mercoledì 1 aprile 2020

RECENSIONE DEL ROMANZO "BAUDOLINO" DI UMBERTO ECO

Pubblicato nel 2000, Baudolino è un romanzo storico scritto dal grande autore italiano Umberto Eco.
Il romanzo è denso di riferimenti storici, teologici e filosofici, come avviene in tutti i romanzi di Eco, ma si differenzia dagli altri per l'ironia con cui tali temi vengono trattati.

Nel libro leggiamo la storia di Baudolino, un ragazzo povero e quasi analfabeta che cresce nella campagna piemontese nel XII secolo. Un giorno si imbatte in un uomo misterioso proveniente dalla Germania il quale, affascinato dall'abilità di mentire del ragazzo, convince i genitori ad affidarglielo affinché possa dargli un'istruzione. Baudolino scopre che il misterioso cavaliere teutonico è Federico I detto Barbarossa, e alla sua corte cresce e viene educato.
La vicenda di Baudolino parte dall'incontro col Barbarossa e si sviluppa negli anni mostrandoci i principali avvenimenti storici, dalle guerre dell'imperatore contro i Comuni alle crociate. Il protagonista incontra e si confronta con i più importanti personaggi dell'epoca, finendo per avere un ruolo di primo piano in diversi avvenimenti cruciali, e viaggia quasi per tutto il mondo conosciuto, imbattendosi in personaggi mitologici e in bugiardi più capaci di lui.
Al centro di tutte queste vicende, e dell'intera vita di Baudolino, c'è la ricerca del fantastico regno del Prete Giovanni. Dapprima cerca questo regno leggendario per accrescere la gloria del suo padre adottivo ma, quando questo muore, continua per raggiungere quello che è diventato il solo scopo della sua intera esistenza.
Tutta questa vicenda la scopriamo dalla voce dello stesso Baudolino, il quale la racconta a Niceta, un politico bizantino salvato dalla furia dei crociati durante l'assedio di Costantinopoli del 1204.

Benché dotato di una forte impronta ironica che gli conferisce originalità, in Baudolino troviamo un tema che già Eco aveva sviluppato anni prima ne Il pendolo di Foucault: la fabbricazione della verità, la menzogna che si mischia alla realtà e diventa indistinguibile.
Ne Il pendolo di Foucault i protagonisti costruiscono una leggenda e ci si immedesimano tanto da renderla reale, così come fa continuamente Baudolino. Il protagonista di questo romanzo è infatti molto bravo nell'inventare bugie credibili; usa questa sua capacità prima solo per il proprio vantaggio poi, a seconda delle circostanze, anche per quello altrui, finendo per rimanere però così invischiato nelle proprie menzogne da farle diventare il centro di tutta la sua esistenza. 
Nelle pagine del romanzo Baudolino prima inventa il regno del Prete Giovanni, dando consistenza a una leggenda, poi decide di cercarlo davvero e addirittura arriva vicino a trovarlo, senza però riuscire a diradare del tutto la nebbia delle bugie e vederlo nella sua realtà. Alla fine resta imprigionato nel castello di menzogne da lui stesso costruito.

Leggendo Baudolino ci si imbatte in numerosi eventi e personaggi storici del XII e del XIII secolo.
Baudolino stesso può essere considerato un'allegoria di san Baudolino, santo protettore di Alessandria. Si può fare questo accostamento non solo per l'omonimia, ma anche perché il santo è ritenuto autore di miracoli, così come Baudolino si distingue per la sua capacità di fabbricare miracoli, come i finti re Magi o i finti Graal. Entrambi sono poi legati al comune piemontese, infatti nel romanzo leggiamo di Alessandria costruita sotto gli occhi del protagonista, il quale poi con uno stratagemma la salverà dall'assedio mosso dall'esercito imperiale.
Nella storia poi troviamo Federico I Barbarossa e attraverso le parole del protagonista leggiamo dei suoi continui scontri coi Comuni italiani e coi nobili tedeschi, degli attriti col papa e della sua morte durante la spedizione in Terrasanta. Il protagonista ce lo presenta come un uomo forte e determinato che col tempo viene indebolito dai continui dissidi, mostrandocelo poi debole e invecchiato dopo la sconfitta patita dalla Lega lombarda.
Ad educare Baudolino e ad avviarlo alla ricerca del leggendario regno del Prete Giovanni troviamo il vescovo Ottone di Frisinga, lo storico autore delle Gesta Friderici I imperatoris. Ottone è in qualche modo colui che raffina il protagonista nell'arte della menzogna, spiegandogli che non deve testimoniare il falso ma testimoniare falsamente ciò che crede vero, insegnandogli che così funziona la narrazione della storia. 
Anche il Niceta a cui Baudolino racconta la sua storia non è un personaggio inventato, si tratta infatti di Niceta Coniate, politico e storico bizantino.
Nel gruppo che accompagna Baudolino nella ricerca del Prete Giovanni ci sono anche Borone e Kyot, i quali alla fine lo abbandonano per andare alla ricerca del Graal; per il primo la sacra reliquia è la coppa che raccolse il sangue di Gesù, per il secondo invece una pietra preziosa. Questi due personaggi rappresentano chiaramente Robert de Boron e Guiot de Provins: il primo fu un poeta francese autore di poemi sul Graal e su Merlino; il secondo è indicato come fonte nel poema di Wolfram von Eschenbach, in cui la reliquia è una pietra caduta dalla corona di Lucifero.

Nel romanzo vediamo il protagonista raccontare una storia e più volte sottolineare il bisogno che ha di farlo. Baudolino dice a Niceta: "Penso che chi racconta storie deve sempre avere qualcuno a cui le racconta e solo così può raccontarle a sé stesso". 
In questa riflessione è spiegato bene il bisogno che muove lo scrittore, il quale inventa le sue storie e le trasferisce su carta per poterle condividere con altre persone e, così facendo, riviverle egli stesso. L'autore ha perciò bisogno del lettore così come ha bisogno di scrivere; come disse lo stesso Umberto Eco, l'unica cosa che si scrive per sé stessi è la lista della spesa.

Baudolino vive anche un paio di intense storie d'amore. 
Il sentimento amoroso non occupa un ruolo di primo piano nel romanzo, ma c'è una citazione che voglio riportarvi perché ritengo si debba imparare a memoria. "...mi sono convinto che l'amore perfetto non lascia spazio alla gelosia. La gelosia è sospetto, timore e calunnia tra amante e amata, e San Giovanni ha detto che il perfetto amore caccia ogni timore", queste parole Baudolino rivolge a Niceta parlandogli della donna di cui si era innamorato. 
Ritengo francamente che questa riflessione sul ruolo della gelosia nell'amore dovremmo imprimercela a fuoco tutti nella mente. L'argomento è ampio e non voglio approfondirlo oltre perché non fa parte del romanzo, mi andava solo di condividere questa riflessione con voi.

In Baudolino troviamo gli ingredienti tipici di un romanzo di Umberto Eco: una trama avvincente, ricchezza di riferimenti storici e filosofici, temi importanti. A differenza delle altre opere dell'autore, questo romanzo è scritto con un linguaggio molto più semplice e si legge in modo molto più scorrevole, infatti a narrare è Baudolino in prima persona il quale ha origini semplici. Non mancano anche le pagine che strappano più di un sorriso. 
Nel complesso, credo che quest'opera sia ben lontana dalla grandezza de Il nome della rosa, ma abbia il pregio di trattare un tema complesso come quello della costruzione delle verità in modo molto semplice. Si tratta di un libro che regala ore piacevoli e trasferisce contenuti validi. Una buona lettura.

Francesco Abate 

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