le fa assumere un'aria da martire che non mancherà mai di ostentare. Contrae anche un secondo matrimonio con un altro uomo da lei poco gradito, stavolta però Thomas non dovrà costringerla, sarà lei per prima a decidere di sacrificarsi per liberare la famiglia dallo scandalo di una divorziata in casa. Anche il secondo matrimonio fallisce però miseramente e lei decide di dedicarsi solo alla cura della figlia Erika, non preoccupandosi però della sua felicità, bensì coltivando per lei la speranza di un matrimonio vantaggioso e fortunato. Dopo il primo matrimonio, e per tutto il resto della sua vita, i sentimenti di Tony smettono di essere originali e indipendenti, finendo solo per essere un prolungamento di quelli familiari. Diventa lei quella più attenta alla gloria della famiglia, aiutando il fratello a diventare senatore e tenendo cura con orgoglio delle carte familiari. Allo stesso modo è lei a soffrire più di tutti per la rovina della famiglia.
Hanno Buddenbrook, l'erede di Thomas, nasce per essere colui che continuerà la tradizione familiare, invece è colui che ne sancisce la fine. Di salute cagionevole e per niente interessato agli affari, sembra nascere già con tutte le angosce che il padre conosce in età avanzata, divorato da un'inquietudine che non lo abbandona mai. Muore giovane, sancendo così la fine al cognome dei Buddenbrook, come già aveva fatto presagire quando per gioco aveva tracciato due linee orizzontali sotto il proprio nome nell'albero genealogico tenuto nella cartella di famiglia.

Nella saga dei Buddenbrook, la storia ha un valore quasi marginale. La famiglia, seppur impegnata politicamente e in società, sembra vivere in una dimensione propria. Questo fa capire che la loro rovina sia dovuta principalmente a cause interiori, perché gli eventi esteriori (tra cui anche una guerra) sembrano quasi sfiorarli.
Nonostante il valore marginale della storia, nei Buddenbrook possiamo vedere con chiarezza l'ascesa di una nuova borghesia che ruba potere economico e politico a quella vecchia. Nel romanzo la nuova borghesia è rappresentata dagli Hangenstrom ed il simbolo di questo passaggio di consegne è l'acquisto della storica villa dei Buddenbrook, che soprattutto per Tony aveva sempre simboleggiato la loro grandezza, da parte di Hermann Hangenstrom per un prezzo neanche tanto vantaggioso. Tony, che come detto sopra soffre più di tutti per la rovina familiare, prima implora Thomas di non vendere, poi piange ogni volta che si trova a passare nei pressi.  

I Buddenbrook è una lettura molto piacevole e per niente impegnativa. Si tratta di una saga familiare che ci mostra come una persona possa consumarsi dentro e diventare morta pur vivendo ancora. Questo romanzo mi ha anche lasciato la convinzione che sia sempre sbagliato dedicare la propria vita alla gloria o alla ricchezza, non è un inno alla vita scellerata, ma credo che i Buddenbrook ci insegnino che vestendo l'anima con una camicia troppo stretta si finisce per soffocarla. Alla fine la famiglia Buddenbrook si estingue e nessuno di quelli che hanno vissuto si può dire siano stati felici.

Francesco Abate
  

mercoledì 3 maggio 2017

IL CONGELAMENTO DEL CUORE


"Ciò che è vivo è caldo e può morire, ciò che è freddo invece è già morto, quindi non può più essere ferito e morire. Il gelo rende immuni dalla morte e dal dolore; ciò vale per tutto, quindi il cuore non può esserne escluso. Riuscendo a congelare il mio cuore, cioè a svuotarlo di ogni buon sentimento, rendendolo solo un accessorio senza vita, riuscirò a risparmiarmi la sofferenza e a vivere solo secondo le regole della logica, che mi porteranno sempre sulla giusta strada".
Questo è il ragionamento fatto a un certo punto della sua vita dal protagonista de Il prezzo della vita, Antonio Baldi. Leggendo le parole sopra, molti sicuramente avranno riconosciuto una propria riflessione fatta in un momento di sconforto. Benché infatti il protagonista enunci in tal modo la teoria che gli piace chiamare "del congelamento del cuore", non si può negare che tutti noi, se ci è capitato di sentirci traditi da una persona fidata o amata, abbiamo concluso che fosse meglio rinunciare a fiducia e amore pur di non soffrire. Questa riflessione tanto comune nel romanzo ha però un valore importante, è la prima spia che ci fa capire che Antonio è in realtà molto più complesso di quello che voglia far apparire. Il congelamento del cuore accende i riflettori sul muro che il protagonista ha costruito per proteggersi dal mondo, comincia a farci conoscere meglio il suo vero carattere ed introduce alla seconda parte del romanzo, quella in cui le cose prendono una piega decisamente imprevista.
Come ho già avuto modo di scrivere in passato, questo romanzo nacque in un periodo particolarmente complicato della mia vita. Quando scrissi Il prezzo della vita, il discorso sul congelamento del cuore lo formulai per me stesso, in uno di quei momenti in cui si tirano le somme della propria esistenza. Successivamente valutai che fosse perfetto per Antonio Baldi e lo resi suo. La mia visione riguardo la necessità o l'opportunità di azzerare le proprie emozioni per vivere meglio l'ho superata da tempo, anche il protagonista finirà per dubitarne quando si renderà conto di aver superato un limite che non avrebbe dovuto mai superare. Mi auguro che tutti coloro che sono giunti a conclusioni simili abbiano poi avuto modo di ricredersi. Non credo sia giusto negare e negarsi sentimenti ed emozioni, bisogna solo imparare a scegliere meglio le persone di cui circondarsi, a non accontentarsi del primo che passa e soprattutto ad incassare meglio le delusioni che, purtroppo, non mancheranno mai. 
Questa è una delle riflessioni che col mio romanzo ho cercato di scatenare. Ragionare su questo tema impone al lettore prima di guardarsi dentro, poi di guardare la realtà e analizzarla nel modo più obiettivo possibile.

Vi ricordo che Il prezzo della vita può essere ordinato al link http://www.csaeditrice.it/index.php?option=com_virtuemart&view=productdetails&virtuemart_product_id=294&virtuemart_category_id=2&lang=it, in tutte le librerie ed anche in quelle online. Attualmente è in promozione sul sito de La Feltrinelli e su Mondadori Store.
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Grazie mille e buona lettura.

Francesco Abate

Francesco Abate nasce a Salerno il 26 agosto 1984, ma da sempre vive nella città di Battipaglia. Sin da piccolo manifesta interesse prima per la lettura, poi per la scrittura. Comincia ad abbozzare i primi romanzi già ai tempi del liceo, ma la prima pubblicazione arriva solo nel 2009 con Matrimonio e piacere. Il prezzo della vita è la sua prima pubblicazione per CSA Editrice. Pubblica anche poesie sul sito Spillwords.com.